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Il meglio del 2019 per Fortunato Mannino

Fortunato Mannino

Anche il 2019 è andato e, come sempre, arriva il tempo dei bilanci. Un anno, almeno per il sottoscritto, con più scuri che chiari, ma ci sta e, alla fine, la musica e i libri diventano porti sicuri nei quali rifugiarsi dalle intemperie della vita. Musicalmente posso dire che il 2019 mi ha regalato molte soddisfazioni: un viaggio nella Napoli che non cede agli stereotipi e, grazie agli incontri virtuali e non con i musicisti e i gruppi, ho potuto raccontare e proporre un panorama vivace e interessante. Impossibile non ricordare l’incontro con Massimo Zamboni Musicista, Scrittore e, soprattutto, un grande Uomo. E poi ci sono i tanti ascolti che, come sempre, sono stati variegati per genere e che, in qualche modo, rappresentano il mio sentire. E, sulla base di questo, ho ritagliato questi titoli ordinandoli, forse in modo poco ortodosso, in macro tematiche. Quello che vi propongo, dunque, non è una selezione di album già di per sé molto belli, ma la condivisione di un percorso umano, che va al di là dei generi musicali.

Le Radici
Il Mediterraneo non è un confine ma, da sempre, un ponte tra culture diverse e uguali. È scrigno prezioso di tesori di inimmaginabile bellezza e custode geloso di storie che nessuno mai potrà raccontare. Sulle sue sponde è nata e si è sviluppata la Civiltà che ha conquistato il Mondo e, su quelle stesse sponde, oggi si consumano tragedie che urlano vendetta. La bellezza, il fascino e il mistero di questo meraviglioso mare l’ho ritrovata in questi album e, nell’ascoltarli, ho ritrovato frammenti di me.

Roberta Alloisio & Stéphan Casalta – Animantiga (OrangeHomeRecords) Un ponte ideale tra due culture, quella ligure e quella corsa, solo apparentemente lontane. Un progetto diventato corale dopo la prematura morte di Roberta Alloisio, un progetto che racconta storie strappate al Mare.
Francesco Mascio & Alberto La Neve – I Thalassa Mas (Manitù Records / ConcertOne) tradotto dal greco al latino sarebbe Mare Nostrum ed è così che mi piace pensarlo: un Mare e una Cultura senza confini. È il viaggio sonoro e spirituale tra le onde e le sponde di questo mare, che a volte regala sogni, altre li custodisce per sempre.
Tawhīd – Live at Strike (Cultural Bridge) Quando sento parlare di valori cristiani da difendere rimango sempre molto perplesso, perché la difesa implica un attacco che non vedo. La Pace sì che è da difendere dai guerrafondai. La parola Tawhīd nella cultura musulmana racchiude il concetto dall’unità e unicità di Dio. Anche questo è un viaggio trasversale nelle sonorità e nelle suggestioni di diverse Culture, ma visto anche dalla parte araba del Mediterraneo.
Lorenzo Feliciati & Michele Rabbia – Antikythera (RareNoiseRecords) Un naufragio, un tributo di vite che il mare ha preteso e di cui non sapremo mai nulla. Possiamo immaginare il dramma e il terrore vissuto, solo perché non ha tempo. Ma quel carico e quei tesori riscoperti nel relitto al largo di Anticitera, però, raccontano anche frammenti di un mondo perduto e di antiche conoscenze.

I Rapporti Umani
Probabilmente non è mai stato facile districarsi nella complessità del rapporto con l’altro ma, questi strani tempi che viviamo, segnano, indubbiamente, l’apice di un folle egocentrismo. Tutto si sgretola e tutto si rimodula in funzione dell’Io. Protagonista a suo modo è anche il Tempo e il suo lento ed inesorabile scorrere. Due album con grande eleganza raccontano facce della stessa medaglia, perché tra Amore e Amicizia ci dev’essere sempre il Rispetto.

Fabio Zuffanti – In / Out o fine di un Amore (AMS Records) Un tema non facile da trattare, soprattutto, se si considera il numero dei femminicidi o dei reati che vengono commessi contro le donne. Zuffanti affronta l’Amore Malato con grande eleganza e discrezione, affidandosi alla forza delle parole, che aprono squarci in una realtà che, spesso, si fa finta di non vedere.
Wish – Stay Here My Friends, ovvero, la storia (vera) di un gruppo di amici e di un sogno. L’Amicizia, che il Tempo e le vicissitudini della Vita non sgretolano, è alla base dei testi e, soprattutto, lega da anni i membri del gruppo. Gruppo che, dopo tanti anni, riesce a realizzare il sogno del primo disco e a tradurre la passione per il Prog in un’opera propria e personale.

Il fascino sinistro della realtà
Riuscire a guardare la realtà con totale distacco è pressoché impossibile. Chi però è riuscito a solcare cinque decadi senza esserne travolto, perché di danni più o meno importanti ne abbiamo patiti tutti, non può non provare un pizzico di nostalgia per un mondo che non c’è più e per dei valori che sembrano essere diventati merce rara.

The Piano Room – 2084 (Irma Records) Album ispirato al celeberrimo quanto profetico romanzo di G. Orwell e non solo, considerato che Francesco Gazzara, deus ex machina del progetto, fa confluire molto del suo mondo letterario, cinematografico e musicale. Un concept composto da un’unica lunga suite, divisa in quattro momenti a cui abbandonarsi e magari provare ad indovinare il mondo tra trent’anni.
Distorsonic – Twisted Playgrounds (Dischi Distorti Records) e se la risposta al quesito sopra è stata negativa, questo disco vi proietterà all’interno di un romanzo distopico. Un album non facile, ammesso che ve ne sia uno di facile, ma che materializzerà ai vostri occhi scenari apocalittici.

La solitudine, il viaggio interiore e la meraviglia del quotidiano
La solitudine è stata ed è compagna di vita e forse, ahimè, una delle più fedeli. Ma se vogliamo è anche la compagna che ci invita a non dimenticare e ci invita sempre a lunghi viaggi introspettivi. La capacità di isolarsi, di riflettere dovrebbe aprire la strada ad una diversa percezione del quotidiano.
Momenti da cui trarre il massimo senza, ovviamente, abbandonarsi alla malinconia. Va da sé che queste righe non fanno riferimento in alcun modo ai drammi della solitudine.

Alberto la Neve – Night Windows (Manitù Records) il sassofonista e compositore cosentino dà voce a otto meravigliosi dipinti di Edward Hopper, ovvero, colui che, più di tutti e con estremo realismo ha raccontato le umane solitudini. L’occasione giusta per meditare i quadri di Hopper e per riflettere sul perché nell’era dei social e delle chat si è tutti un po’ più soli.
AyahuascA – Naad (Salty Dog Records) album d’esordio per la band parmense, che invita ad intraprendere un viaggio in se stessi per ritrovare ciò che è sepolto nell’inconscio e capire cosa sta alla base delle emozioni. Dal nome scelto dalla band, è facile intuire che si tratta di un viaggio lisergico. La Psichedelia non è morta anzi…
Alessandro Hellmann – Come Prati a Primavera (Marerosso Edizioni) riappropriarsi del Tempo, per apprezzare una quotidianità tutt’altro che immutabile. Dieci poesie adattate alla forma canzone che universalizzano la dimensione intima del quotidiano e invitano alla riflessione. Andare all’essenza delle cose e liberarsi dal superfluo, è questo il fine della vita.

La forza di ricominciare
La partita che giochiamo con la Vita è una partita persa in partenza, ma è la Vita e funziona da sempre così. Per queste ragioni è importante non inseguire l’effimero, circondarsi di persone vere e, soprattutto, trovare la forza di rialzarsi nei momenti più bui.

Paolo Siani Ft. Nuova Idea – The Leprechaun’s Pot Of Gold (Black Widow Records) sulla copertina campeggiano un paio di scarpe consunte e una pentola piena di monete d’oro, il messaggio simbolico è chiarissimo: la felicità non è nella ricchezza. Ultimo importante lavoro per il progetto Nuova Idea.
Antonio Fresa – Piano Verticale (The Writing Room) il Tempo che scorre lo associamo ai ricordi, ma Antonio Fresa ci propone d’invertire per un momento questa abitudine e di proiettarci di sette anni nel futuro. Abbandonarsi alle note del pianoforte e riflettere su come sarà la nostra vita tra sette anni è un modo per disincagliarci dal passato e proiettarci nell’immediato futuro.
Gabriele Buonasorte // Time Lapse – The taste of a 2nd life (Dasè Sound Lab Srl) superare un momento difficile significa per i comuni mortali conservare un ricordo, gli artisti lo sublimano in arte. Non è sempre è possibile avere una seconda possibilità, ma nel momento in cui ci si rialza il Tempo regala prospettive altre.
Griselda Masalagiken – La Struttura del Vuoto (Skank Bloc Records) album scarno, essenziale nel quale domina il suona elettrico della chitarra. È l’album che sintetizza al meglio le difficoltà di diventare adulti in questo periodo storico, nel quale le possibilità di imbattersi in dei fallimenti lavorativi o sentimentali è piuttosto elevato almeno quanto quello di vivere una grigia esistenza. Le atmosfere rispetto ai precedenti sono più grigie, ma è nel grigiore che bisogna trovare la forza per una seconda possibilità.

Tra certezze e nuove scoperte
Direi che Musicalmente parlando le certezze sono poche, ma le poche che ho me le tengo care. Lo spirito dell’ascoltatore curioso, invece, quello è rimasto intatto nel tempo. Non cristallizzare i propri ascolti e sostenere gli artisti con l’acquisto è una questione di Cultura. Due certezze e una bella scoperta:

RareNoiseRecords non è un disco ma una casa discografica e, ogni anno, è veramente difficile indicarne uno per tutti. La notizia sarà quando pubblicheranno un album normale o, addirittura, brutto. Al momento resta, almeno per me, un’etichetta che non ha confronti, ovvero, una certezza assoluta.

I FEEL LIKE A BOMBED CATHEDRAL – REC.REQUIEM / AmOrtH (Dio Drone / Dirter Promotions) è il nuovissimo progetto di Amaury Cambuzat, ovvero, uno dei pochi Grandi che risponde solo al suo sentire creativo. Ogni suo progetto è paragonabile ad una fase creativa e, per questo, non è mai uguale a se stesso. Cambuzat abbandona la forma canzone e regala due album sperimentali che sublimano le sue esperienze sonore e ne esaltano il genio.

Andrea Cassese – La Minoranza (Seltz Records) è stata una bella scoperta musicale e, soprattutto, umana. Un disco elegante, ben scritto che illumina squarci oscuri di quotidiana quotidianità. Bella musica, testi ben scritti, La Minoranza è la dimostrazione che non c’è la necessità di un talent televisivo che forgi talenti in serie, ma basta ascoltare e promuovere dischi di valore.

La promessa
L’anno prossimo sarò più breve, ma per quest’anno c’è posto per due EP molto belli e molto curati nel packaging, anch’essi facce della stessa nostra realtà.

Hide Vincent – The house Marring (I Make Records) quattro brani intensi che squarciano il velo su uno dei mali dei del nostro tempo: l’incomunicabilità. Un male endemico che trova radici nel disgregarsi del sistema famiglia che, a sua volta, genera traumi psicologici che degenerano in processi di autodistruzione. La speranza è prendere atto e, forse, ricominciare. Un piccolo grande capolavoro.

Luceclara – Essence due esperienze artistiche di diverse, che trovano nella bellezza della Natura e nella preziosità della Vita il loro punto d’incontro. Atmosfere rarefatte create al pc da Paolo Paolacci su cui si dipanano i versi di Debora Longini. Difficile trovare parole diverse per un EP che va solo ascoltato. L’elegante ceramica raffigurante il sole e la micro-sim contenete i brani rappresentano una nuova frontiera del packaging.

Un grazie di cuore a tutti e buon 2020.

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