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Hi, Mom! – Brian De Palma

Scritto da Michele Tarzia

“Ehi, voi! Se siete riusciti in questo schifo di mondo a trovare la possibilità di sopravvivere senza adattarvi e senza accettare compromessi, alzate il culo dalla poltrona e filate. Se invece come me siete alla ricerca della giusta ubicazione, bè, statemi a sentire…”

Inizia così Hi, Mom!, con questo breve monologo che Jon Rubin (Robert De Niro) butta fuori, quasi a dichiarare che questo film non è per tutti. Non per quelle persone, appunto, che hanno trovato una vita facile, ritrovandosi comodamente sul divano della propria bella casa, dopo aver accettato di vivere di compromessi.
Rubin non accetta compromessi e decide di prendere l’appartamento in affitto, anche se quasi distrutto e fatiscente. 
Hi, Mom! ha come protagonista Jon Rubin, veterano dal vietnam che rientra in patria e cerca di girare un film pornografico, nonostante, come tutti i reduci della guerra, cercherà di (ri)costruirsi una vita. 
Qualche anno prima, nel 1968, Brian De Palma dirige Ciao America!, il prequel.
Entrambi i film mantengono un tono da commedia nera, grottesca per certi versi e al contempo un divertissement godardiano, in tal caso basta guardare come in alcuni atteggiamenti il protagonista Jon Rubin rimanda ai personaggi di alcuni film di Godard, come ad esempio ne La Cinese(1967).
Questo parallelismo che si intravede nella sottile linea del film Hi, Mom!, ricorda come il processo politico dei film del regista francese, Godard appunto, abbia avuto una forte influenza nel panorama cinematografico di quegli anni.
Il ’68 ha costituito un momento di rottura generazionale. Una rottura storica tra passato e presente. Ma anche una (ri)nascita intellettuale, intesa come metodo di (ri)innovamento culturale, politico e sociale. Del resto, che il ’68 abbia formato l’animo e lo spirito delle nuove generazioni, si sa, è un dato di fatto. Quell’impatto, avvenuto in un momento storico ben preciso, ne ha decretato la fine e l’inizio di una nuova era, di un nuovo modo di pensare e agire. 
Il film di De Palma, ci rammenta come il dramma sociale possa far nascere nell’uomo una costante ‘nostalgia’ della propria presenza in questo mondo. 
Jon Rubin lascia che lo sguardo – quello della cinepresa che spia/filma le persone dietro le finestre – diventi una parte integrante del suo modo di vivere, come se i suoi occhi volessero in qualche modo sostituirsi all’obiettivo. E forse, De Palma, lascia che tutto ciò accada, intervenendo nel film con questi cambi di inquadrature alternate, tra occhio della cinepresa e sguardo umano, nell’intento di confonderci e/o buttarci dentro, come nella pièce Be Black Babydove lo scambio dei ruoli tra neri e bianchi, porta all’inevitabile perdita identitaria. 
Ebbene, questo sguardo sul mondo apparentemente democratico post ’68 della New York in Hi, Mom!ci ricorda come la realtà ripresa in un film, possa diventare mera illusione della vita, aiutandoci a capire il senso di ambiguità tra finzione e irrealtà grazie anche all’utilizzo della macchina da presa e dei suoi movimenti soggettivi/oggettivi. 
Difficile non pensare a come questo film, nello specifico la figura del filmmaker Jon Rubin, influenzi, anni dopo, un’altra pellicola come Il Cineamatore(1979) di K. Kieslowskj e di come il suo impegno civile oltrepassi la vita quotidiana per filmare/attivare un atto di cambiamento come nel caso del regime Sovietico in Polonia, ai tempi. 
Tutto attraverso lo sguardo della cinepresa, come se l’identità vissuta in prima persona non bastasse più.

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Michele Tarzia

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