Recensioni

I FEEL LIKE A BOMBED CATHEDRAL – REC.REQUIEM

Fortunato Mannino

E ‘ la summa di tutte le esperienze fatte e di un nuovo sentire da parte di Amaury Cambuzat

Probabilmente mi considererete un anacronistico nostalgico, ma aspettare l’album di un artista per conoscere il suo punto di vista sulle cose, come si è evoluto il suo approccio alla Musica, tenere tra le mani un supporto fisico e apprezzarne i particolari sono cose che, alla soglia dei cinquant’anni, riescono ancora ad affascinarmi. Sicuramente ho smesso, con le dovute eccezioni, di essere un completista ma l’approccio all’album è rimasto uguale. Negli anni è stato impossibile non notare i cambiamenti che stanno svilendo la Musica e sentirsi dire Il pubblico questo vuole! è, quantomeno, inquietante. Per fortuna c’è chi fa Resistenza e non baratta la propria Libertà per accontentare qualcosa o qualcuno. E uno dei Musicisti simbolo di questa lotta è Amaury Cambuzat. Ho avuto il piacere d’intervistarlo diverse volte ma, soprattutto, di seguirne la carriera con gli Ulan Bator e, dove e come possibile, con i Faust. Mai banale nelle riflessioni, mai scontato o uguale a se stesso nella composizione, Amaury Cambuzat rappresenta perfettamente la mia idea di Artista. Quando acquisto un suo album non mi aspetto nulla perché, con buona pace di tutti, un artista che si ripete all’infinito non è un Artista. Mi abbandono all’album e cerco di cogliere il messaggio, perché in fondo, tutto cambia, tutto si evolve e l’Arte non è che l’istantanea di un momento, di cui noi fruitori dobbiamo cercare di cogliere i riflessi.
Il 2019 ci regala due album di Amaury Cambuzat, due album che segnano l’inizio di una fase del tutto nuova. I FEEL LIKE A BOMBED CATHEDRAL è il nome dato al nuovo progetto e REC.REQUIEM, il titolo del primo album uscito per l’etichetta fiorentina Dio Drone. Come scritto in precedenza, si tratta di un album diverso dai precedenti o, se preferite, la summa di tutte le esperienze fatte e di un nuovo sentire. Il titolo del progetto è emblematico e sembra voler indicare sia l’azzeramento di tutte le certezze sia la voglia di rimettersi in gioco ripartendo proprio da queste.
The Cathedral è anche lo studio nel quale questi brani registrati in presa diretta e senza post-produzioni hanno preso forma. È un Cambuzat sperimentale, che accantona la forma canzone, e comunica la sua visione del mondo attraverso immagini sonore. I quattro lunghi brani strumentali hanno evocato in me l’immagine di un viandante solitario, che si aggira tra le macerie di un mondo che non riconosce più. Altrettanto evocativo e inquietante è il disegno di copertina che anticipa il mood dell’album. Atmosfere sospese, ipnotiche, a volte claustrofobiche nelle quali però si può percepire anche una forte dimensione intima e spirituale. Dimensione che ritroviamo, soprattutto, in Rev che con i suoi nove minuti chiude l’album, o tra le sfumature sonore che caratterizzano l’album.
REC.REQUIEM accoglie e sublima le esperienze sonore di Amaury Cambuzat e ne esalta la genialità. Ci si potrebbe sbizzarrire nel trovare ed elencare le sfumature dark-ambient o drone music o elettronica ma, come sapete, non sono bravo nelle etichettature. Penso però che lo spirito del Kraut quello vero rivive e risplende in un album che non può non essere tra i più belli e intensi del 2019. Qui dovrebbe finire la recensione ma, per una serie di ragioni personali, ho sforato abbondantemente i tempi d’ascolto e, nel frattempo, è uscito per Dirter Promotions il secondo album. AmOrtH, questo il titolo, si apre con i quaranta minuti della monolitica title track e prosegue con i tredici di Psalm. Anche in questo caso si tratta di due brani strumentali registrati dal vivo e senza interventi di post produzione. Difficile scegliere tra i due quindi… Fateli vostri entrambi.

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