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Gianni Venturi e Alessandro Seravalle – Qohelet

Mi piace pensarlo come l’album della presa di coscienza. C’è bisogno di una nuova umanità.

Non sono quel che si può definire un religioso, non ho verità né certezze e per questo motivo mi piace ricercare nei testi sacri delle varie religioni frammenti di verità. Verità che per essere apprezzate, spesso, devono essere estrapolate dal contesto originario ma che, subito dopo, diventano parte del mio essere. Dove porterà questo percorso? A dire il vero non lo so, ma sono fortemente convinto che qualunque verità di fede se realmente applicata nella vita di tutti i giorni serva a migliorarci come persone. Ed è evidente, oggi più che mai, il bisogno di ritrovare una nuova spiritualità. La pandemia ha, infatti, da un lato sgretolato le effimere certezze dell’uomo occidentale, dall’altro acuito ulteriormente le disuguaglianze sociali. Una svolta all’orizzonte? Saremo migliori? Direi proprio di no. A dominare è la cecità e anche nel momento in cui ci si appella ad un dio, qualunque esso sia poco importa, a dominare è spesso la platealità del fanatismo e… E nel frattempo Madre Natura ci ricorda con violenza e forza la nostra dimensione di ospiti temporanei. Una dimensione che chiunque si professi religioso dovrebbe conoscere bene.
L’album che presentiamo oggi si ispira a uno di quei libri della Bibbia che tutti dovrebbero leggere e meditare: Qohelet, se usiamo il termine ebraico o Ecclesiaste nella versione greca. Non mi addentro su questioni bibliche ma, qualunque sia il credo o il non credo, questo libro spoglia l’esistenza di tutte le sue vanità e la riconduce alla sua dimensione di effimero. Sappiamo che il libro risale probabilmente al III a. C., nulla sappiamo dell’autore e di chi l’ha rimaneggiato, ma è indubbio che ogni uomo prima o poi, a prescindere da una sua lettura, debba confrontarsi con i suoi grandi interrogativi.
Oggi nelle vesti di due novelli predicatori, ecclesiaste letteralmente significa questo, Gianni Venturi e Alessandro Seravalle ci ricordano senza mezzi termini chi siamo e qual è il nostro ruolo nell’Universo.
Il progetto ha lo stesso nome del libro biblico Qohelet e di quel libro mantiene lo spirito, ma la rilettura è sferzante e lacera quella coltre di ipocrisia che ammanta la nostra realtà. Ognuno dei sei brani offre uno spunto di riflessione e mette in evidenza la cecità del nostro agire e non è un caso che il primo abbia come titolo Bipede Eretto. È il trionfo del consumismo, del menefreghismo, del qualunquismo, con l’inesorabile passare del Tempo che tutto cancella e tutto porta via con sé.
E mentre la nave dei folli continua la corsa verso la fine, lasciando dietro di sé macerie e martiri, Madre Terra dice che c’è un tempo per mandare il bipede eretto a farsi fottere! Un Tempo che sembra si stia pericolosamente avvicinando grazie ad una tecnologia sempre più irrispettosa del pianeta e, soprattutto, grazie all’avvento al potere della mediocrazia. La risposta alla domanda delle domande, ovvero qual è lo scopo ultimo del vivere, la ritroviamo tra le pieghe di Fame Di Vento. Una risposta cruda, schietta che ribadisce che nulla è eterno. Non esiste patrimonio o potere che la Fortuna non spazzi via e non esiste uomo che possa esimersi dal suo ineluttabile destino.
Durante la pandemia mi ha colpito molto il respiro della Natura che, indifferente al dolore umano, riprendeva meravigliosamente i suoi spazi. E, inevitabilmente, ho pensato a quanto poco ci vuole per annullare il nostro mondo, paradossalmente, basterebbe un blackout mondiale per azzerare debiti e ricchezze e per precipitare l’umanità in un nuovo anno zero.
Non definirei Qohelet un album scuro e pessimista o se lo è non è più della realtà che viviamo. Mi piace pensarlo come l’album della presa di coscienza. Come ho scritto all’inizio, c’è bisogno di una nuova umanità e di una nuova spiritualità e perché ciò avvenga è necessario considerarsi solo un anello di un sistema fragile e complesso.
Qohelet è stato uno dei miei album dell’anno e il merito è di due personalità artistiche che più volte hanno trovato spazio sulle nostre pagine: Gianni Venturi e Alessandro Seravalle. Il primo ha prestato al progetto la voce e i versi, il secondo con la sua chitarra ne ha dipinto le atmosfere.
Ho avuto modo di parlare con entrambi e quello che mi ha colpito, al di là del lato puramente artistico, è il grande spessore umano e culturale, penso dunque che questa collaborazione sia assolutamente naturale.

Tag:

Gianni Venturi: https://www.facebook.com/gianni.venturi.10
Alessandro Seravalle https://www.facebook.com/alessandro.seravalle
Lizard Records: https://www.facebook.com/Lizard-Records-129842960367800

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Fortunato Mannino

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