Recensioni

Il Segno del Comando – L’Incanto dello Zero

Fortunato Mannino

L’Incanto Dello Zero, l’opera più matura de Il Segno Del Comando

Se c’è una cosa che rimpiango dei miei vent’anni, oltre l’aver vent’anni, è la gestione del tempo. Se metto, infatti, a confronto il numero di album e la frequenza degli ascolti con quelli di adesso, il paragone non regge. Ci si sedeva e si ascoltava, liberi dalle incombenze del quotidiano e da ogni forma di mp3. La tirannia del Tempo non mi ha privato degli ascolti che, non senza fatica, ritaglio nella mia giornata, ma la scrittura impone i suoi ritmi e non sempre si può scrivere di ogni album. Oggi colmo un piccolo debito con me stesso e con un gran bel gruppo: Il Segno Del Comando.
Il gruppo genovese, guidato dal bassista Diego Banchero, lo seguo sin dall’esordio avvenuto con l’omonimo album nel lontano 1997 per la Black Widow Records. Ne ho parlato in un’intervista con l’artista Danilo Capua, che ha realizzato il quadro che fa da copertina a Der Golem (BWR 2002); ho la loro discografia completa, compreso il bellissimo quanto prezioso …Al Passato, Al Presente, Al FuturoLive In Studio ma… Non ne ho mai scritto. L’Incanto dello Zero, ultimo album del gruppo targato sempre Black Widow Records, rappresenta l’occasione giusta per scrivere di un gruppo che amo e che sa andare oltre la Musica stessa. Partiamo dal lato prettamente artistico e diciamo che l’enigmatica copertina è opera di Paolo Puppo e ci introduce a quelle che sono le tematiche dell’album. Su di essa campeggiano simboli esoterici, un labirinto simbolo della vita stessa ma… Il labirinto s’interseca, o sembra intersecarsi al mio occhio, con altri labirintici piani, che sfociano in quello che è l’aspetto letterario dell’opera. Anche in questo caso, come nei due album precedenti, è un libro a far da elemento ispiratore dell’album.
Questa volta non si tratta di un classico di Gustav Meyrink, ma l’opera prima di Cristian Raimondi. Lo Zero Incantatore, questo è il titolo, è il racconto di una vicenda autobiografica che sfocia in un’esperienza che, per molti, ha dell’incredibile. Un periodo duro e oscuro nella vita capita a tutti, la differenza sta nel modo in cui lo si affronta. Ci sono persone che si lasciano andare, persone che si lasciano vivere e altre che intraprendono un viaggio introspettivo alla ricerca dei perché. Le vie che si intraprendono sono le più disparate: la meditazione, l’ipnosi anche quella regressiva, percorsi religiosi, l’approfondimento delle filosofie orientali. Qualunque sia la via, lo scopo è sempre uguale: recuperare quella parte di sé che il mondo occidentale, con la sua impostazione economico razionalista, ha soffocato. Cristian Raimondi ci racconta che, proprio nel periodo più buio della sua vita, ha percepito / è stato contattato da un’entità superiore che, da allora, lo accompagna e gli suggerisce ciò che confluisce nei suoi scritti. Deliri, Follie? Lui stesso così li definisce, ma da agnostico dico: potrebbe essere possibile. Che sia un Dio o che sia un contatto con una realtà parallela poco cambia, certo è che dalla Verità Assoluta siamo tutti abbastanza lontani e, altro fatto certo, siamo ben lungi dallo sfruttare tutte le potenzialità del nostro cervello. La storia resta, comunque, ricca di fascino e da questa sinergia o, se si preferisce, energia, nasce il concept L’Incanto Dello Zero, l’opera più matura de Il Segno Del Comando.
Diego Banchero, leader e fondatore della band, forte di un percorso personale filosofico ed esoterico e della sua tecnica e sensibilità artistica, traspone in Musica il libro e ne disegna le atmosfere. Atmosfere oscure e inquietanti che si percepiscono fin dalle prime note dell’organo dell’intro strumentale Il senza Ombra. Ci muoviamo in uno scenario decisamente Prog nel quale confluiscono influenze dark e heavy metal. I testi sono uno dei punti di forza dell’album e dovendo scegliere il brano perfetto, in un album che di imperfezioni ne ha davvero poche, segnalo Il Calice dell’Oblio. Per la cronaca segnalo che la nuova e bella voce del gruppo è quella di Riccardo Morello, e che non mancano ospiti illustri tra i quali Luca Scherani (Periplo, La Coscienza di Zeno e… Tanti progetti musicali facenti capo a Fabio Zuffanti) e Paul Nash e Maethelyiah (The Danse Society). Al di là di ogni cronaca e ogni racconto, sarà l’ascolto attento a rivelare tutta la bellezza di quest’album che, ancora una volta, dimostra che in Italia di bella Musica se ne fa e se ne produce tanta.
Per L’Incanto Dello Zero la Black Widow Records propone due edizioni: la classica in cd e l’elegante versione in vinile. La prima ha il pregio di avere un brano in più, ovvero il conclusivo Aseità. Brano che, dal titolo stesso, capiamo essere tutt’altro che secondario, considerato che si riferisce al concetto filosofico per cui ogni essere ha in sé il principio stesso della sua esistenza. Di questo gioiellino che ruota tutto intorno al basso di Diego Banchero, che ne disegna l’atmosfera eterea, è priva l’edizione in vinile che, viceversa, ha tutto il pregio di un’edizione numerata pensata per soli 50 collezionisti: vinile colorato, libretto, foto, poster e adesivo. Qualunque sia la scelta, ammesso che una scelta sia ancora possibile, sarà quella giusta.

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