Interviste

Giovanni Del Grillo – Intervista

“Vivi con Amore, ascoltatore, brutta bestia. Cambia, se vuoi che il Mondo cambi. Guardati nello specchio con meticolosa cura, prima d’infrangerlo con i tuoi sentimenti.”

Il Cammino di Sanremo” Resistenza cantautoriale On the road. Di cosa si tratta? Beh, me lo sono chiesto anche io, anche se a priori l’idea mi è piaciuta, e per saperne di più ho scambiato quattro chiacchiere virtuali con il cantautore Giovanni Del Grillo. L’idea è quella di partire da Roma e risalire lo stivale fino ad arrivare a Sanremo. Il percorso verrà effettuato in parte a piedi e in parte in camper e, durante le tappe, il geniale cantautore romano non solo proporrà la sua Musica, ma cercherà di far proseliti. La filosofia del cammino ricalca, in parte, la filosofia e la poesia che si condensa nel titolo del suo quarto album: Un Leggero Errare. Un viaggio lento fatto di emozioni, sensazioni che, spesso, gli artisti decidono di condividere trasformandole in Arte… Chissà che non succeda anche in questo caso. Il cammino che inizierà il 17 gennaio, prevede tante tappe e altrettanti concerti ma… Sui dettagli il web sa più di me. Come andrà a finire? Non saprei, ma l’idea di una Musica indipendente nel tempio del mainstream non solo mi stuzzica, ma sarebbe l’occasione giusta per farmi gustare i miei primi cinque minuti del mio primo festival.

Ciao Giovanni e benvenuto sulle pagine di SOund36. È la tua prima volta qui e, per questa ragione, la prima domanda è un po’ scontata: raccontaci un po’ di te e della tua Musica.

Ciao, la prima volta con voi è per me come il primo furto: non si scorda mai. Chi sono, che domanda! Il mio psichiatra mi ha diagnosticato ‘affetto da male di vivere attenuato da sporadica frequentazione col doppio senso’. Per dovere di sintesi mi limito a confessarvi che sono d’accordo con lui su tutto, fatta eccezione per le prime due cose. In particolare scrivo e descrivo ciò che sento e consento. Non so se la lettera maiuscola si addica alla mia Musica, ma già per averla utilizzata mi state simpatici: forse vi risparmierò.

L’incontro con il poeta Nicolino Pompa, il cantautore Stefano Rosso e poi… la romanità. Come tutto questo ha influenzato la tua musica e il tuo approccio alla vita.

È stata la vita ad approcciarsi a me, e l’ha fatto spesso con asprezza. In alcuni casi m’ha concesso il lusso dell’agrodolce, ad esempio per quanto riguarda l’incontro e la collaborazione con Stefano e con Nicolino. Ho avuto il piacere di assaporarli entrambi, uomini, artisti e poeti allo stesso tempo; oggi posso solo serbare il ricordo di quel ‘trovarci insieme a far Poesia’, come avrebbe detto Nicolino… ma è un po’ come la faccenda delle Madeleine di Proust, il famoso pilota di Formula Uno.

Ci regali dei due un ricordo a cui sei particolarmente affezionato?

Quale regalo? Qui si paga tutto! Di Stefano la volta che mi venne a sentire in concerto e poi mi chiese di suonare con lui… il basso elettrico, io che son pianista!!! Di Nick il momento in cui ci siamo ritrovati dopo due anni di silenzio, al cinema Barberini di Roma, alla fine della presentazione del documentario sulla sua vita: ‘SMS – Save My Soul’ di Piergiorgio Curzi. Non fui capace di non piangere, forse era per il prezzo del biglietto, c’è sempre un prezzo da pagare e chi davvero vuol far l’artista questa frase deve tatuarsela sulla fronte.

Prima di formulare queste domande ho ascoltato Un Leggero Errare, tuo ultimo album, e a ritroso, brani dagli album precedenti. La differenza e l’approccio mi sembrano evidenti. Ci racconti il percorso artistico che sfocia in Un leggero Errare.

Necessità di provare un’altra strada, incapacità di smettere di dar sfogo alle mie creature (la mia prole, le mie parole), abbandonarmi all’errare con leggerezza. Come so’ annato?

Un Leggero Errare tre parole cariche di filosofia e poesia. Qual è il messaggio che vuoi mandare all’ascoltatore.

Vivi con Amore, ascoltatore, brutta bestia. Cambia, se vuoi che il Mondo cambi. Guardati nello specchio con meticolosa cura, prima d’infrangerlo con i tuoi sentimenti.

Arriviamo a “Il Cammino di Sanremo”. Parlaci di questa idea che trovo geniale, e soprattutto, del come e del perché nasce.

Da un gioco di parole, una delle tante scemenzuole di cui sono fontana. Potevo farmi gli affari miei, ma chi mi sta intorno mi prende sempre troppo sul serio! Vado a chiedere la Grazia al Santuario del mainstream, sperando che lì sia rimasta Grazia da offrire.

Cammino di Sanremo” richiama qualcosa di mistico, ma trattandosi del festival, non posso non cogliere un po’ d’ironia. Che senso ha, oggi, per te questa manifestazione?

Questa è troppo seria: mi appello al Quinto Emendamento, Vostri Onori.

Come immagini il tuo arrivo lì, soprattutto, se avrai con te un bel seguito di artisti?

Immaginare non porta a nulla. Mi gusto il Cammino, passo per passo, passo al quadrato.

Ti ringrazio del tempo che mi hai dedicato e t’invito a concludere tu questa intervista, rivolgendoti direttamente ai lettori di SOund36.

Ciao Lettori di SOund36, non vi salga mai a più di 36 e mezzo e soprattutto v’assista la Fortuna che s’augura al navigante in gran tempesta, cioè di mantenere salda la rotta e di non smarrire mai la Via.

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Fortunato Mannino

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