Interviste

Il Rovescio della Medaglia, intervista

Scritto da Fortunato Mannino

La Bibbia de Il Rovescio della Medaglia è uno degli album più importanti del prog-rock italiano. Noi di SOund36 abbiamo deciso di celebrare questo anniversario incontrando Enzo Vita

Il prossimo decennio lo ricorderemo come il decennio degli anniversari: gli album dei favolosi anni ’70 arrivano infatti ai fatidici 50 anni. Un’occasione ghiotta per accaparrarsi edizioni speciali e, soprattutto, per avvicinarsi alla Musica che ha fatto la Storia. Uno di questi è La Bibbia de Il Rovescio della Medaglia e, trattandosi di uno degli album più importanti del prog-rock italiano, noi di SOund36 abbiamo deciso di celebrare questo anniversario incontrando Enzo Vita, ovvero, uno degli artefici di quel capolavoro nonché fondatore del gruppo.

Ciao Enzo e benvenuto su SOund36
Ciao SOund36.

La Bibbia è un album che è entrato nella storia del prog-rock mondiale, ma quali erano le vostre percezioni riguardo all’album al momento della pubblicazione?
Era la percezione dell’attesa, non avevamo nessuna idea di entrare nella storia della musica sia rock che prog. Noi pensavamo al piacere di suonare qualcosa che faceva capo in noi stessi, qualcosa che ci facesse dire esistiamo… O almeno per me era così.

Chi è appassionato di prog-rock non solo ha consumato l’album, ma sa già tutto o quasi del disco che in questi giorni state promuovendo. Per questo cercherò di porti, ammesso sia possibile, delle domande non troppo scontate. Le prime sono queste: come, quando e perché è nata l’idea di musicare passi della Bibbia? La seconda è: perché proprio quei passi?
L’indottrinamento religioso l’ho percepito come una forzatura che rifiutavo, quindi ad un certo punto ho dovuto affrontare questo rifiuto. Ho compreso così che l’origine della religione era la Bibbia, quindi ho preso dei passi che ricordavo in maniera banale e uniti alla musica è nato l’album La Bibbia.

Ti va di condividere un ricordo a te caro e poco noto di quel periodo?
Il periodo è stato creativo e soddisfacente per un autodidatta come me, però era pieno di problemi. Questo ha fatto sì che gli altri componenti del gruppo lasciassero la band, così ho dovuto ricostruirmi.

Quel periodo storico per qualità e varietà di gruppi mi piace definirlo d’oro. Quali sono stati i commenti dei tuoi colleghi che più ti hanno lusingato e sorpreso?
Era il periodo dove la competizione non era feroce, soprattutto perché ogni band esprimeva la propria visione sia musicale che di vita. Questo costringeva a studiare e studiarsi e la soddisfazione era proprio quella di riuscire a fare delle cose che prima non facevi. Non avendo mezzi, si andava avanti in ordine sparso quindi la disciplina si costruiva piano piano (cosa diversa dell’oggi). Non c’erano mezzi a disposizione, si ascoltavano dischi centinaia di volte per imparare quel poco che si riusciva ad apprendere, cosa che oggi è impensabile: tutto è facilmente accessibile e quindi basta poco oltre la passione.

Quali sono le principali differenze tra la prima edizione dell’album e quella di oggi?
Ho lasciato alla band la libertà di interpretare e mi sono limitato a fare dei solo e poco altro. Non potrei scrivere una Bibbia oggi, anche perché non ho problemi religiosi sia pro che anti, insomma ho trovato quello che cercavo.

Ogni epoca ha la sua musica e, di conseguenza, la musica ne diventa l’immagine. Che epoca stiamo vivendo e, considerato che il quadro non è esattamente idilliaco, cosa fare e a chi imputi eventuali responsabilità?
L’interesse per la musica oggi è sostanzialmente economico, l’apparato richiede solo il buon funzionamento e non prende in considerazione le istanze personali che, guarda caso, sono proprio quelle artistiche. Si sa che l’arte viene prima dei soldi, questo vale per gli artisti ma non per l’apparato e questo è solo un problema poi c’è quello della dispersione degli intenti: infatti ogni elemento di una band ha altre band, così facendo non si ha quello che oggi viene messo in luce dai Maneskin, che sono molto compatti. Tutti gli intenti sono rivolti alla loro unica band, al di là se piacciono o no o se sono bravi o no, loro sono riusciti dove gli altri hanno fallito, proprio per questo e a me hanno dato la sensazione che suonano per “esistere” e non per farsi cancellare da chi gestisce i giochi e in questo mi ricordano RdM.

Il rock, comunque, continua ad evolversi e a diffondersi nei luoghi che gli sono più consoni: i pub, piccole grandi case discografiche, magazine e riviste specializzate. A guardar bene, dunque, il nostro panorama musicale diventa molto interessante. Hai notato qualche band particolarmente interessante, che ti va di segnalare ai nostri lettori?
Chi diceva che il Rock era morto era solo perché gli interessi economici erano altri. Detto questo, il Rock ha dimostrato che non è una moda, che dura poco, essendo un genere che accetta chi vuole esprimere la propria visione di vita, musicale ed altro. Che si abbia la distorsione o no sei ben accetto, infatti, il Rock si è contaminato con tutti i generi musicali compresa l’opera classica.

Cosa diresti a chi si trincera dietro la frase “il rock è morto! Io ascolto solo la musica degli anni ‘70”?
Non sveglio chi dorme, ma se scopro che c’è dell’interesse economico allora…

Ci sarà la possibilità di vedervi live e se sì dove?
A Pistoia abbiamo suonato il 29 ottobre e poi suoneremo a Castiglion del Lago (PG) a La Darsena.

Il rovescio della Medaglia
Enzo Vita
Jolly Roger Records

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Fortunato Mannino

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