Sound&Vision

Graham Nash @ Casa Del Jazz

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Scritto da Paola Varricchio

Estasi e gratitudine di tutti i presenti, che spente le luci vanno via ancora sognanti.

“Ieri sera sono stata dove c’è ancora amore. Ho visto un pezzo di storia della musica farsi ancora una volta storia”. Queste parole dette il giorno dopo del concerto di Graham Nash alla Casa del Jazz di Roma non sono le mie, ma con immediatezza e spontaneità rispecchiano un’emozione condivisa.
Eh si, perché quando una leggenda del rock, a più di 70 anni, arriva sul palco della Casa del Jazz attraversando il parco a piedi nudi, imbraccia la prima delle chitarre che poi suonerà quella sera e ti fa vivere in maniera così vivida la pulsione e il trasporto di anni che non puoi ricordare ti rendi subito conto che l’emozione che stai vivendo è preziosa e che la custodirai.
Nash, vera e propria icona del folk rock americano, due volte nella Rock and Roll Hall of Fame, con Crosby e Stills e con gli Hollies, ha scelto Roma come prima tappa di un tour intimo, in cui ripercorre la sua carriera accompagnato da due grandi musicisti: Shane Fontayne alla chitarra elettrica, già chitarrista di Sting e Springsteen e Todd Caldwell alle tastiere e alle seconde voci.
Un viaggio lungo cinquant’anni ripercorso attraverso i brani del repertorio del trio CSN e degli Hollies, che è passato anche per alcuni grandi omaggi, in particolare ai Beatles con A day in the life e alla super Joni Mitchell con Our House, da poco vittima di un incidente ma che, ha assicurato Nash introducendo la canzone, si sta riprendendo alla grande.
Amore e impegno civile le tematiche ricorrenti, in una scaletta che ha conquistato i fan nostalgici quanto i curiosi meno preparati: Wasted, Marrakesh, Bus Stop, l’emozionante I used to be a King. Ogni brano accompagnato da un aneddoto, da una storia, perché l’intento era quello di raccontarsi e di farlo in maniera intima, vera.
Right between the eyes resta uno dei momenti più intensi della serata.
È molto bello che le mie canzoni siano ancora cantate, è doloroso che siano ancora attuali, perché vuol dire che tanti problemi oggetto di quelle canzoni sono rimasti senza soluzione”, così (e a dire il vero con un’espressione ben più colorita) Nash introduce Oh Camil, dedicata al veterano del Vietnam Scott Camil, e poi Military madness, Wind on the water seguita da Immigration man, tratta dall’album del 2016 This path tonight.
Il tempo corre veloce e le chitarre si alternano, Nash è grandioso e i compagni di viaggio che ha scelto fanno la loro parte
Ancora qualche pezzo, tra cui 4+20 e Lady of the Island e poi un acclamato bis con Chicago, Everyday di Buddy Holly e l’immancabile Teach your children.
Un “grazie” urlato dal pubblico sembra dare voce all’estasi e alla gratitudine di tutti i presenti, che spente le luci vanno via ancora sognanti.

Articolo di Paola Varricchio, Fotgrafie di Bruno Pecchioli

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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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