Recensioni

Hunka Munka – Foreste Interstellari

Scritto da Fortunato Mannino

Un album inatteso e sorprendente

Da appassionato di prog-rock il ritrovare un album a nome Hunka Munka sulla mia scrivania mi ha sorpreso non poco. Ricordo con chiarezza che quando mi avvicinai alla musica prog, ai tempi in cui internet era pura utopia, fu uno dei primi dischi che tentai di acquistare in edizione originale, ma già allora per me era fuori budget.
Le quotazioni di una buona copia di Dedicato a Giovanna G., questo il titolo, oggi si aggirano intorno ai 2.000 euro ma… Si può sempre optare per qualche bella ristampa. Ricordo / segnalo che, al di là della provocatoria copertina, la qualità della musica e la presenza tra gli ospiti dell’indimenticato e indimenticabile Ivan Graziani lo rende tra gli immancabili in una buona collezione.
L’album, come si intuisce dal titolo, racconta di possibilità che il destino ha negato e, al contrario di quanto si può pensare, non è dedicato ad una donna ma al produttore Gilberto Amati, la cui morte improvvisa pose fine a tanti progetti ben avviati. Roberto Carlotto, nome celato dallo pseudonimo, dedicò al produttore l’album nel 1972 e proseguì la sua carriera nei Dik Dik (1974 – 1977) e in altri progetti, ma su Hunka Munka è sceso il silenzio. Silenzio che, da quanto ho appreso leggendo le interviste rilasciate dall’autore, non ha coinciso per nostra fortuna con la parola fine. E Foreste Interstellari, uscito nel 2021 per Black Widow Records, etichetta faro in questo periodo buio, è quello che potremmo definire il secondo atto.
Un album inatteso e sorprendente, frutto della sinergia dell’autore con il talentuoso tastierista Joey Mauro. Sicuramente non un album estemporaneo perché alcuni brani hanno subito, prima di arrivare alla versione attuale, anni di modifiche.
La copertina, carica di simbolismi e rimandi, riassume non poco quelle che sono le atmosfere dell’album. La classicità e il mito si ritrovano rispettivamente nell’affascinante e ricercata bellezza delle atmosfere che le tastiere disegnano e negli eleganti testi che riecheggiano le sempre uguali, umane contraddizioni. Nei pianeti e più in generale nel cosmo mi piace vedere non solo un motivo ispiratore, ma anche le mille sfaccettature di una libertà creativa in continua evoluzione, nonostante i confini, ammesso che esistano, siano propri del prog rock.
Difficile indicare brani più belli di altri, meno difficile consigliare l’acquisto della lussuosa edizione in LP limitata a 66 copie numerate, che la Black Widow Records è solita predisporre per le sue produzioni. Un’occasione ghiotta per chi ama il prog ma imprescindibile per chi è in possesso dell’edizione originale del primo album. A questo punto l’augurio è che non passino troppi lustri per un eventuale terzo album.

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Fortunato Mannino

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