Recensioni

Giuseppina Ciarla – A Ticket Home

Un album affascinante per le atmosfere che crea l’arpa, per la voce eterea di Giuseppina Ciarla, per la ricchezza e la raffinatezza degli arrangiamenti e per quella bellezza intrinseca a brani senza tempo

Sono ormai dieci anni che scrivo di musica e, a mia memoria, gli album con sola arpa che ho proposto sono pochissimi. E questo forse è dovuto anche alla complessità di uno strumento che però regala atmosfere ed emozioni uniche. Non è un caso che la storia di questo strumento sia legata alle corti di antiche civiltà quali egizi e sumeri.
I virtuosi dell’arpa non sono tantissimi e la loro carriera si lega prevalentemente alla musica classica, con qualche illustre eccezione: Alan Stivell, che con la sua arpa celtica ha contribuito alla rinascita della musica tradizionale bretone.
Il disco che presentiamo oggi porta la firma dell’arpista, cantante e compositrice e arrangiatrice Giuseppina Ciarla. Leggere il curriculum dell’artista barese e statunitense d’adozione ne restituisce immediatamente la caratura: dal 2002 è Prima Arpa dell’Opera di Sarasota in Florida e, per essersi distinta in tale ruolo, nel 2017 riceve il prestigioso Gunther & Ilse Kern Grant for Outstanding Opera Artist; è stata anche Prima Arpa del Petruzzelli di Bari e ha collaborato con i più grandi direttori d’orchestra e artisti. Annoverare artisti, collaborazioni e premi significherebbe riempire facilmente lo spazio a disposizione. Alla tecnica e alla sensibilità, che a questo punto appaiono evidenti, si unisce quell’elemento indispensabile per ogni artista: la ricerca. Una ricerca che la porta ad esplorare le sonorità jazz, la world music e il pop più elegante.
Quello che presentiamo oggi è il suo primo album solista e rappresenta un po’ la summa di quanto scritto finora. Il titolo è A Ticket Home e stupisce, considerata la qualità tecnica e le suggestioni che regala, che sia autoprodotto. L’album è composto da undici brani, nove dei quali sono rivisitazioni di pezzi famosi e due sono degli inediti. Rivisitare pezzi celeberrimi significa accettare una sfida difficile, ma anche condividere con l’ascoltatore una parte di sé. E che la sfida sia vinta lo si intuisce dalle note e dagli arrangiamenti iniziali di Oblivion di Astor Piazzolla, scorrendo i titoli ci si imbatte in classici come The Ballad of Sacco and Vanzetti (Joan Baez-Ennio Morricone), Bella Ciao, Billie Jean (Michael Jackson), fino ad arrivare a Libertango di Astor Piazzolla con cui si chiude il cerchio.
Brani diversi e lontani nello spazio tempo che si armonizzano e si rigenerano nella visione e nella sensibilità dell’artista e che rivelano, quasi inutile sottolinearlo, anche una grande capacità tecnica, grazie alla quale ogni brano assurge allo status di classico impreziosendosi di sfumature jazz.
Un album fin qui affascinante per le atmosfere che crea l’arpa, per la voce eterea di Giuseppina Ciarla, per la ricchezza e la raffinatezza degli arrangiamenti e per quella bellezza intrinseca a brani senza tempo. Ma a rendere speciale l’album sono le due composizioni autografe Preghiera e L’Invasione di Farfalle. Sono questi due brani che confermano ed esaltano le qualità della compositrice e, mi auguro, siano anche quelli che anticipano un album di tutti inediti.
Come ho scritto in precedenza stupisce che un album di così tanta bellezza sia autoprodotto. Il consiglio dunque è quello di andare sul sito dell’artista e farlo vostro.

Giuseppina Ciarla: https://www.facebook.com/giuseppina.ciarla.5
Giuseppina Ciarla: https://www.facebook.com/HumanatHarp
https://www.instagram.com/humanatharp/
Stefano Dentice – Ufficio Stampa Indipendente

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Fortunato Mannino

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