Recensioni

Giöbia – Magnifier

Fortunato Mannino

un album splendido che, a buon diritto, si candida ad essere uno dei più belli del 2015

Dell’universo, dei suoi spazi sconfinati, della sua violenza e dei suoi misteri, noi alla fine sapremo ben poco. Ne subiamo il fascino, immaginiamo mondi extraterrestri, rimaniamo stupiti di fronte alle meraviglie che i telescopi spaziali svelano ma… non lo vivremo mai. Un fascino misterioso e senza tempo che accomuna tutte le culture e che, inevitabilmente, pone l’uomo di fronte alla sua nullità di fronte all’infinito. In Musica questo fascino si è tradotto in un genere chiamato space-rock e ha avuto come padri nobili i Pink Floyd, i Gong, e gli Hawkwind… giusto per rimanere nell’universalmente noto. Una miscela di chitarre distorte e sintetizzatori, suggestioni psichedeliche e visioni fantascientifiche caratterizzano un genere di cui non si parla mai abbastanza, ma che continua ancora oggi ad avere un notevole seguito soprattutto nel Nord Europa. Alle nostre latitudini a rifulgere sono le stelle della costellazione dell’Amore Declinato ma, per nostra fortuna, vi sono stelle fisse a cui fare riferimento e che garantiscono la giusta rotta e… I Giöbia sono tra questi.
La band, formatasi nei primi anni del 2000, trova, dopo diversi cambi di line up, il suo assetto definitivo nel 2006, anno in cui incide il primo disco. Ma è il 2013 a segnare il punto di svolta: firmano, infatti, per la tedesca Sultron-Records, etichetta sul cui sito è possibile leggere Home Of Psychedelic – Space – Kraut Electronic – Jam – Rock e… aggiungere altro mi sembra superfluo. Introducing Night Sound proietta, con merito, la band in una dimensione internazionale e si rivela uno dei migliori album di quell’anno.
Poche settimane fa è uscito, nel doppio formato LP / CD, Magnifier, quarto album della band. Gli ingredienti sono sempre gli stessi, ma miscelati in modo diverso rispetto al precedente lavoro. I brani sono meno e decisamente più lunghi, l’elemento space è notevolmente accentuato e orienta l’ascoltatore in un trip più cupo, ma al tempo stesso proiettato verso l’infinito. La matrice psichedelica dei riff tradisce radici solide e regala frutti nuovi: ipnotici mantra dal sapore orientale, barrettiane suggestioni si sublimano con la creatività lisergica del gruppo.
This World Was Being Watched Closely, che non a caso apre l’album, è una frase estrapolata dal discorso che Orson Welles pronunciò il 30 ottobre 1938 durante la celeberrima puntata radiofonica dedicata a War of the Worlds, e ci proietta, immediatamente, nelle atmosfere dell’album. Sun Spectre, con i suoi quindici minuti, è il punto più alto di un album splendido che, a buon diritto, si candida ad essere uno dei più belli del 2015.

 

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