Recensioni

Il Pugile – Icarian

Claudio Carpentieri

A tre anni dall’interessante Round Zero, i tre piemontesi assestano un nuovo colpo capace di destabilizzare l’ascoltatore

Se tra i vostri ascolti non avete disdegnato il Piemonte Indianizer (Psych Free Form ), Niagara (Electronic meets Ambient) e perché no anche i punk blues Movie Star Junkies, l’ultimo disco de Il Pugile (che poi sono in 3!) avrà più di una possibilità di cominciare ad entrare tra le vostre simpatie musicali. Son oramai trascorsi tre anni da quel Round Zero (2015 – Autoproduzione) che non si fa peccato a definire un lavoro iniziatico con cui Matteo Guerra, Leo Leonardi ed Elia Pellegrino hanno dato forma ad un immaginario sonoro in grado di sintetizzare elettronica, ambient, slanci danzanti ed un’illusoria cosmicità, resa ancor più viva per via di un approccio melodico/gentile soggetto ad una lunghezza contenuta. Composizioni che non hanno un fuoco ben preciso e che pur pagando il dazio dei primi passi a livello discografico mossi dal combo, sono in grado di mostrare le fondamenta di quelle sonorità che avranno modo di svilupparsi in seguito, facendo tesoro dell’esperienza di studio e dell’esperienza live che verrà.
Icarian si mostra come il composto erede di RZ, proponendo sempre suoni che potrebbero essere definiti disturbati, sorretti da una fredda interazione tra una affievolita linearità armonica ed un vigoroso passo ritmico, lasciando agli intarsi vocali una variabilità di ruolo che mai finisce per essere sminuita dal predominio strumentale. Una musica che viene a liberarsi in tutta la sua essenza immateriale mostrando volubilità ed un surreale animo compositivo, che diffondono tensione ed angoscia interiore al limite dell’enfatico, dando l’impressione di disegnare un vuoto non sempre però precorritore di originalità. Trip schizofrenici in cui è possibile trovare anche gli Hawkind più accessibili, senza mai lasciare da parte tratti futuristici che fanno apprezzare una naturale voglia di ricerca e combinazione tra stili dei musicisti, che rifuggono, da un marasma più prossimo alla deriva autocelebrativa. In un lavoro caratterizzato da una forte eterogeneità di atmosfere a chiarire quanto sopra detto e senza dilungarci in un infruttuoso track by track, servirà citare il ritmo dispari ed i suoni saturi di “Bomlw” o la cadenzata e rassegnata amarezza di “Gelusia”, come l’onirica “Kudo Pleja” o le impreviste estraniazioni jazzate di “Mornin Mantra”.  L’apparizione di Peter Gabriel deve aver inciso non poco ai tre torinesi per la stesura di “Yunta”, trascinante e piena di sperimentalismi, mentre gli ascolti verso atmosfere più oniriche hanno aiutato a concretizzare le ipnotiche evocazioni fuori dal tempo nella discreta “Jamas”, destabilizzante incontro tra rilassatezza ed irrequietezza che creerà comunque interessa e meraviglia nelle menti più aperte.
Senza voler assolutamente sminuirne lo spessore qualitativo, Icarian resta prevalentemente indirizzato agli amanti di soluzioni compositive electronic ed ambient, dove convergono alta intensità emotiva e notturna astrazione, privilegiando un’inquietudine che prende forma da orizzonti infiniti ed una sospensione temporale da esplorare ad ogni ascolto.

Tracklist:
1) Colours;
2) Bomlw;
3) Kudo Pleja;
4) Arab;
5) Gelusia;
6) Yunta;
7) Jamas (featuring Yendry);
8) Mornin Mantra (featuring Giorgio Li Calzi);
9) Mathila Ya Mulvi (featuring Victor Kwality);
10) Umari Wyt.

Band:
Matteo Guerra: batteria;
Leo Leonardi: basso, voce, elettronica;
Elia Pellegrino: elettronica, keyboards.

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Claudio Carpentieri

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