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Gianni Venturi – Socrate è Morto

Socrate è Morto è già uno degli album più belli e profetici di questo decennio e lo è, soprattutto, perché Socrate è Vivo

La vena poetica di Gianni Venturi in questi ultimi anni è a dir poco straripante. Lo scorso anno ci ha regalato due album e un libro di poesie, tutti entrati nella mia personale classifica dei migliori album del 2020, e torna oggi con un nuovo album. Sì, avete capito bene, ho incluso anche il libro, e il perché sta nel fatto che è veramente difficile scindere il cantante dal poeta e viceversa. Ogni ascolto, ogni poesia letta o ascoltata offre un motivo di riflessione, una prospettiva nuova alla realtà e poco importa se sia in gruppo o solista. I suoi versi sanno essere caustici quando sferzano una società alla deriva e dolci nel momento in cui disegna i paesaggi della memoria.
Andrà tutto bene ci si ripeteva un anno fa nei primi giorni del lockdown, forse più per esorcizzare il peggio che per convinzione: eravamo speranzosi senza un reale motivo di speranza. Tutti i nodi sono venuti al pettine e le fratture del già fragile tessuto sociale sono lì a dirci che non ne usciremo né presto e né bene. Ma il virus è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché la causa vera è da ricercarsi nell’abbrutimento della società. E se Qohelet, album nato dalla collaborazione con Alessandro Seravalle, ricordava al bipede eretto che le umane fortune sono nulla di fronte allo scorrere eterno e immutabile del Tempo, Socrate è morto è un vero e proprio atto d’accusa.
Socrate è un personaggio immenso e ancora quel so di non sapere dovrebbe essere uno dei cardini su cui far ruotare ogni vita. Socrate è morto il poeta lo grida, lo urla, lo sussurra in ogni brano mettendo il bipede eretto di fronte al suo sciocco esistere. Un’esistenza in cui l’effimero domina sulla ragione, un’esistenza in cui nulla più è da ricercare perché ormai si è padroni di tutto, un’esistenza passata allo specchio a bearci della nostra immagine riflessa mentre… Mentre il poeta, dal ponte di un’ipotetica nave dei folli, racconta di un Paese che crolla. E questa volta non sembra esserci neanche una via d’uscita, ma solo un semplice e tragico ripetersi della Storia. L’Uomo Nuovo, infatti, non è quello che ritrova una spiritualità e un’etica ma è quello che sorge da questa fanghiglia puzzolente. E la visione si fa più inquietante quando vede cuori disanimati, imputriditi che indicano la marcia nera. Un grido inquietante nella sua drammatica attualità. Quello che colpisce è che nessuno, ribadisco e sottolineo, nessuno strumento è stato utilizzato. È la voce che declama i versi ed è la voce che ne disegna le atmosfere. Si potrebbe stare delle ore a scrivere e, spero un giorno a parlare, di ogni singolo verso, ma il cronista deve alla fine mettere un punto. Lo faccio adesso nella speranza che questa breve recensione possa regalare curiosità a qualche anima sopita, perché è tempo di scegliere da quale parte stare.
Socrate è Morto è già uno degli album più belli e profetici di questo decennio e lo è, soprattutto, perché Socrate è Vivo.

PS: La versione liquida dell’album la si può ascoltare sulla pagina Bandcamp dell’artista, ma è possibile prenotare, cosa auspicabile, anche una copia fisica autografata.

Gianni Venturi

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Fortunato Mannino

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