Recensioni

In Catene. I giorni di Layne Staley e gli Alice in Chains di Giuseppe Ciotta

Fortunato Mannino

Giuseppe Ciotta redige una biografia accurata e puntuale di Layne Staley

Raccontare In Catene. I giorni di Layne Staley e gli Alice in Chains di Giuseppe Ciotta, edito per Chinaski Edizioni, significa per me aprire una sorta di scatola dei ricordi. Ricordo bene quegli anni, caratterizzati da una spasmodica ricerca del musicalmente nuovo attraverso i pochi canali mediatici all’epoca disponibili, dalla ferma opposizione a ciò che il music business spacciava per nuovo e da una nostalgica ricerca dei pezzi che c’eravamo persi per ragioni anagrafiche. Il tutto si traduceva in rare conversazioni con i pochi che condividevano le stesse passioni e in un senso di nostalgica solitudine, in parte colmato con un programma radiofonico notturno, durante il quale io e un amico proponevamo, non so ancora bene a chi, brani di band semi-sconosciute anni ’60 e ’70, con qualche incursione in quel che c’è stato di buono, almeno per noi, negli ’80. Poi, all’improvviso e inaspettato, arrivò il Grunge.
L’attesa per le trasmissioni radiofoniche nazionali, la lettura di giornali specializzati e i pochi libri disponibili fecero da preludio alla corsa al disco. Il successo internazionale, forse, non fu immediato ma ricordo quel misto di entusiasmo e malinconia che questo nuovo genere, ammesso e non concesso che di genere si tratti, regalava.
Ricordo bene che la lettura dei testi fu un immediato precipitare in un abisso di solitudine e disperazione, che andava ben oltre la musica e il successo. E quell’intuizione si rivelò, negli anni, fatalmente profetica e molti di quei ragazzi, fragili e maledetti, divenuti, loro malgrado, stelle si sono disintegrate.
Giuseppe Ciotta redige una biografia accurata e puntuale di Layne Staley, ripercorrendone, attraverso la voce dei familiari e degli amici, la parabola umana. Il libro si apre con l’impietosa testimonianza del giornalista Jeff Gilbert, che lo riconobbe a stento e solo dalla voce nell’estate del 2011. Il racconto è quello di un giovane vecchio devastato nel fisico e nell’anima dall’abuso di alcol e droghe, altare su cui ha sacrificato il suo talento e di lì a poco la sua stessa vita. Ma questo è solo il finale tragico che tutti conosciamo, la lettura del libro permette al lettore di seguire, all’ombra del successo internazionale degli Alice in Chains, l’evolversi del dramma umano vissuto da Layne. Sullo sfondo, come ovvio che sia, quel mondo universalmente conosciuto come scena di Seattle, con le sue atmosfere, i suoi gruppi e i suoi martiri.
In Catene. I giorni di Layne Staley e gli Alice in Chains è da considerarsi come opera imprescindibile per tutti coloro che hanno amato gli Alice in Chains e, soprattutto, per coloro che pensano che la Musica non sia solo musica.

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