Interviste Sound&Vision

Giorgieness @ Sottoscala 9 + Intervista

Emanuela Rea
Scritto da Emanuela Rea

Una chiacchierata con i Giorgieness al profumo di zenzero e limone

Facce distese e sorridenti, bella grinta ,energia positiva e battuta pronta questo è il marchio di fabbrica dei Giorgieness anche fuori dal palco. Ci sediamo in una saletta più appartata del Sottoscala 9 di Latina per sfuggire al freddo della serata e discutere del loro nuovo tour davanti una tazza fumante di zenzero e limone e l’atmosfera subito si riscalda con le risate fragorose di Giorgia D’Eraclea impegnata a controbattere alle battute di Davide Lasala

Come nascono i Giorgieness?
Giorgia: “
Verso i diciotto/diciannove anni mi sono trasferita a Milano dalla Valtellina, lasciando le classiche band adolescenziali  che avevo,  per lo più punk o metal. Ho cominciato a scrivere le prime canzoni in italiano da sola, nonostante il progetto che c’era nella mia testa fosse stato concepito da sempre per un gruppo. Dopo un annetto da solista ( chitarra e voce) ho finalmente incontrato Andrea, il nostro attuale bassista. Inizialmente eravamo un trio più o meno rock, più o meno band, successivamente è arrivato il  punto di svolta, che ci ha consentito un up-grade a livello qualitativo e sonoro  con la conoscenza durante una serata di  Carlo, che cura il nostro ufficio stampa fino ad approdare a Davide, il nostro produttore e attualmente anche nostro chitarrista.
Siamo molto uniti anche sul palco ed è bello perché anche se apparentemente ognuno è nel suo mondo, allo stesso tempo siamo tutti nello stesso universo e ci giriamo intorno. Ci sentiamo davvero parte di un gruppo.”
Davide:” Ecco diciamo che full band noi e disco siamo da un anno e mezzo”

Come nasce la composizione di un vostro brano? Oltre ad una vocalità importante, i testi sono sempre molto diretti, c’è qualcosa che vi ispira particolarmente?
Giorgia:” Di solito mi arrabbio con qualcuno e poi scrivo una canzone, talvolta anche con me stessa. Di base la parte embrionale nasce da esperienze di vita che ho avuto ed ho bisogno di mettere da qualche parte per analizzarle e digerirle. Soprattutto adesso che è diventato un lavoro, è un processo più accurato e razionale. Quando capisco che è il periodo fertile mi metto lì a scrivere canzoni dalla mattina alla sera che poi porto a loro. In genere inizio con Davide, che interpreta  e comprende quello che voglio dire,  magari dopo  lunghe lotte per arrivare al nocciolo. E’ il mio mediatore culturale, mentre il nostro fonico traduce quello che voglio dire in suono. Sono più fasi e la parte musicale è sicuramente più lavorata insieme, con Andrea il nostro bassista, tendenzialmente tranquillo e concentrato e Luca, il nostro batterista che quando  alziamo i toni si prende una pausa dalla saletta e torna a diatriba conclusa.
Davide: “ Faccio da filtro, cerco di andare oltre i testi e capire cosa vuole ottenere, perché a volte fatica ad esprimersi  e alla fine litighiamo.”
Giorgia:”Esatto.  Adesso sto cercando di essere non meno biografica perché poi penso che non riuscirei ad esser vera nel cantare una canzone ma sicuramente più matura anche nella scrittura, utilizzando meno la forma di diario, del resto non ho più 19 anni ma 25 e sono cambiata tanto. Ce la metto tutta per crescere ogni anno.”
Davide:” Io invece sto vivendo una seconda adolescenza.”
Giorgia:” Quella si chiama crisi di mezza età…”

A cosa si ispira il vostro nuovo album: “La giusta distanza”? C’è qualche pezzo dedicato a qualcuno in particolare? Quale canzone definiresti come la sintesi perfetta di questo album?
Giorgia: “
In realtà ho scoperto che La giusta distanza è il titolo di un film che però non ho mai visto.
Per me invece è il frutto di una mia riflessione ossia ciò che ho dovuto fare per riuscire a vedere ciò che mi stava accadendo, per trovare la giusta chiave di lettura, razionalizzare.
Non entrerò nel dettaglio ma indubbiamente il pezzo che mi ha segnato di più è “ Che strano rumore”, ultimo brano che ho scritto per questo disco e che rappresenta la sintesi di tutto quello che volevo dire. Sono stata categorica sulla tracklist , volevo che mi rispecchiasse e avesse un senso soprattutto per me, che tracciasse  un percorso dalla rabbia dei diciannove anni alla calma della crescita, che sicuramente trapela dall’ultimo pezzo più pacato e intimo che è “ Dare fastidio “ e  nel mezzo a fare da ponte si colloca “Che strano rumore “ che rappresenta proprio  il passaggio dallo scrivere per parlare con qualcuno allo scrivere per guardare dentro me stessa ed è probabilmente uno dei motivi per cui a volte quando suono questo pezzo mi capita di sbagliarne gli accordi, proprio perché mi tocca profondamente e rappresenta un periodo di forte autoanalisi e autocritica.

Così giovani avete già collaborato con artisti importanti della scena musicale.( Kooks, Garbage, Allegri ragazzi morti, Appino, Verdena, Ministri, Cristina Donà etc…) Un aneddoto simpatico, un ricordo che ti ha toccato particolarmente, legato a qualcuno?
Giorgia:”
Sicuramente ce l’ho legato ai Garbage, accoglienti e carinissimi che non ti fanno sentire minimamente in soggezione seppure al loro cospetto, la prima volta che ci siamo trovati insieme a Milano. Si avvicina Shirley Manson, vado per abbracciarla e mi fa: “No guarda ti ho sentita che andavi a tossire in giro per il locale vorrei abbracciarti ma alla mia età non posso permettermi di ammalarmi se non è finita.” E allora le ho detto: “ Hai presente Frankenstein Junior ?”e così  ci siamo salutate con un gesto del braccio e con un bel “taffetà caro…taffetà tesorino” come nel film, è stato davvero divertente.”

Con quale artista, italiano o straniero, vi piacerebbe condividere il palco un domani?
Giorgia: “
Abbiamo già condiviso il palco con Nada ma mi piacerebbe riaccadesse in una serata esclusiva, solo noi e lei.
Come artista internazionale sceglierei sicuramente Pj Harvey , perché sarebbe una bellissima sfida riuscire a sostenere un palco del genere. Ll’ho vista ultimamente in concerto e l’ho trovata completamente fuori dalla mia portata, ero in prima fila e mi son sentita piccolissima e affascinata, per cui ecco, forse sarebbe la prima volta in cui potrei dire :” Ho la febbre, forse vado a casa.”

Chi sono i Giogieness fuori dal palco, nella vita comune?
Giorgia:”
Sono un’ appassionata di fotografia, mi piace chiamarlo il mio hobby visto che la musica non lo è più. In particolare prediligo la ritrattistica. Amo viaggiare e fortunatamente ho parenti sparsi un po’ in tutta Italia quindi quando posso colgo l’occasione per andarli a trovare o magari raggiungo mia madre in Toscana, vicino Livorno. Ho lavorato fino ad aprile come babysitter, un lavoro che mi piaceva fare perché i bambini mi piacciono molto, dall’età di diciannove anni ho sempre cercato di rendermi indipendente economicamente nonostante abbia la fortuna di essere sempre supportata da mia madre.”
Davide:”Io invece suono e faccio lo psicologo per i Giorgieness. No scherzo. Ho uno studio di registrazione e faccio produzione ad esempio ultimamente non ho prodotto solo i Giorgieness ma anche l’ultimo di Edda, Dellera degli Afterhours, abbiamo registrato “Loves you more” un tributo ad Elliot Smith cui hanno collaborato vari artisti tra cui anche i Jennifer Jentle, Eva Poles etc..
Mentre il nostro bassista Andrea è un assicuratore e il batterista Lou fa il fabbro, entrambi si occupano delle attività di famiglia e questa per noi è una grande fortuna perché ci consente una notevole flessibilità per orari e date.
Giorgia:” Mi piacerebbe prima o poi essere parte di quello che fa Davide, non vorrei scrivere per altri perché normalmente se una canzone è brutta la cestino se è bella invece naturalmente voglio cantarla ma sarebbe stimolante partecipare alla fase di scrittura di parole e linee vocali per altri. Ultimamente ho avuto l’occasione di collaborare con un gruppo di ragazzi che erano venuti a registrare da Davide  e mi ha lasciato tantissimo vedere che lavorando con un altro autore posso essere in grado di tirargli fuori cose che non aveva pensato dire in una determinata maniera ma che erano però quelle che aveva dentro. In futuro mi piacerebbe vedere la fase di scrittura in una prospettiva diversa, non a caso tra di noi amanti di filosofia mi hanno soprannominato il Demiurgo: colui che fa partorire le idee.

Siete un gruppo molto seguito a livello social. Quanto pensate conti oggigiorno e quanto crediate influisca nella carriera musicale di un artista?
Giorgia: “
Tanto, secondo me le persone si affezionano. Ad esempio ci son stati dei ragazzi che ci seguono che sono stati a Berlino da poco e sapendo che avevo perso l’accendino con l’orsetto di Berlino me l’hanno riportato rosa come il colore dei miei capelli, un altro mi ha fatto un ritratto o ancora fa piacere quando ci mandano i video con le cover dei nostri pezzi. Sicuramente ho imparato ad utilizzarlo nella giusta maniera, all’inizio non è stato semplice passare da un giorno all’altro dai like dei tuoi amici a quelli di persone sconosciute e per un periodo in cui ero particolarmente fragile ho deciso persino di non utilizzarlo fino all’uscita del nostro nuovo disco. La comunicazione per me è molto importante e sono convinta che una volta scelto un modo sia necessario continuare a mantenere sempre la stessa linea per arrivare, per questo gestisco personalmente la pagina dei Giorgieness. Credo però che la cosa veramente importante sia sempre proporre qualcosa di buono, di valido altrimenti potrai avere il boom sulla tua pagina per qualche mese ma dopo poco nessuno si ricorderà chi sei.”

A breve salirete sul palco ..Come sta andando questo tour e cosa vi sta regalando? Cosa vorreste dire ai vostri fan?
Giorgia:”
Credo di poter dire a nome di tutti che ogni data sia una sorpresa ma ultimamente è come se stessimo vedendo germogliare quello che abbiamo seminato. Ricordo una serata importante al Magnolia a Milano, era un grande festival dove avevano già suonato artisti importanti e noi suonavamo per ultimi su un palco minore e cominciavamo a vedere meno gente ed ero in ansia..ed invece quando siamo saliti sul palco mi son girata e c’era un muro di gente. Ricordo che fu la prima volta che sentii il bisogno di fare una foto, fu una sensazione indimenticabile,chiesi immediatamente il telefono ad Andrea. Ora magari ai concerti grandi ci pensiamo ma quella fu un’emozione fortissima, perché magari fino ad una anno fa nessuno puntava su di noi, non capivano dove volessimo andare musicalmente anche perché la musica femminile è vista in maniera particolare, magari non così violenta ed energica anche se sono convinta che in Italia ci siano cantautrici molto valide.”

State già pensando ad un nuovo progetto?
Giorgia:”
In realtà io sto scrivendo e si spera di presentare un nuovo progetto l’anno prossimo, anche se non voglio dirlo troppo ad alta voce. Di solito quando me lo chiedono rispondo:  ma ci ho messo già quattro anni a fare questo? Scherzo. Con Davide e gli altri stiamo sperimentando molto in studio, vorremmo proporre qualcosa di nuovo mantenendo però una linea , magari meno violenta ma non si sa mai. Alla fine potrebbe essere anche un disco alla Marilyn Manson che ascoltavamo prima nel furgone. Vorrei comunque parlare di cose nuove, non solo magari d’amore anche se in realtà le mie non sono canzoni d’amore ma trattano più che altro di quanto siano incerti i sentimenti in questo particolare  periodo storico, probabilmente se le avessi scritte venti anni fa’ avrebbero parlato di altro.”

Cosa pensate dell’attuale scena italiana?
Giorgia: “
Secondo me qualcosa sta piano piano mutando, si sta assottigliando la differenza tra il mainstream e l’indie, espressioni abbastanza vuote . All’ estero nessuno andrebbe a dire ai Foo Fighters che non fanno rock perché sono famosi, perché il punto è lì. Però finalmente in radio iniziamo a spaziare da Cosmo a Calcutta, a Giorgia, alla Michielin a Vasco Rossi. Io vedo le cose spesso attraverso mia madre, in quanto persona completamente fuori dall’ambiente musicale, perché il cultore musicale ci sta che ci arrivi comunque mentre è importante rendere fruibile tutto. Ora quando vado in macchina con lei sento spesso in radio Motta, Zen Circus, Calcutta oltre agli altri o piuttosto che i già consolidati e credo sia positivo  e spero che continui così perché quest’ anno sono usciti molti dischi a mio avviso accessibili a tutti. Ecco forse noi potremmo essere più ostici per un pubblico molto maturo invece credo che un pezzo di Motta potrebbe davvero arrivare a chiunque e son contenta stia succedendo.”

Qual è il vostro intento e in cosa vi piacerebbe contraddistinguervi sulla scena musicale italiana?
Davide:”
Secondo me ci contraddistingue il fatto che abbiamo osato fare un disco molto violento a livello sonoro, con Giorgia che urla perché le veniva così, in un periodo storico dove sicuramente la figura femminile è vista in versione più soft, attualmente stanno andando molto ragazze che cantano con gli ukulele, i glockenspiel e senza nulla togliere credo che questa differenza sia piaciuta o meglio è quanto ci dicono, che apprezzano la veracità e l’intensità dei nostri concerti e fa piacere perché noi siamo esattamente così.”
Giorgia:” Io ci tengo che arrivi il concetto che tutto ciò che sta succedendo non è il frutto né di un caso né di una spinta ma di un gruppo di persone che ci credono fermamente e ci mettono tutte se stesse. Io non ho un piano B. Ho la fortuna di aver trovato questo gruppo di persone, una squadra, una famiglia, è un valore aggiunto. Ero con loro a Natale scorso e c’è tanta di quella sintonia che probabilmente ci dà quella spinta in più. A turno spesso ci è successo di avere momenti difficili di chiamarci e dirci il fatto che siano i Giorgieness mi manda avanti ed è questo che ci tengo che arrivi, perché il riconoscimento più bello dopo un concerto è sentirsi dire “che bello siete proprio come sul disco” e rispondo: “ E si siamo proprio così, persone che parlano per quasi 34 minuti.  Abbiamo fatto quasi un Ep”

Intervista e Foto di Emanuela Rea
Giorgieness@Sottoscala 9 , 10.12.2016


About the author

Emanuela Rea

Emanuela Rea

Sono un’ appassionata di musica e fotografia.
Iscritta dal 2016 all’ Associazione Fotografica Frosinone Onlus ho potuto acquisire i mezzi per iniziare a coltivare questo mio interesse, spaziando tra diversi generici fotografici dalla street photography al reportage al ritratto e così via.
Attraverso la fotografia posso lasciarmi ispirare dalle situazioni ed esprimere me stessa senza inibizioni, nello scatto ci sono io, il mio modo di vedere le cose e raccontarle a chi le sta guardando. E’ la mia storia. La stessa che ritrovo quando ascolto la musica.
La musica è ritmo, emozione e nella fotografia credo che il ritmo visivo produca le stesse sensazioni, che scaturiscono dalla medesima, dalla percezione del viaggio che le note ci fanno intraprendere, per questo le considero l’una il prolungamento dell’altra. Le considero quasi complementari e pur essendo agli albori di questa avventura vorrei riuscire a portare il fruitore sotto il palco per intraprendere questo viaggio insieme…

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