Interviste

HUMANBEING – HUMANBEING

HUMANBEING è un progetto molto personale. Paradossalmente, è così personale che ho avuto bisogno di creare una nuova identità, separata dal nome che mi sono fatto come Rossano Baldini

Presentare in poche righe la figura artistica di Rossano Baldini non è semplice. Il pianista e compositore romano ha nel suo curriculum collaborazioni importanti, ha composto per il cinema e la televisione e ha affiancato in tournée mondiali il compositore Nicola Piovani, premio Oscar per le musiche de La Vita è Bella. A questo aggiungiamo anche il bellissimo Light, che vede la presenza di artisti di primissimo piano come Michele Rabbia, Pierpaolo Ranieri e Gianluca Petrella. L’album è uscito nel 2015 per la giapponese Albore Jazz e di cui consiglio l’ascolto. Album importante che possiamo, in qualche modo considerare, preludio al progetto HUMANBEING. Se, infatti, in Light l’elemento classico di formazione si sublimava con l’elettronica, nel nuovo album a dominare è solo quest’ultima. L’album uscirà per la RareNoiseRecords il 28 maggio e noi abbiamo incontrato Rossano Baldini, per scoprire di più di un album molto evocativo e introspettivo.

Ciao Rossano e benvenuto sul pulmino di SOund36
La prima domanda è d’obbligo: presentaci HUMANBEING.

HUMANBEING è il nome con il quale produrrò musica elettronica da qui in avanti. Ho cominciato a scrivere per questo progetto nel 2019, nei ritagli di tempo libero. Poi, quando la pandemia ha colpito l’Italia ad inizio 2020, mi sono ritrovato improvvisamente senza obblighi di tournée o di composizione. Come per molti musicisti in tutto il mondo, il tempo per comporre, fino a quel momento un lusso, era improvvisamente disponibile in abbondanza. Così, sono tornato al mio progetto e la seconda metà dell’album ha visto la luce nel giro di pochi mesi. Lavorare di notte in studio, mentre mia figlia dormiva, in una Roma spettrale e silenziosissima, ha avuto un potere terapeutico. Questa è la grande fortuna che hanno gli artisti: proteggersi dall’esterno attraverso la creazione. Mentre ogni cosa ci ricordava quanto fragile fosse la nostra natura biologica e quanto interconnesse fossero le nostre vite, ho pensato di chiamare il mio alter ego HUMANBEING. Mi ha aiutato a decidere Riccardo Sinigallia (è la prima volta che lo racconto pubblicamente) e l’idea di scriverlo attaccato e maiuscolo è venuta al geniale grafico del disco Ian Anderson. Diamo ai Cesari, quel che è dei Cesari!

I sei brani rimandano ad altrettante parti del corpo e tutte sono funzionali l’una all’altra. Il valore simbolico mi sembra chiaro, come è altrettanto chiaro dall’ascolto che non influenzano l’ascoltatore, che resta libero di costruire il suo percorso introspettivo. Quest’ultima è sicuramente una scelta voluta, ma qual è il significato che l’autore attribuisce alle singole tracce?
I sei pezzi del disco, pensati come due trittici di composizioni simili a suite, hanno il nome di un organo o di una componente del corpo umano: Flesh, Blood, Skin, Lungs, Liver, Heart. Ognuno di essi è un elemento vitale in sé, ma sono tutti interconnessi e funzionanti solo come un insieme complesso e vibrante. Le tracce sono inestricabili l’una dall’altra, fondendosi insieme per formare un organismo dinamico. Ognuno di questi organi è metaforicamente associato alle emozioni umane, anche se ho volutamente lasciato tali legami ambigui, permettendo agli ascoltatori – spero – di trovare le proprie connessioni personali ai sentimenti suggeriti.
Il mio obiettivo principale è quello di essere emotivo, ma non sentimentale. Compongo musica a partire da forti emozioni, ma ciò che per me è rabbia potrebbe suggerire una sensazione di calma a qualcun altro. Non voglio descrivere precisamente, vorrei solo raccontare una storia.

Grazie a Giacomo Bruzzo della RareNoiseRecords ho avuto la possibilità di ascoltare l’album molte volte e con largo anticipo rispetto alla data ufficiale d’uscita. Nel contempo ho riascoltato tante volte Light. Non ti nascondo che, forse sbagliando, ho trovato molte affinità. Prime fra tutte la grande capacità narrare e di evocare. Per questa ragione ti chiedo il perché hai deciso di celare il tuo nome sotto uno pseudonimo.
HUMANBEING è un progetto molto personale. Paradossalmente, è così personale che ho avuto bisogno di creare una nuova identità, separata dal nome che mi sono fatto come Rossano Baldini. La produzione di HUMANBEING è avvenuta mentre aspettavo la mia seconda figlia: credo sia un progetto impregnato della natura meravigliosa del ciclo della vita e della nascita, ma che si riallaccia anche alla mia infanzia. Da adolescente, ossessionato dal White Album, il mio sogno era quello di comporre la mia musica e di fare le mie cose. Quando è cominciata la mia carriera, soprattutto come compositore e pianista, il sogno adolescenziale è lentamente scomparso. Sono stato fortunato a guadagnarmi da vivere come musicista, sia chiaro: in Italia è come vincere alla lotteria. Ma finalmente ho deciso di iniziare a creare musica nel mio studio, solo per me stesso.

Come cambia il tuo modo di comporre quando ti approcci all’elettronica?
Lo studio di produzione è un grande strumento a disposizione del musicista. Avendoti appena raccontato la mia ossessione per il White Album, o anche quella per Bitches Brew di Miles Davis, quando sono in studio considero il mio strumento tutte le macchine e le competenze che ho costruito negli anni. In generale, il mio approccio è quello di creare i miei campioni e poi inserirli in un processo di manipolazione, sia digitale che analogico. Si crea così un ibrido tra organico e tecnologico, che scava in profondità nell’essenza dei suoni. Il mio obiettivo è dare a ogni singola parte di un pezzo una sua dimensione evocativa. Se questo succede, sono sulla strada giusta.

Light e quella formazione con Michele Rabbia, Pierpaolo Ranieri e Gianluca Petrella avranno un seguito?
La band che ha inciso Light è stata un dream team. Io partivo da una grande affinità con Pierpaolo Ranieri, bassista – secondo me – tra i più grandi in Europa e mio amico da sempre: insieme abbiamo pensato che Michele Rabbia fosse il batterista perfetto, vista la sua eterogeneità come artista ritmico. La firma finale di Gianluca è stata la ciliegina sulla torta. Light ha visto varie formazioni suonare in giro, in un’occasione anche Fabrizio Bosso ha suonato con noi. Da quel disco è nato un bellissimo duo con Michele Rabbia, con il quale abbiamo suonato anche in Russia. Ora sono concentrato su HUMANBEING, ma è vero che musicisti di questo calibro sono sempre una fonte di ispirazione e non è escluso che in futuro non si possa tornare a creare qualcosa insieme.

Da anni seguo le produzioni della RareNoiseRecords e penso HUMANBEING non potesse avere etichetta migliore. Com’è avvenuto l’incontro?
Fu proprio Michele Rabbia, durante le registrazioni di Light nel 2014, a farmi conoscere RareNoise. Con Giacomo Bruzzo siamo in contatto da anni e ci siamo sempre detti che sarebbe stato bello collaborare insieme, vista la stima reciproca. Finalmente, l’anno scorso abbiamo trovato il progetto per iniziare la nostra avventura insieme.

Il momento storico non è molto favorevole alla Musica e la pandemia non ha che acuito problemi che, a mio avviso, sono prima di tutto culturali. Vorrei un tuo parere su questo argomento anche alla luce di quello che HUMANBEING, album introspettivo di grande spessore ma fuori da logiche prettamente commerciali.
Sono sincero: non so cosa siano le logiche commerciali. Il mondo della musica insegna che vale tutto e il contrario di tutto. Da quando è iniziato HUMANBEING c’è stato un grande interesse da parte di artisti che hanno voluto omaggiare il progetto: penso al fotografo Manuele Geromini, che ha scattato e pensato le immagini dell’album, o al regista Federico Brugia, che ha girato ben due videoclip, così come al già citato grafico Ian Anderson, una vera icona del design internazionale. Questo mi ha dato, forse, l’idea illusoria di aver fatto un progetto interessante. HUMANBEING ha l’ambizione di farsi conoscere. Se non ci sono logiche che lo consentono, cercheremo di crearle noi. Porsi in questa prospettiva ha il vantaggio di provare a essere costruttivi e di non potersi recriminare di non aver lavorato o di non essersi impegnati nella promozione del proprio lavoro.

Prima di salutarti ti chiedo se, oltre a tornare a suonare dal vivo, hai già in cantiere qualche progetto.
In questi giorni sono alle prese con la progettazione live di HUMANBEING, che è una sfida entusiasmante. Creare un live electronics da zero è un lavoro che mi occuperà molto tempo. Non esiste un metodo o un approccio che sia standard per tutti. Va trovata una dimensione che permetta da una parte di essere creativi ed espressivi e dall’altra solidi, concreti. Il mio lavoro di colonne sonore va sempre avanti, con il mio nome e cognome, chiaramente. Ho da poco chiuso una stagione ricchissima di reportage per PresaDiretta, la trasmissione di Rai3 presentata da Riccardo Iacona con la quale collaboro da 10 stagioni. C’è forse qualche film che partirà a fine anno e i soliti allievi da stimolare e coltivare. Non contemplo il tempo libero, anche se dovrei, avendo una famiglia numerosa!

Grazie per la conversazione e a presto

RareNoiseRecords
Ufficio Stampa Pitbellula
Rossano Baldini

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Fortunato Mannino

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