Recensioni

Giovanni Dal Monte – Reforming The Substance

Fortunato Mannino

Ci dà la possibilità di riapprezzare un’opera (nuova)!

È con vero piacere che torniamo a proporre un’opera di Giovanni Dal Monte, musicista che abbiamo proposto ed intervistato in occasione dell’uscita di Visible Music For Unheard Visions. Artista poliedrico, tra i più apprezzati e stimati della nostra avanguardia; ha prestato le sue suggestioni musicali al cinema, al teatro e all’Arte, riscuotendo sempre grande successo di critica e di pubblico. Un artista di primo piano, forse ancora non completamente capito dal pubblico italiano, che ripropone oggi, spinto anche dal successo dell’album precedente, Reforming The Substance. Prima di entrare nello specifico, per quanto possibile, chiariamo subito che si tratta di una riedizione e, per questo, la considereremo come un’opera nuova. Un brano, infatti, è stato eliminato e tre ne sono stati aggiunti, quindi è difficile considerarla una semplice ristampa. Anche Reforming The Substance, come tutte le sue opere, ha come caratteristiche la manipolazione della materia sonora e l’unicità che la slega da un prima e da un dopo.
L’elettronica e il campionamento sono gli strumenti che Giovanni Dal Monte utilizza per manipolare i suoni. Suoni o sonorità che provengono, in questo caso, soprattutto dalla tradizione classica, ma anche dalla quotidianità e dalla Natura. Ciò che ne scaturisce è un affascinante unicum sonoro con connotazioni chiaramente introspettive e psicologiche. La foto di copertina non può, infatti, non rimandare ad un percorso a ritroso nel tempo e nel subconscio alla ricerca di immagini, suoni, sensazioni lì sepolte. Questa valenza fortemente evocativa e le forti connotazioni psicologiche rappresentano l’evoluzione degli stereotipi dell’elettronica e l’Arte stessa di Giovanni Dal Monte.
Di questo lungo e affascinante viaggio sonoro non possiamo, per ovvi motivi, raccontarvi tutto, cosa peraltro impossibile, ma voglio soffermarmi velocemente su tre momenti precisi.
Ionosfera, con i suoi dieci minuti scarsi, ci riporta all’inquietante solitudine cosmica. Ad essere campionati e trasformati in musica sono, infatti, registrazioni della NASA della ionosfera terrestre. Un’idea che accomuna Dal Monte a Mickey Hart, batterista dei Grateful Dead, e al suo progetto Rhythms of the Universe. Le Caire En Avril, dodici minuti in cui convivono caos e serenità / speranza e incertezza. Un brano in cui ad essere campionato e trasformato in musica è il traffico del Cairo. Quello che mi piace evidenziare è come, durante l’ascolto, le mie valutazioni storiche, sociali e politiche del fatto in sé abbiano trovato una naturale rispondenza con i ritmi imposti dalla Musica.
K491KV421 la consideriamo un po’ il simbolo di quest’album. Nel senso che a prevalere è la rigenerazione dell’elemento classico tradizionale e, nel caso specifico, Laudate Dominum di Mozart. Frammentazione, rimandi e campionature stravolgono, rigenerano la materia sonora creando qualcosa di completamente nuovo.
Direi che l’operazione Reforming The Substance è da considerare riuscitissima per almeno due motivi: innanzitutto perché ci dà la possibilità di riapprezzare un’opera (nuova), che oramai da tempo era di difficile reperibilità, in secondo luogo la sua peculiare accessibilità sonora può rappresentare un ottimo approccio con le sonorità di questo grande artista. 

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