Recensioni

Hopeful Thing – Things without Us

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

Cercate un modo poetico di raccontare la solitudine? Ascoltate questo disco.

La sensazione predominante ispirata da questo bel disco dei veneti Hopeful Thing è la tristezza dovuta ad una forzata solitudine; ogni traccia sembra infatti riproporre i dubbi espressi dallo scrittore giapponese Haruki Murakami: “Con tutte le persone che vivono su questo pianeta, e se ognuno di noi cerca qualcosa nell’altro, perché alla fine dobbiamo essere così soli? A che scopo?”.
I testi malinconici delle undici tracce cantate in inglese parlano soprattutto dell’impossibilità di trovarsi e del conseguente disagio; questa insoddisfazione non svilisce la speranza di incontro, anzi, incita alla ricerca di una qualche forma di comunione che però non viene mai raggiunta; questa continua seppur vana esigenza di empatia sembra autobiografica e paradossalmente accorcia le distanze e crea un effimero calore tra chi canta e chi ascolta. E’ quindi un lavoro intenso, disseminato di momenti poetici che lasciano un forte ricordo di sé; è difficile rimanere impermeabili alle emozioni trasmesse da questa musica, aspetto non trascurabile quando si deve stabilire se ci sia piaciuta o meno.
Il punto di forza dell’album è sicuramente la voce femminile di Irene Shapes che con grande personalità riesce ad essere melodiosa e incisiva allo stesso tempo; gli arrangiamenti che l’accompagnano sono composti da tenui riff di chitarra e deliziose melodie delle tastiere che completano un quadro altamente evocativo.
Hopeful monster è il personaggio tratteggiato in copertina ed è raccontato dall’omonima canzone, una splendida ballata voce/pianoforte che racconta di come tutti desideriamo avere amici con i quali condividere segreti e rimpianti ma soprattutto di come sia confortevole, anzi desiderabile, essere uguale agli altri, essere tutt’uno con le altre persone ed essere “not unique, just one among millions”.
Seepage of light è un brano bellissimo sorretto da un riff semplicissimo ma proprio per questo azzeccatissimo. Anche Rain provoca tristezza; parla di una ragazza che accusata di causare la pioggia è ritenuta indesiderabile e quindi viene isolata dai suoi compaesani; in questa traccia il disagio è rimarcato dai versi “Cries in the wind, she’s not even human“. White è l’unico brano che accelera il ritmo e aggiunge un tocco di verve; anche se non si può definire speranzoso, rappresenta un sottilissimo raggio di luce.
Gli Hopeful Thing hanno composto e prodotto il disco mentre Irene ha scritto i testi; proprio per questo le ho chiesto di spiegarmi il significato della copertina che trovo piuttosto stimolante poiché lascia molto spazio all’interpretazione; ecco la sua risposta:
“Il significato del disegno in copertina, è presto detto: esso è l’Hopeful Monster. E cosa sia l’Hopeful Monster lo si capisce un po’ dalla omonima canzone. Hopeful Monster è il diverso che continua a sperare in una risposta di umanità, il nichilista che non si abbatte, oppure, volendo, una specie di Mostro di Frankestein, ma meno vendicativo!”

TITOLO CD
Things without Us
BAND
Hopeful Thing
ETICHETTA
Autoprodotto
ANNO PRODUZIONE
2020
GENERE MUSICALE
Indie rock italiano

About the author

Claudio Prandin

Claudio Prandin

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