Recensioni

Grand Guignol Diabolique – Lingua

Scritto da Claudio Prandin

E’ un disco attuale che prende spunto dall’Hard Rock più tradizionale

Grand Guignol Diabolique è difficile da raccontare: è un progetto peculiare pensato già nel 2008, voluto e realizzato dal bolognese Franco Turra, che ha composto l’intero repertorio e prodotto questo disco che si avvale degli assoli di chitarra di Luca Lodi.
L’approccio è quello di chi vuole fare le cose seriamente ma senza prendersi troppo sul serio, atteggiamento che apprezzo molto in chiunque proponga la sua forma d’arte, qualsiasi essa sia. In queste sei canzoni imbastite con sapienza, si percepisce infatti una vena ironica e autoironica che valorizza il progetto.
Il genere può ad un primo ascolto essere ricondotto all’hard rock anni ’70 e ai suoi fulmicotonici riff ma questa indiscutibile influenza viene miscelata con un gusto tutto italiano nell’interpretazione delle parti vocali, condito con un pizzico di goliardia che rende le canzoni gradevoli e divertenti da ascoltare. Sicuramente la voglia di stupire e quella di divertirsi saltano all’orecchio già dai primi accordi.
Si comincia con Leave a little room for Jesus e la sua intro granitica che ricorda l’hard rock più classico; può esser considerato il manifesto del disco perché contiene gli ingredienti che caratterizzano l’opera: chitarre abrasive, ritornello incisivo e cantabile, assolo centrale di ottimo livello. Idontwannalose propone giochi di voci prima roche poi in falsetto che si rincorrono a gran velocità. Molto bella Troppi errori di valutazione, forse la traccia migliore del lotto, con un ritornello tutto da ascoltare.
Nel mondo del Rock la lingua (inteso come il muscolo che risiede all’interno della bocca) ormai è sdoganata; si pensi alla copertina di Acquiring the taste dei Gentle Giant o al più famoso logo dei Rolling Stones; nel caso del GGD, anche se la copertina è molto ironica e ricorda le linguacce, il significato è più elevato: intende omaggiare i vari “linguaggi” e i popoli che li parlano, riavvicinando l’umanità partendo proprio da ciò che la divide; il fatto che la metà dei brani sia cantata in inglese e l’altra metà in italiano illustra questo concetto meglio di qualsiasi didascalia.
Quando al factotum Franco Turra viene chiesto di definire la sua musica, risponde che le sue sono: “Canzoni in cui tutto può accadere e dove 1+1 difficilmente farà 2”

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Claudio Prandin

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