Recensioni

Griselda Masalagiken – La Struttura Del Vuoto

Fortunato Mannino

Un album che riporta alla mente le sonorità indie che hanno caratterizzato gli anni ’90

Che la fruizione della Musica sia ormai perlopiù in forma liquida è un fatto assodato. I tempi cambiano e anche se una sorta di ritorno al passato lo stiamo vivendo per il vinile il destino del cd, supporto mai completamente accettato, sembra segnato. I tempi che cambiano? Sicuramente, ma quello che a me preoccupa di più è il disordine e la decontestualizzazione con cui ci si approccia alla Musica. Come ho detto “i tempi cambiano” e un po’ tutti, volenti o nolenti, ci adeguiamo ma… Resistere è anche un dovere.
Un ottimo compromesso tra modernità e nostalgie vintage lo propone la Skank Bloc Records. L’etichetta italiana con sede a Parigi, infatti, pur prediligendo il formato digitale immette sul mercato un numero limitatissimo di audiocassette che, inevitabilmente, diventano da collezione ma che, soprattutto, regalano un tuffo nei ricordi. Al di là delle scelte politiche, quello che a noi interessa è la qualità della proposta e i più ricorderanno che lo scorso anno Canti Felice di Luciano Chessa entrò nella mia classifica dei migliori album del 2018 e Gli Insetti Nell’Ambra mi piacquero molto. È normale, dunque, che mi sia accostato con curiosità e aspettative al nuovo album di Griselda Masalagiken. Il titolo è La Struttura Del Vuoto e trattandosi, come l’autore stesso dichiara, della fine di un percorso meditativo e compositivo iniziato nel 2012… Sono andato a rispolverare un po’ di brani.
Il tema dominante dei tre album è il Tempo: in Nei Demoni del Taschino (2012) l’autore affronta problematiche e fatti inerenti al presente; in Memorie del Nervo Ottico (2017) il ricordo, dunque, il passato e… La Struttura Del Vuoto dà uno sguardo al futuro. Un unico tema per tre album musicalmente molto diversi. Il consiglio, fin d’ora, è quello di ascoltarli tutti e non in modo disordinato.
Torniamo a La Struttura Del Vuoto e, come sempre, il primo incontro col disco è visivo: una foto dai colori sbiaditi, una ragazza che campeggia su una strada asfaltata e un tornado alle sue spalle. Il messaggio mi sembra chiaro: la spavalderia e i sogni della giovinezza sono sbiaditi, lasciando il posto a un presente difficile e a un futuro incerto. Il precariato e una difficile quotidianità caratterizzano la Storia di Ferruccio, brano che diventa specchio impietoso di un paese allo stremo e, di riflesso, di una politica sempre più assente e incapace di affrontare le vere emergenze. Lazzaro è, a mio avviso, il brano più fosco e forse non è un caso che sia stato collocato a metà del disco. Disperazione e insoddisfazione trovano il loro apice e versi come “dei morti viventi invidio la seconda chance” e “ho sprecato il mio tempo leggendo la posologia” lasciano pochi dubbi.
L’album si chiude con Pioggia e Miracoli brano malinconico, caratterizzato dall’uso del pianoforte e del sax, in bilico tra consapevolezza e speranza. Elementi questi ultimi fondamentali per salvarsi da una triste normalità. Molto belli e significativi i versi che chiudono l’album “ma io provo a nasconderti dai pensieri bui, per non uccidere ciò che verrà”.
Griselda Masalagiken, musicista romano ma da anni residente a Los Angeles, ci regala un album scarno, essenziale, diretto in cui a prevalere è il suono elettrico della chitarra. Un album che riporta alla mente le sonorità indie che hanno caratterizzato gli anni ’90.
Sicuramente tra gli ascolti più interessanti di quest’anno.

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