Recensioni

Giovanni Block- S.P.O.T.

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Scritto da Paola Varricchio

Il secondo album di Giovanni Block, il tempo consapevole e necessario del ritorno e del ricongiungimento con le proprie radici e con sé stesso.

E’ uscito da poche settimane “S.P.O.T. (Senza perdere ‘o tiempo)”, il secondo album di Giovanni Block, scritto, orchestrato e prodotto artisticamente dallo stesso cantautore, e registrato negli studi della Polo Sud  a Napoli.
Giovanni Block, classe 1984, Premio Tenco nel 2007 e vincitore dell’edizione del 2009 di Musicultura; non è la prima volta che scrivo di lui, ho avuto la fortuna di ascoltare alcune canzoni di questo nuovo disco mesi prima che venissero limate, arrangiate, sistemate organicamente per prendere la forma di un lavoro compiuto. So quanto S.P.O.T. sia frutto di un percorso di diversi anni, di studi, esperienze, di tanti incontri. Una restituzione “di pancia” di anni vissuti e metabolizzati.
Circa quattro anni fa, assieme a Vincenzo Rossi e Giuseppe Di Taranto, Giovanni ha dato vita ad un progetto bellissimo, il Be Quiet, un collettivo di cantautori napoletani, che quest’anno ha conquistato il palco del teatro Bellini di Napoli, e che speriamo presto di poter ascoltare in giro per l’Italia. Quattro anni di musica e aggregazione, di collaborazioni, un progetto figlio di una città che mostra un volto artistico e musicale rinnovato, che si riscopre fertile e rivendica il diritto e la necessità di esprimere l’anima immensa che ha.

be_quiet
Molti degli artisti del collettivo hanno preso parte al disco di Block, altri sono musicisti incontrati sul proprio percorso: Flo, Alessio Arena, Moda loda broda, Gli Epo, Francesco Di Bella, Batà ngoma sono solo alcuni degli artisti presenti nell’album.

“S.P.O.T.” è stato anticipato da “Tiemp’ ‘e viento”, brano in cui Block duetta con Alessio Arena, altro grande cantautore napoletano trapiantato a Barcellona, anche lui vincitore di Musicultura, nel 2013. Un pezzo che sancisce sia una forte amicizia che la collaborazione tra due grandi artisti.
Un testo bellissimo e un arrangiamento dal sound pop moderno che cullano chi l’ascolta in un tempo sospeso. In modo molto arguto Giovanni concilia la tradizione di un dialetto viscerale, delle radici, alla modernità di un arrangiamento accattivante, che ti rimane in testa.

TIEMP’ ‘E VIENTO

Un album eclettico, undici tracce (dieci più una) molto diverse tra loro. Ironiche, acute e molto ritmate “Adda venì Baffone” e “Int’all’ underground”.
Archi e percussioni la fanno da padrone invece in “O mare va truvann e forte”.
“Il mare va truvann e forte” gli ha detto una volta un pescatore procidano intimandolo di non uscire in mare col maestrale perché il mare vuole i “forti”.
“Patatè famme rinascere gabbiano (…). Damme ‘ e scell’ e pigliatelle chesti mmane, c’ hanno tuccato sul’ ‘a morte.”
Un testo toccante, ancora più bello perché dedicato a tutti gli uomini di mare.
Intenso e leggero il duetto con Francesco Di Bella in “Senza dicere niente”. Incantevole quello con Flo, una delle voci più promettenti del panorama musicale napoletano d’oggi, in “Core mio”.
Un album davvero ricco. Ricco di influenze musicali rielaborate per mano (e cuore) di un compositore maturo, ma ricco anche di tante anime, ironico, malinconico, fatalista, sagace, innamorato, disilluso.
Chi ha conosciuto Block dai suoi esordi resterà sorpreso, S.P.O.T. è un album totalmente diverso dal primo, ma non è un caso che sia frutto di questi anni e di queste esperienze, non è un caso che per la prima volta Giovanni scriva in napoletano, utilizzando il suo dialetto come mezzo di riscoperta di sé e di dialogo con il mondo, perché quest’album è un po’ questo: il tempo consapevole, equilibrato e necessario del ritorno e del ricongiungimento con le proprie radici e con sé stesso.

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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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