Recensioni

Gruppo Autonomo Suonatori – Omnia Sunt Communia

Un prog rock che fa tesoro ed evolve con personalità le esperienze della grande stagione Prog nazionale e internazionale e le contamina con sonorità di matrice canterburyana e classica. Una vera e propria sorpresa.

Un disco targato Black Widows Records è sempre di per sé una sicurezza, ma il gusto di un ascolto privo di pregiudizi e d’informazioni disponibili con una semplice ricerca in rete, è un bel modo di approcciarsi all’ascolto di un gruppo che non si conosce. Il primo contatto, ovviamente visivo, è con la copertina. E quello che ho subito notato è un’eleganza dal gusto retrò fatta di scritte sui muri, che rievocano nostalgicamente un’epoca passata, e manifesti sbrindellati di concerti, che raccontano di una lunga attività live del Gruppo Autonomo Suonatori.
La scritta Prog Rock lasciava pochi dubbi, eppure né il nome né l’acronimo G.A.S. li avevo mai sentiti e, non è da poco che ascolto musica ma… Ci può stare visto che nutro sempre perplessità su chi afferma di sapere tutto.
È l’ascolto che mi ha messo un po’ in crisi, perché domande del tipo Ma da dove spuntano questi? o Come ho fatto a perdermeli? sono sorte spontaneamente.
Un prog rock che fa tesoro ed evolve con personalità le esperienze della grande stagione Prog nazionale e internazionale e le contamina con sonorità di matrice canterburyana e classica. Una vera e propria sorpresa. Una piacevole sorpresa. A questo punto inizia una ricerca che in parte assolve la mia non conoscenza del gruppo: è il loro primo album nonostante la loro attività live risalga alla fine degli anni ’90. A questo punto sorgerebbe spontanea la domanda perché aspettare tanto considerata la qualità? Non ho risposte, ma continuando la mia ricerca scopro che il gruppo ruota attorno alla figura di Claudio Barone e che i brani, che apparentemente rimanderebbero all’idea di concept, sono stati scritti in periodi differenti e ricoprono un arco temporale molto ampio.
Il titolo Omnia Sunt Communia, che campeggia al centro della copertina, che per la cronaca è opera di Pino Pintabona della BWR, rimanda alla rivolta dei contadini tedeschi del XVI secolo contro i soprusi di nobili e clero ma, visti i tempi, continua ad avere il suo bel fascino utopico. La narrazione dell’episodio è affidata alla lunga title track, che chiude l’album.
Il Sacco di Bisanzio è l’altro brano a sfondo storico nonché uno degli apici di un album pressoché perfetto. L’episodio è uno dei più drammatici della storia medievale e vede contro crociati e bizantini o, più correttamente, romani d’oriente. Persero questi ultimi e Bisanzio, per la prima volta, capitola. Le perdite umane furono ingentissime ma quelle culturali inestimabili: libri e manoscritti andarono perduti per sempre così come tante opere d’arte. Il brano si chiude con la rievocazione in sottofondo dei clamori di una battaglia lontana nello spazio tempo ma, anche in questo caso come nel precedente, non è possibile non notare inquietanti parallelismi con quella che è l’attualità.
Come ho scritto precedentemente l’album non può non far parte delle migliori collezioni di dischi, ma ai veri appassionati consiglio, nel caso fosse ancora disponibile, l’elegante edizione numerata e limitata a 66 copie, che la Black Widow Records ha realizzato.

 

Black Widow Records
G.A.S. (Gruppo Autonomo Suonatori)

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Fortunato Mannino

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