La musica di David Bowie non è semplicemente un’eredità: è una materia viva, un’energia che sfida il tempo e lo piega, attraversandolo con la leggerezza di un sogno e la forza di una visione. Ogni sua nota sembra custodire un frammento d’eternità, un bagliore che continua a brillare al di là delle stagioni, delle mode, delle epoche. E il 24 ottobre, nel cuore del Teatro Politeama Mario Foglietti di Catanzaro, quella luce ha trovato una nuova forma, sospesa tra memoria e reinvenzione, grazie al progetto “Heroes” di Paolo Fresu: un tributo jazz raffinato, vibrante, profondamente emotivo.
Il teatro, avvolto da un’attesa palpabile, ha accolto uno degli eventi più significativi della XXII edizione del Festival d’Autunno. La rassegna, guidata con sensibilità e visione da Antonietta Santacroce e dedicata al tema “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo”, ha offerto con “Heroes” un momento di rara intensità, quasi una celebrazione della metamorfosi artistica come atto vitale, come necessità dello spirito. L’incontro tra la poetica di Bowie e la libertà del jazz ha assunto i contorni di un rituale collettivo, capace di coniugare passato e contemporaneità in un equilibrio sorprendente.
Un progetto nato da un ricordo che ritorna come un segno
Con quella naturalezza che lo contraddistingue, Fresu ha ripercorso la genesi del progetto, raccontandola con un sorriso carico di stupore. Tutto nasce nel 2019, quando il Comune di Monsummano Terme – la città dove Bowie, ancora acerbo e sconosciuto, conquistò un secondo posto in un concorso canoro cinquant’anni prima – gli propone di realizzare un omaggio originale. Una richiesta che risuona come un cerchio che si chiude, come un segnale che ritorna da lontano, quasi a chiedere di essere interpretato.
Fresu, pur non conoscendo l’intero immenso corpus bowiano, ha accettato la sfida con lo slancio curioso di chi sa che l’arte si nutre proprio dell’inatteso. Ha cercato di catturare l’essenza del Duca Bianco: un artista che ha attraversato decenni mutando pelle, identità, voce, immaginario, sempre fedele al proprio desiderio di sperimentare. Il jazz, con il suo respiro libero e inclusivo, con il suo gusto per la contaminazione, è diventato così il terreno ideale su cui far germogliare questa reinterpretazione.
Un universo musicale che abita più dimensioni
Da quell’idea è nato “Heroes”, che Fresu ha poi trasformato nel progetto discografico Heroes Expanded [A Tribute to David Bowie]: non un semplice omaggio, ma una vera esplorazione sonora, un luogo dove mondi diversi si incontrano e si trasformano. La tromba di Fresu diventa voce narrante, sospesa tra lirismo e inquietudine; il rock si fonde con linee melodiche aperte, mentre l’elettronica introduce vibrazioni sottili, quasi atmosferiche, che ampliano gli orizzonti dell’ascolto.
A condividere questa avventura, un ensemble di musicisti dalla sensibilità contemporanea:
– Filippo Vignato, capace di far danzare il trombone tra acustico ed elettronico;
– Francesco Diodati, chitarrista dal tocco narrativo e imprevedibile;
– Francesco Ponticelli, solido e fluido nel suo alternarsi tra contrabbasso e basso elettrico;
– Christian Meyer, batterista elegante, essenziale, capace di trasformare il ritmo in linguaggio emotivo.
E al centro, la voce magnetica di Petra Magoni, che non cerca di replicare Bowie ma di evocarlo, di farne emergere le ombre e le luci. La sua interpretazione, intensa e teatrale, oscilla tra delicatezza e potenza, tra sospensione e impeto, tessendo un percorso vocale che sorprende per autenticità e libertà.
Un viaggio nelle molte vite di Bowie
La scaletta ha tracciato un percorso che non è solo musicale, ma narrativo. Where Are We Now? e Life on Mars? hanno aperto finestre su un Bowie contemplativo, sognatore, quasi cosmico, mentre Rebel Rebel e Let’s Dance hanno riportato in sala l’irriverenza e l’energia di un artista iconico e camaleontico.
La meditativa This Is Not America ha introdotto una riflessione più intima, mentre Space Oddity ha proiettato tutti in una dimensione siderale, sospesa tra stupore e malinconia.
Starman e Warszawa hanno intrecciato memoria e sperimentazione, trasformando il palco in un prisma di emozioni cangianti. I guizzi elettronici di Little Wonder e la densità sonora di Blackstar, già in origine intrisa di jazz, hanno mostrato il Bowie più audace, quello disposto a esplorare territori ignoti fino all’ultimo respiro artistico.
Il viaggio è culminato nell’esecuzione corale di Heroes, un momento di intensità quasi fisica, in cui pubblico e musicisti sembravano respirare all’unisono, avvolti in un’unica onda emotiva.
Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi
A rendere l’esperienza ancora più immersiva, le luci di Luca De Vito, che hanno disegnato scenari cangianti e dinamici, e la regia sonora di Fabrizio Dall’Oca, capace di armonizzare ogni dettaglio, dalla tromba di Fresu ai fili elettronici, dalla chitarra alle sfumature vocali di Magoni. Il risultato è stato un concerto totale, non solo da ascoltare ma da vivere, un luogo in cui la musica diventava spazio, colore, respiro condiviso.
Alla fine dello spettacolo, Paolo Fresu e il suo ensemble hanno ricevuto il Cavatore d’Argento, opera del maestro orafo Michele Affidato, simbolo della tenacia artigiana e dell’identità catanzarese. Il premio, consegnato da Antonietta Santacroce e dall’assessora alla Cultura Donatella Monteverdi, ha suggellato un incontro artistico che ha saputo unire comunità, generazioni e sensibilità differenti.
“Heroes” non è stato semplicemente un tributo a David Bowie: è stato un viaggio collettivo nella sua eredità più profonda, quella capacità di trasformazione che continua a parlare al presente. Una serata in cui il jazz si è fatto ponte, memoria, visione. Una serata in cui la musica non si è limitata a suonare, ma ha vibrato nel cuore del pubblico, lasciando dietro di sé l’eco di un’emozione che non smetterà di risuonare.
Per le informazioni e le fotografie si ringrazia:
L’UFFICIO STAMPA DEL FESTIVAL Giuseppe Panella e Claudia Fisciletti e la social media manager Anna Trapasso.

