Interviste

Gogoponies, Intervista

Giovanni Panebianco

“Stiamo uscendo sempre più dalla Brianza, dalla nostra comfort zone, e ci piace”

Originali all’inverosimile, colorati e sorridenti, i Gogoponies, ideatori del Fit Metal, sono stati tra i protagonisti dell’evento che, giovedì 25 Luglio, ha portato al Tiki Taka Village di Francavilla Al Mare (CH) i Nashville Pussy, per l’unica data del Centro-Sud Italia. Molti conosceranno la sex ‘n’ roll band di Atlanta, ma questa intervista è per chi, malauguratamente, non ha ancora sentito parlare del quartetto milanese tutto arcobaleni e unicorni.

Partiamo con la più classica delle domande: nome della band.
Carolina (voce): Nome della band? Gogoponies. Perché? Perché no. Cercavamo un qualcosa di molto veloce, tipo Go-Go. A Go-Go ci puoi attaccare qualsiasi cosa e suonava come un ridicolo “trotta trotta cavallino”. Da lì il degenero ed è rimasto Gogoponies.

Come si viete conosciuti?
Carolina: Abbiamo suonato spesso insieme pur militando in gruppi diversi. Quando ci è venuta voglia di creare un qualcosa di nuovo, prettamente femminile, abbiamo unito le forze. Purtroppo un giorno è arrivato Mr. Bengala, che ci ha messe tutte in riga, facendo svanire i nostri propositi iniziali (risate, ndr).

Avete la particolarità di rendere ogni live differente dai precedenti. Com’è venuta fuori l’intuizione degli outfit diversi e sono essi strettamente collegati alla performance che andrete a proporre?
Carolina: C’è uno studio ogni volta che esce una data. In base a dove suoniamo cerchiamo di adeguare il vestiario. E’ faticoso, ma è anche la parte più divertente. Inoltre c’è un grosso aiuto da parte di Pony Manero, il quinto membro non accreditato, che è quello con le manine d’oro e che asseconda i nostri desideri, nei limiti del possibile. Stessa cosa avviene con le locandine dei nostri show: ci serviamo di un panorama di grafici bravissimi che creano gli artwork per poi farne dei poster da smerciare nel nostro banchetto del merchandising.

Tra tutti i vostri concerti ce n’è uno che ricordate con particolare piacere?
Vanessa (chitarra): Si, quello di Tokyo (risate, ndr).
Carolina: Quello con le Pussy Riot, in cui avevamo una valanga di luci al neon che ci comandava Pony Manero o quello al Milano Rugby Festival, vestite da circensi, con la donna barbuta che faceva la lap dance.

Come nasce una vostra canzone?
Vanessa: Da Mr. Bengala che viene in sala e dice: “Raga, c’ho il riff nuovo!”. Ci troviamo poi a casa di Carolina e suoniamo con i cuscini e le chitarrine acustiche. Studiamo così il pezzo. Il tutto condito da delle grandi mangiate di pastasciutta e lasagne.
Miky Bengala (basso): Il brano si struttura man mano e una volta completata la parte musicale si decide un tema assurdo a cui collegare un testo, quasi sempre di stampo cinematografico. Assolutamente zero politica.

Lasciamoci con la più ovvia delle domande di congedo: progetti futuri?
Vanessa: Tokyo! (risate, ndr). Ci è piaciuta la prima volta che ci abbiamo suonato e vorremmo ritornarci.
Carolina: Ad Agosto partiremo per un mini tour di quattro date in Inghilterra. Prima ancora saremo in Austria con i Mad Sin. Abbiamo un bel po’ di progettini. Stiamo uscendo sempre più dalla Brianza, dalla nostra comfort zone, e ci piace.

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