Quello di Hamid Drake, Pasquale Mirra e Aly Keita è stato un concerto che ha attraversato tradizioni millenarie e linguaggi contemporanei senza mai perdere coerenza, un’esperienza immersiva, costruita sull’interplay e sulla fiducia reciproca, che ha saputo coinvolgere il pubblico in un flusso musicale ipnotico e in continua trasformazione.
Fin dalle prime battute il concerto si è sviluppato come un dialogo continuo tra Africa, jazz contemporaneo e improvvisazione libera. Il balafon di Keita ha portato in scena il respiro ancestrale delle tradizioni dell’Africa occidentale, mentre il vibrafono di Mirra ne ha raccolto gli echi trasformandoli in colori cangianti, sospesi tra lirismo e ricerca timbrica. Al centro, la batteria di Drake ha agito come una forza generatrice, capace di sostenere, provocare e indirizzare il flusso musicale con una naturalezza impressionante.
Particolarmente convincente la prova di Pasquale Mirra, capace di utilizzare il vibrafono come strumento armonico ma anche come percussione pura, dialogando con Keita in un gioco di riflessi che spesso sembrava annullare le distanze geografiche e culturali tra i due strumenti. Drake, dal canto suo, ha confermato la statura di maestro assoluto dell’improvvisazione.
HAMID DRAKE – batteria;
PASQUALE MIRRA – vibrafono;
ALY KEITA – balafon
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