Recensioni

Hide Vincent – The House Marring (EP)

Fortunato Mannino

Difficile che non venga citato come uno dei dischi più belli del mio 2019

Quando m’imbatto in un album come quello che presento oggi, la domanda che mi viene spontanea è: che se ne sarebbe detto o scritto se, invece di una manciata di canzoni, ci si vfosse trovati davanti ad un racconto o a un quadro? Probabilmente l’approccio sarebbe stato diverso e il perché sta nel fatto che, purtroppo, la maggioranza delle persone tende ad associare la Musica con la parola svago; si tende a sottovalutare il testo, soprattutto, se in lingua inglese; ci si limita, ammesso e non concesso che l’autore riesca a raggiungere il grande pubblico, ad un ascolto superficiale e fine a se stesso. Queste sono alcune delle modalità con cui si uccide la Musica e la creatività. Per fortuna più mi addentro nel sottobosco della musica italiana, quella che si cerca di annientare con l’indifferenza e con massicce dosi di romantico nulla, più trovo tesori da vivere e condividere.
Uno di questi è The House Marring di Hide Vincent. Si tratta di un EP con quattro brani di grande intensità, che aprono una finestra su quel mondo chiamato incomunicabilità. Un male endemico di questa società liquida, che trova una delle sue radici nel sistematico disgregarsi del sistema famiglia. Traumi psicologici che, se non riconosciuti o peggio sottovalutati, daranno vita a persone sole incapaci di stabilire rapporti umani duraturi, pronte a frantumare per paura o incapacità ogni rapporto ma, soprattutto, se stesse. Guardando il digipack e l’inserto che lo accompagna realizzato da Simona Fredella, non è difficile intuire quello che è il mood dell’album: i fiori avvizziti, una poltrona vuota e logora come il paralume che l’affianca e le bambole d’epoca, sembrano simboleggiare i tentativi falliti di vivere una vita normale nonché le radici stesse del male. Esiste una speranza però: la presa di coscienza. Distruggere tutto per ricostruire e riprendere possesso della propria vita, ecco che la Casa Da Ricostruire assume anche un significato allegorico. Questa presa di coscienza mi sembra di coglierla in tutta la sua forza nell’interrogativo che chiude l’EP: May I call this home without you home? (Home Alone).
Quattro brani intimisti che affondano le loro radici nel folk rock a cui fanno eco altrettanti video, che traslano le composizioni in una dimensione prettamente cinematografica. Particolarmente bello e intenso per parole, musica e immagini è Come Up che rappresenta, almeno per me, l’apice emotivo di The House Marring. Brani in lingua inglese ma, come avrete intuito dalle prime righe di questa recensione, Hide Vincent non è che lo pseudonimo con il quale Mario Perna firma i suoi lavori.
Un disco italianissimo prodotto e arrangiato dallo stesso Perna insieme a Francesco Tedesco, che ne ha curato il mixaggio e la masterizzazione presso L’IMRecording di Salerno. Disco uscito i primi di gennaio per l’etichetta salernitana I Make Records.
Difficile che non venga citato come uno dei dischi più belli del mio 2019.

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