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Il meglio del 2020 per Fortunato Mannino

Fortunato Mannino

A dire il vero sono stato molto indeciso se segnalare la lista degli album più belli di quest’anno, perché effettivamente troppi sono stati gli eventi nefasti che, direttamente o indirettamente, hanno coinvolto tutti noi.
Ho deciso però di non piegarmi alla tristezza dei tempi, perché sento il dovere di dire grazie a tutti gli artisti che tra mille difficoltà hanno continuato a lavorare e a portare avanti il progetto in cui credono.
Un concetto, quello del lavoro, che è necessario ribadire visto che tutti ascoltano Musica, ma pochi acquistano dischi. Tutti ascoltano Musica ma pochi vanno oltre ai soliti noti, salvo poi affermare che la Musica si è fermata ai Nirvana.
La Musica va ascoltata e ricercata perché quella vera, quella che ancora sa regalare emozioni e indicare una via è lontana dai media. Probabilmente il coronavirus sarà lo spartiacque tra due epoche e il sonnolento occidente è stato costretto a prenderne atto, quindi, ora più che mai, dobbiamo scegliere se perseguire la via della Cultura e ragionare o continuare a pensare i pensieri degli altri.
La Musica ha dato le sue risposte e di seguito ne troverete alcune non esplicite ma facilmente intuibili. Ci tengo a sottolineare anche che ogni disco che ho recensito / acquistato anche se non citato mi ha arricchito e per questo ringrazio veramente di cuore tutti.
Ricordo che l’ordine di questo come sempre strano ed eterogeno racconto di un anno di Musica è (quasi sempre) alfabetico.

Alessandro Bertozzi – Trait d’Union (Level49)
Alessandro Bertozzi appare in centinaia di album ma la sua discografia personale è decisamente più ridotta e affonda le sue radici nella Musica nera nata e sviluppatasi negli Stati Uniti. Trait d’Union non fa eccezione ma ha delle peculiarità che lo rendono unico, infatti, a quelle sonorità si mescolano quelle tipiche di un’Africa più esotica e tribale. Trait d’Union non è solo un caleidoscopio di suoni che ci restituiscono in modo originale i mille colori di un continente ma, come si può intuire dal titolo stesso, va oltre.

Annie Barbazza – Vive (Dark Companion)
La ricerca del talento non è in uno show in cui si gioca con i sogni altrui, ma è nell’ascolto attento dei dischi. Annie Barbazza è un talento puro e non lo dico io, ma lo attestano nomi quali Greg Lake, Paul Roland, John Greaves, Lino Capra Vaccina, Paolo Tofani, Max Marchini. Vive non è che un altro capolavoro, che ci regala la parte più nascosta e introspettiva di questa grande artista.

Corde Oblique – The Moon Is A Dry Bone (Dark Vinily Records)
Se dovessi scegliere una parola per definire The Moon Is A Dry Bone sceglierei eleganza ma, alla fine, è molto molto di più. La parola e la musica si fanno immagine, per squarciare il velo che ricopre i ricordi e illuminare il sentiero che resta. Un album che sa far vibrare le corde dell’anima. È il capolavoro compositivo di Riccardo Prencipe e del suo gruppo, un capolavoro impreziosito dalla presenza di grandi ospiti: Miro Sassolini, Andrea Chimenti, Maddalena Crippa, i membri degli Ashram.

Daniela Mastrandrea – Mondi Paralleli
Non sapremo mai se esiste un mondo parallelo, nel quale un altro Io stia compiendo le azioni che nel nostro universo abbiamo deciso di non fare. Certo è che esiste un Io che vive nella dimensione del ricordo. Un ricordo che dev’essere coltivato e preservato, per impedire che la forbice del Tempo lo recida completamente. Daniela Mastrandrea con le sue evocative composizioni per pianoforte ci indica la via lungo la quale far fluire i ricordi.

Earthset – L’Uomo Meccanico (Dischi Bervisti e Koe Records)
Progetto interessante che interseca Cinema e Musica. La Cineteca di Bologna ha restaurato l’unica copia, peraltro mal scorciata dalla censura, de L’Uomo Meccanico. Film italo-francese risalente al 1921 scritto e interpretato da Andrè Deed. Gli Earthset costruiscono intorno alle sequenze visive una lunga suite, che esalta le peculiarità sonore della band: psichedelia, post rock, noise. Un disco che conferma quel salto di qualità che avevo auspicato e intuito in tempi non sospetti.

GosRos – Lost In The Desert (Areasonica Records)
Mi ha colpito da subito e riascoltato oggi, a distanza di mesi, non ha perso di fascino. Evocativo, diretto e allo stesso tempo universale nell’affrontare le complesse dinamiche dell’animo umano, si riallaccia con personalità alla tradizione folk rock d’oltreoceano. Piccolo grande capolavoro intimo e intimista.

Massimiliano Génot e Emanuele Sartoris Totentanz – Evocazioni Lisztiane (Dodicilune Edizioni Discografiche & Musicali)
La pandemia ci ha svegliato da quell’eterno presente in cui viviamo e ci ha ricordato che nulla è eterno. La Morte è il tema di molte opere non ultima quella pensata per pianoforte e orchestra dal maestro ungherese Franz Liszt. Emanuele Sartoris e Massimiliano Génot la ripropongono dandole una nuova linfa. Franz Liszt non considerava mai un’opera finita ma sempre in fieri, sono sicuro che se avesse avuto la possibilità di ascoltare questa versione per solo pianoforte ne sarebbe stato entusiasta.

NovoTono – Wood(Wind) at Work (Autrecords)
Il progetto, che fa capo ai fratelli Andrea e Adalberto Ferrari, ci regala un nuovo viaggio nella memoria e per estensione in quell’Italia rurale e artigiana che non esiste più, ma che sa ancora affascinare. Con i loro strumenti a fiati raccontano di radici che diventano oggetti, di burattini di legno, di folletti che si aggirano nei boschi. Raccontano di una vita semplice regolata dai tempi di Madre Natura e di un’innocenza definitivamente perduta dall’Occidente ipertecnologico.

Domande & Risposte


DeadBurger – La Chiamata (Snowdonia dischi)
Elegante, ricercato, importante. Tre aggettivi che riassumono le sensazioni che mi ha trasmesso quest’album. Elegante perché chi avrà il buon senso di comprarlo si ritroverà un album dal packaging molto curato e un libretto ricco d’informazioni. Ricercato perché musicalmente nulla è stato improvvisato e il risultato è semplicemente perfetto. Importante perché ha diversi livelli di comprensione e quello più significativo è l’invito a una Resistenza Civile ad una società sempre più bieca e mediocre.

Gianni Venturi – 21 Grammi di Solitudine (Giuliano Landolfi editore)
Selfie Ergo Sum (Ma.Ra.Cash Records)
Qohelet (Lizard Records)
Gianni Venturi quest’anno merita uno spazio triplo. La figura di questo poeta cantante in questo periodo storico giganteggia. In un complesso 2020 ha firmato tre opere che, per quanto diverse, hanno al centro la poesia, la sua poesia. In 21 grammi, raccolta di poesie, ci offre il suo lato più intimista. A dominare è il ricordo agrodolce che trasfigura volti, gesti e luoghi in quel non luogo che è la memoria. Con gli Altare Thotemico la sua poesia sferza e condanna una società capitalista sempre più cinica, sempre più cieca, sempre più inconsapevolmente prigioniera. Qohelet è l’album che lo vede accanto al chitarrista Alessandro Seravalle: i due riflettono e ripropongono in chiave moderna uno dei libri più affascinanti del Vecchio Testamento e l’atavica domanda sul senso della vita. Semplicemente un capolavoro.

I Feel Like a Bombed Cathedral – W (Blind Blind Blind Records)
Due pezzi per 40 minuti di musica, nonché terzo atto di un viaggio sonoro in un mondo devastato. Kraut Rock, sperimentazione e improvvisazione e una forte componente cinematografica sono queste le componenti che Amaury Cambuzat propone nel suo nuovo progetto. Le atmosfere di questo viaggio sono cupe e inquietanti e rispecchiano appieno il periodo storico in cui viviamo. Geniale.

Henry Carpaneto – Pianissimo (Carpaneto OrangeHomeRecords)
Non poteva mancare un disco di matrice blues in questo racconto. È il genere che meglio si adatta all’umore di questi strani giorni. Un disco con ospiti importanti ma è Henry Carpaneto il protagonista vero e ci regala nove composizioni nuove e la reinterpretazione di tre standard. Regala, soprattutto all’ascoltatore colto, l’opportunità di ripercorrere la storia e l’evoluzione di questo genere musicale: penso allo swing, al rhythm and blues, al funk e non ultimo al jazz.

J. Peter Schwalm Arve Henriksen – Neuzeit (RareNoiseRecords)
Chi ha la pazienza ogni anno di leggere questo lungo racconto, sa bene che la RareNoiseRecords ha sempre un posto particolare. Ogni album è una storia a sé e tutti gli album troverebbero, per una ragione o per l’altra, posto. Quest’anno la scelta è ricaduta su Neuzeit album firmato dal compositore elettroacustico J. Peter Schwalm e dal trombettista norvegese Arve Henriksen. L’album fotografa nel suo titolo tutta la tensione e l’incertezza di questo periodo storico e ci ricorda che ancora siamo padroni del nostro destino. Neuzeit non è che la fusione di due parole tedesche Neu, che indica un “tempo nuovo” e Zeitgeist, che indica i grandi sconvolgimenti politici, sociali, economici e climatici che caratterizzano i nostri giorni.

Ivano Leva – The Rain of October (AnticaNova)
È il racconto in Musica di una rinascita. Una rinascita che passa attraverso tre momenti chiave: il dolore, la presa di coscienza e la necessità di un nuovo inizio. Fasi che ogni persona ha attraversato, attraversa e attraverserà, ma che gli artisti elevano alla forma di Arte. È un’opera autobiografica, nella quale non è difficile ritrovarsi, che ha la fisionomia di una lunga suite di matrice tardo romantica per pianoforte che si apre a contaminazioni jazzistiche.

Savelli & NoStress – Doing Nothing (Radici Music Records)
È musicalmente la risposta più gioiosa e divertente a questo periodo di crisi. È un album Rock proprio quello con la lettera maiuscola, quello che sa raccontare storie di tutti i giorni ma anche affrontare problemi attuali come l’emergenza ambientale con il linguaggio potente e coinvolgente del Rock. Quello con la lettera maiuscola, quello che cattura a prescindere.

La Ristampa

Enten Hitti – A tutti gli uragani che ci passarono accanto (Lizard Records / AND Records)
Si tratta di una ristampa ma a tutti gli effetti è un album nuovo, visto che nel lontano 2004 aveva avuto una tiratura di sole 100 copie. E un album di questa caratura merita di diventare patrimonio comune. È l’album più vicino alla forma canzone del gruppo. La Musica e le Parole hanno vinto la loro sfida col Tempo e, oggi più che mai, l’album risulta attuale e necessario. Non vorrei Crepare, poesia di Boris Vian recitata da Adriana Pulejo, è un chiaro invito a non sprecare il poco tempo che ci è concesso su questo meraviglioso pianeta.

La Canzone

Nicola Pisu – Lettere da Spoon River
È una lunga ballata nella quale il delicato tema della Morte e, permettetemi, anche della Vita pur se riflessa, vengono trattati con la sensibilità che è peculiarità della poetica di Nicola Pisu. La sua capacità di plasmare le parole e regalare squarci pieni di vita (vissuta) non ha paragoni.

La copertina & l’album

Sky of Birds – Matte Eyes / Matte Moon (Miacameretta Records)
La corrispondenza perfetta tra le atmosfere del disco e il disegno di copertina è in Matte Eyes / Matte Moon dei Sky of Birds. Disco molto bello che merita di essere citato e, soprattutto, merita di essere citata Irene Scarchilli, che ha realizzato un quadro / disegno stupendo. Utilizzando il colore nero e tutte le sfumature di grigio, ha catturato le atmosfere plumbee che incombono dentro e fuori di noi. Una linea rossa, fortemente simbolica, spezza il grigiore dominante. L’album e la copertina meriterebbero un’edizione in vinile.

L’Eleganza & la Musica

Una citazione particolare la dedico alle edizioni della Black Widow Records. La cura che l’etichetta genovese dedica alla ricerca di gruppi e alla progettazione delle edizioni speciali non ha pari. Penso ad album come quello dei Khadavra o dell’Impero delle Ombre o di Anno Mundi e di tutti i gruppi che a prescindere si devono possedere, ma che in queste edizioni limitate impreziosiscono ogni collezione.

Riassumere un anno di musica e oltre un centinaio di dischi ascoltati non era facile, quindi, un grazie di cuore a chi ha avuto la pazienza di arrivare fino alla fine.

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Fortunato Mannino

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