Recensioni

Gabriele Buonasorte – The Taste of a 2nd Life

Fortunato Mannino

Qui ogni brano è il frammento di un’emozione

Non esiste essere vivente che non abbia provato paura, tensioni e dispiaceri durante l’arco della propria vita… È la Vita e le sue leggi sono dure e inderogabili. E se la morte è un evento ineluttabile, la diagnosi della malattia cambia radicalmente le prospettive e i valori che si danno alle cose. La buona assistenza sanitaria, gli affetti e, soprattutto, la forza di volontà sono fondamentali per trasformare in ricordo un’esperienza che, comunque, lascia una cicatrice profonda nell’anima di ognuno. Ma se per la maggioranza degli uomini queste esperienze si tramutano in ricordi, gli artisti hanno la capacità di trasfigurarli in Arte. Una vicenda personale, dunque, diventa un patrimonio universale, al quale attingere nei modi più svariati: godendo, semplicemente, della bellezza estetica dell’opera o, ed è il modo migliore, cogliendone le sfumature nascoste e il messaggio. È questa la chiave di lettura, peraltro implicitamente raccontata dalla bella immagine di copertina, degli otto brani di The Taste of a 2nd Life. L’album segna il ritorno sulla scena jazzistica di Gabriele Buonasorte, artista di caratura internazionale che negli ultimi cinque anni si è dedicato, soprattutto, alle produzioni e alle collaborazioni nazionali e internazionali. La formazione a cui fa capo e che prende il nome Time Lapse è di quelle che lasciano pochi dubbi sulla qualità del lavoro: gli statunitensi Greg Burk e John B. Arnold, rispettivamente pianista e batterista, e Gabriele Lazzarotti al basso elettrico. Ribadisco, soprattutto per coloro che non seguono costantemente il jazz, che trattasi di artisti di caratura internazionale.
The Taste of a 2nd Life, è un concept elettro acustico, nel quale non si disdegna l’uso dell’elettronica ma, a far la differenza, sono le atmosfere e le suggestioni che regala il sassofono di Gabriele Buonasorte. Un album molto sentito nel quale ogni brano è il frammento di un’emozione. Difficile estrapolare un brano ma, per ragioni che posso ricondurre solo esclusivamente ad un mio senso estetico e per il significato universale che possiamo ricavarne, Fold or Raise è il brano che ho amato di più.

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