Interviste

Glueckners, Intervista

Fortunato Mannino

Era diverso tempo che non mi capitava di proporre musica ispirata alla tradizione celtica e, in questi strani giorni, mi trovo a presentare un secondo album. E se il primo mi ha portato nelle leggende e nei suggestivi luoghi del nord-est, il secondo si muove su un altro affascinante territorio che è per me decisamente familiare: l’estrema punta dello stivale.
Reggio Calabria, oggi, è una città contradditoria ma la sua Storia, lo dico con un pizzico di vanità, ha pochi eguali e spiace constatare che se ne parli pochissimo e, colpevolmente, gli stessi reggini la dimenticano o la ignorano. L’occasione per riproporla all’attenzione del grande pubblico ce la offrono i Glueckners.
Abbiamo incontrato Paolo De Benedetto, violista e cofondatore con l’arpista Aurora Surace dell’Irish band reggina, e insieme a lui abbiamo ripercorso i temi che stanno alla base di The Book Of Legends e rispolverato miti e leggende di questa meravigliosa terra e… Attenzione! Non è solo un viaggio virtuale, perché i luoghi di cui si parla sono incantevoli.

Ciao Paolo, benvenuto su SOund36.
Grazie, un saluto a tutti voi.

La prima domanda è quasi obbligata: come nasce la passione per sonorità così lontane da quelle tipicamente mediterranee?
Non ti saprei dire esattamente il momento in cui mi sono innamorato di questo genere musicale, ma posso dirti che questa passione è nata fin da bambino quando, immerso nella natura, immaginavo di vivere in quei luoghi incantati tipici della terra di mezzo. Sono un assiduo ascoltatore di Angelo Branduardi, probabilmente ho subito il suo influsso musicale decidendo infatti all’età di soli 7 anni di intraprendere lo studio del Violino, così da poter ricreare quelle atmosfere tipiche della musica medioevale che mi hanno portato all’approfondimento dello stile Celtico e del folklore irlandese.

Siete attivi dal 2002, ma vorrei che ripercorressi, brevemente, la storia del gruppo, soffermandoti anche sulla scelta del nome.
Devi sapere che il gruppo nel corso degli anni ha subito numerose trasformazioni, sia dal punto di vista strutturale che da quello musicale, e se oggi abbiamo raggiunto questo sound particolare e identificativo è solo per un lavoro di continua ricerca e studio fatto in sinergia con ognuno dei componenti attuali della band. Quanto al nome invece è nato casualmente imbattendomi in dei pupazzetti con le sembianze di piccoli gnomi portafortuna chiamati Glueckners ossia I Fortunati, noi infatti ci riteniamo “fortunati” per aver intrapreso questa strada, augurandoci di riuscire a catapultare l’ascoltatore in quei luoghi da noi narrati e tradotti in musica.

The Book Of Legends è il vostro ultimo album. Un lavoro interessante di ricerca storica e sonora. Raccontaci come nasce.
“THE BOOK OF LEGENDS” nasce dopo un elaborato lavoro di ricerca. È il nostro primo progetto musicale inedito del quale ho curato gli arrangiamenti con musiche di Angelo Teddy Condello, Domenico Mazza e Gianluigi Lombardo e Testi a cura di Paola Nicolò.
Un cd che racchiude le nostre magiche radici dando nuova linfa alle storie e leggende della nostra terra e cultura lasciandole rivivere in perfetto stile GLUECKNERS.
Il disco si compone di 10 brani editi da MISERIA E NOBILTA’ SAS di Milano e IDEO MUSIC di Reggio Calabria: La Danza di Morrigan ispirata alla leggendaria Fata Morgana creatrice del mirabolante effetto omonimo che ha luogo tutt’oggi nelle giornate più calde sullo stretto di Messina, Scilla e Glauco scritto per noi da Rosario Canale e ispirato al leggendario amore tra la ninfa Scilla e il semidio Glauco, Hop Frog tratto da un racconto di Edgar Allan Poe, La Mano di Pietra ispirata alla tragedia degli Alberti di Pentedattilo, Let me fly to him dedicato alla storia di una ragazza madre rinchiusa in una delle Case Magdalene d’Irlanda negli anni sessanta, U Fudittu personaggio della fantasia popolare calabrese e brani strumentali come Castle Tales, Jig Of Joy e Danza Anomeri dedicata quest’ ultima a Motta Anomeri antico nome di Ortì, paesino alle pendici dell’Aspromonte.

L’album è molto bello e, soprattutto, è originale, cosa non da poco. Tra i brani che ho amato di più c’è La Mano di Pietra. Oggi Pentedattilo è uno dei luoghi più suggestivi della provincia reggina, ma la sua storia è macchiata di sangue. Racconti ai nostri lettori l’episodio e, soprattutto, come hanno rivissuto i Glueckners quella triste pagina di storia.
Questo è un brano a noi molto caro, difficile da gestire e raccontare. La storia degli Alberti è narrata in prima persona da Antonietta figlia del Marchese Alberti e unica sopravvissuta al massacro della sua famiglia avvenuto la notte di Pasqua del 16 Aprile 1686 per mano del Barone Bernardino Abenavoli di Montebello, un comune in provincia di Reggio Calabria. Si dice che il Barone e la Marchesina fossero amanti segreti, i contrasti sociali delle rispettive famiglie non gli permettevano però di vivere il loro amore liberamente, situazione che li portò ad architettare una fuga dal castello di Pentedattilo proprio la notte di Pasqua. Bernardino sarebbe entrato insieme ad un gruppo di uomini, avrebbe rapito Antonietta e senza spargimento di sangue alcuno sarebbero andati via, ma c’è sempre qualcosa che manda a monte i piani. “Non doveva andare così” ripete Antonietta nella canzone, un amore impossibile che prende vita attraverso l’incalzante musica d’impronta Prog di Teddy Condello e le struggenti parole scritte dalla nostra Paola Nicolò. Un lavoro ambizioso di cui ho curato l’arrangiamento caratterizzato dall’alternarsi di strumenti capaci di ricreare le atmosfere cupe e drammatiche di quei momenti.

U Fudittu, invece, rappresenta il lato magico dell’album ed è l’unico brano in dialetto reggino in un album che parla oltre l’italiano anche l’inglese. Una scelta che condivido e ti chiedo per questo di raccontarci il brano e quel personaggio particolare che è u fudittu.
U Fudittu è il lato più nascosto di ognuno di noi, quello ironico, dispettoso, irriverente ma inesorabilmente divertente. U Fudittu non ha freni né limiti, gioca in continuazione passando il tempo a disturbare il sonno di noi umani sedendosi durante la notte sul petto del povero malcapitato che si ritroverà improvvisamente a corto di fiato. La leggenda vuole che se riuscissi ad afferrare il suo cappello rosso o blu, il furbo folletto sarà costretto a dirti dove si trova la pentolaccia piena di monete d’oro. Una favola nostrana che trova radici profonde nella cultura celtica, proprio per questo il nostro Teddy nel comporre il brano, del quale ha curato sia il testo che la musica, si è lasciato ispirare dalle sonorità della nostra terra creando un motivo orecchiabile e dal ritmo coinvolgente a metà tra una Polka Irlandese e la nostra Tarantella. Intenzione della band infatti è quella di unire le radici calabresi alla cultura celtica attraverso l’utilizzo anche di strumenti tipici della nostra tradizione come la Lira.

I Glueckners sono reggini, ma negli anni vi siete costruiti una giusta fama nazionale. Come state affrontando questo periodo e quali sono i progetti futuri.
La situazione non è delle migliori soprattutto nel nostro campo ma, essendo dei sognatori impenitenti, non ci lasciamo scoraggiare utilizzando questo tempo a nostra disposizione per studiare, creare e approfondire il linguaggio musicale che contraddistingue il nostro stile.
Quanto ai progetti a cui stiamo lavorando sono tanti e speriamo vedano la luce al più presto.

Paolo io mi fermo qui e ti lascio ai nostri lettori. Aggiungi tu la risposta alla domanda che non ti ho fatto.
Permettimi dunque di ringraziare fortemente tutti gli altri componenti della band, è merito loro se i Glueckners sono cresciuti diventando quello che sono oggi. Ai Flauti e autore di Danza Anomeri Gianluigi Lombardo, Chitarrista e autore delle musiche Angelo Teddy Condello, Pianoforte / Fisarmonica Giuseppe Dato, All’Arpa e cofondatrice insieme a me della Band Aurora Surace, al Basso e autore di Jig of Joy Domenico Mazza, alla sezione ritmica Batteria e Percussioni Giuseppe Spanò, alle Tastiere/Synth Augusto Molinari e alla Voce nonché autrice dei testi del nostro progetto Paola Nicolò. Grazie inoltre alla nostra Social Media Manager Katya Sapone per il suo prezioso supporto, a Fortunato Nat Serranò e il suo New PFL Recording Studio luogo dove The Book Of Legends ha visto la luce. Grazie a Lino Lacquaniti, Francesco Monteleone ed Emiliano Legato per aver creduto nel nostro progetto editandolo, grazie a tutti gli altri artisti che hanno collaborato per la realizzazione del CD e grazie anche a te Fortunato e a SOund36 per averci dato la possibilità di raccontarci in questa bella intervista. Ad maiora.

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Paolo De Benedetto

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