Pop Corn Recensioni

Il romanticismo senza tempo del fantasma

Michele Tarzia
Scritto da Michele Tarzia

Un piccolo capolavoro di David Lowery

Vidi per la prima volta questo film nel 2017, anno della sua uscita negli USA. La prima visione è stata folgorante, tanto da lasciarmi addosso un senso di inquietudine. Ciò che avevo visto fu lontano dal cinema – più o meno indipendente – dell’ultimo periodo americano. Quest’opera mi lasciò disorientato e malinconico, tanto da rivederlo per l’ennesima volta.
Pochi giorni fa, il film di Lowery esce sulla piattaforma di Netflix. Decido così di rivederlo e, nuovamente, cado in trance da ‘fantasma’.
Se dovessi definire con una parola questo film, utilizzerei sicuramente il termine “cerchio” o, meglio ancora, “ciclo”. Parlo di A ghost story (2017).
Il cerchio rappresenta un senso di familiarità, di appartenenza, legame. E’ identificabile anche come il simbolo perfetto del ciclo della vita. Ecco – questo film – entra diretto nella testa e ti scuote, molto lentamente, fino a farti perdere la cognizione di tempo e di realtà (seppur finzione).
Questo film è un espediente sensoriale, ti porta dentro con sé, ti lascia solo e disorientato nelle lunghe e riflessive sequenze che guardi e, ad un tratto, non percepisci più il senso di luogo – né di spazio.
Tutto ciò che senti è un vuoto. Quel vuoto che man mano si colma di malinconia, amore, tormento e voglia di partecipazione.
E’ il ciclo della nostra esistenza: nascita, vita, morte. E poi ancora: resurrezione, incoscienza, spettralità.
E’ difficile trasporre con parole le percezioni che un’opera ti dona. Tanto ancora se quel film ti ha fatto diventare un fantasma senza tempo, figlio di un romanticismo senza eguali.
Si, A ghost story è una delle storie d’amore più belle mai vista al cinema. Una storia d’amore d’altri tempi, sia chiaro. Una di quelle che per definirla tale devi prima di tutto stare male, poi viverla e, poi ancora, morir d’amor perpetuo.


A ghost story (2017) ©A24 – Frame dal film

Una casa. Un uomo e una donna che rispettivamente si chiamano con le proprie iniziali, pochissimi dialoghi e un fantasma.
La casa diventa una sorta di contenitore, un luogo – in situ – dove si svolge tutta la storia. Diventa un ciclo che si ripete all’infinito tanto da portare il senso del film agli estremi punti di comprensione.
Tutto vive, tutto muore. Tutto ruota intorno ad un unico momento: L’amore.
La casa/luogo è lo spazio vitale e circoscritto dove i personaggi si muovono, dove vivono – dove esistere. Un’esistenza etera, che diventa entità tangibile.
Visibile, ma con tono sofisticato, si percepisce nel film anche un’aura <soffio> di ‘incubo’, definizione che rappresenta benissimo il senso horror del film; “Varcata la soglia sarai vincitore, uccisa la bestia lo scudo al migliore” (La caduta della casa UsherE. A. Poe).
Quella soglia che si intravede, va oltre la percezione del nostro vedere. Bisogna scovarla, bisogna che lo sguardo la colga. Lui – il fantasma – ad un certo punto irrompe nella vita dei due protagonisti e diventa una presenza costante. Attenta, gelosa, irrequita e amorevole. Il suo scopo è uno solo: vivere di ricordi.
Mantenerli vivi fino a quando “qualcosa” non possa rappresentare una fase di chiusura. Sono gesti molto raffinati i suoi, segni che il tempo gli dona con sapere ponderato. A ghost story è un’opera d’élite che, per fortuna, solo in pochi possono veramente vedere ed apprezzare.

About the author

Michele Tarzia

Michele Tarzia

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi