Recensioni

HARRY STYLES – KISS ALL THE TIME, DISCO OCCASIONALLY

Scritto da Marco Restelli

È un album che osa e in qualche modo sperimenta

Quando Harry Styles pubblicò il suo album d’esordio nel 2017, terminata l’esperienza con i suoi One Direction, tutti si stupirono del fatto che – a differenza ad esempio di Zayn – avesse scelto un sound non perfettamente in linea con i tempi. Niente rap, niente R&B da classifica e neanche musica elettronica, ma musica per  lo più suonata con strumenti tradizionali.
A quasi due lustri di distanza, il ragazzo è cresciuto d’età ma soprattutto artisticamente, diventando una vera e propria star mondiale, lanciata nella ionosfera del mainstream planetario. Con alle spalle gli ultimi due dischi che fanno già parte della storia del Pop di questo secolo, Harry ha passato gli ultimi quattro anni in disparte per riprendersi proprio dall’incredibile successo che lo ha inondato di attenzioni, ma con esse anche dell’inevitabile pressione e stress.
Quando ha deciso di tornare a fare musica si è detto che lo avrebbe fatto a modo suo e a dir la verità Kiss all the Time, Disco Occasionally è un proprio album che osa e in qualche modo sperimenta. Introducendo elementi nuovi, come forti dosi di elettronica e bassi pulsanti, il punto di riferimento dichiarato è il sound degli LCD Soundsystem che in qualche modo lo ha stregato. Se prendiamo ad esempio l’affascinante primo singolo Aperture, ormai in radio da un paio di mesi, e lo mettiamo in parallelo con Someone great della band di James Murphy, si capisce subito come i due intro si somiglino notevolmente. Il brano è una sorta di mantra ipnotico pieno di bassi e sintetizzatori ed è lontano mille miglia dalla fortunata As it was che col suo ritornello a presa rapida lo aveva portato ad ottenere oltre 4 milioni di streaming su Spotify (nella Top Ten assoluta). Praticamente irraggiungibile quindi, e così invece di tentare di inseguirlo ripetendo il formato vincente all’infinito, il nostro Styles ha fortemente creduto in una nuova direzione artistica, senza pensare troppo alle conseguenze.
Questo nuovo percorso lo ritroviamo in quasi tutti brani del disco che mettono al centro il ritmo, a volte anche a discapito delle melodie radiofoniche alle quali ci ha ormai abituato. I pezzi nei quali l’operazione ritengo sia meglio riuscita sono due il rimo dei quali è Pop che sarà presumibilmente pubblicato come singolo e ha tutto per diventare l’ennesimo successo discografico del cantante briannico.  L’altro è Dance no more forse meno immediata, ma non per questo esteticamente inferiore. Kiss all the time… è un lavoro che presenta in ogni caso anche elementi di continuità con quanto già prodotto in passato, seppur arricchito da maggior elettronica. Un esempio è Taste back, con quel suo piglio cinematografico ed arrangiamento che ricorda un po’ i Pet Shop Boys e trovo semplicemente fantastica. Sarebbe perfetta come colonna sonora di un viaggio in auto la sera. C’è spazio anche per due ballate: Coming up roses e Paint by numbers, piazzate sul lato B e devo dire che in entrambi gli episodi la splendida voce del protagonista regala emozioni come ha sempre fatto. Non posso non citare anche American girls, il nuovo singolo che è accompagnato da un video piuttosto simpatico come spesso ama fare Harry (ricordate Adore you?).
Tirando le somme, questo nuovo album conferma che le idee del ragazzo su come gestire la sua carriera continuano ad essere valide e i suoi fan non resteranno affatto delusi perché in fin dei conti si tratta di una manciata di canzoni che li accompagneranno per i prossimi anni e non cadranno facilmente nel dimenticatoio.

 

 

About the author

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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