Recensioni

Fuzz Orchestra – Morire per la Patria

Fortunato Mannino

ci siamo imborghesiti, imbastarditi dimenticando che per la Patria, in Patria e di Patria si muore!

Quando ci si trova davanti un LP dal forte impatto sociale scrivere una recensione non è mai facile e soffermarsi solo sull’aspetto musicale, dal mio punto di vista, sarebbe riduttivo. Verrebbe a mancare l’anima stessa del disco, il lavoro di chi quel disco l’ha pensato e realizzato e le emozioni di chi quel disco l’ha ascoltato e riascoltato!… Ma come dicevo prima non è facile! Non è facile perché parlare di Patria oggi è difficile! Una Patria divisa e lacerata da personalismi; una Patria infestata di parassiti e invasa da spazzatura; Una Patria che si dice libera ma che si posiziona al 57 posto della classifica inerente la libertà di stampa; Una Patria che celebra e glorifica eroi morti, quegli stessi eroi che quando erano in vita ha osteggiato; un’opinione pubblica che si è abituata alla spettacolarizzazione di ogni cosa persino della morte e non si accorge che è tutto costruito ad arte; Una patria che si sente tale solo quando gioca la Nazionale e anche su questo ci sarebbe molto dire… Una Patria che si emoziona se qualcuno disperato si suicida perché non può più mantenere una famiglia e… grida al complotto se quella stessa disperazione arma la mano di un disperato in cerca del nemico. Una Patria troppo giovane per essere tale, una Patria che, però, per diventare tale ha dato il sangue di tanti figli! Sono questi i pensieri e le emozioni che, in modo disordinato, si sono susseguiti durante l’ascolto di Morire per Patria dei Fuzz Orchestra. Suggestioni ed emozioni che, se si sanno cogliere, iniziano nel momento in cui si ha tra le mani il disco: una copertina lucida completamente bianca, un bianco che simbolicamente è innocenza e morte, in cui è possibile intravedere il disegno che vedete evidenziato e sulla cui interpretazione non mi dilungo, considerata l’evidenza del messaggio… Ma quale sia il tenore, il filo conduttore dell’album, lo si comprende aprendo l’album (si tratta di LP gatefold)! La foto è inequivocabile: il gruppo ritratto in giacca e cravatta accanto a uno dei gradoni del Sacrario militare di Redipuglia lì dove campeggiano i presente. Provo ad interpretare: ci siamo imborghesiti, imbastarditi dimenticando che per la Patria, in Patria e di Patria si muore!
Dal punto di vista musicale l’album ha forza del combat rock con batteria e chitarre in evidenza. Un sound aggressivo a cui s’intrecciano rumori di fondo, alcuni dei quali di vecchie pellicole o vecchi vinili. L’album è, inoltre, impreziosito dalle collaborazioni di artisti del calibro di Dario Ciffo, Enrico Gabrielli, Xabier Iriondo e Eduardo Ricci.
Se la musica è forza, i dialoghi, tratti da celebri film a sfondo politico uno su tutti Il Vangelo Secondo Matteo di Pierpaolo Pasolini, rappresentano l’anima del disco! Brani che, inevitabilmente, rimandano a tutta quella serie di riflessioni con cui ho iniziato questo articolo e che, a loro volta, invitano a riflettere sul ruolo che ognuno di noi ha nella società e sulla società stessa e… non pensate che la riflessione sia semplice e le risposte alle domande scontate!
Morire per la Patria è stato pubblicato a febbraio da una cordata di etichette, tra queste mi sembra giusto segnalare la Brigadisco che lo ha segnalato alla nostra redazione.
Ho iniziato questo articolo con le mie riflessioni, concludo dando a Voi uno spunto di riflessione. La frase che segue è tratta da uno dei brani dell’album che credo ne rappresenti pienamente lo spirito: Nella lotta legale, o illegale, per ottenere ciò che non abbiamo, molti si ammalano di mali vergognosi, si riempiono il corpo di piaghe, dentro e fuori, tanti altri cadono, muoiono, vengono esclusi, trasformati, diventano bestie, pietre, alberi morti, vermi. Tuttavia, un paese incantato sopravvive, dentro e fuori da noi. Per ritrovarlo dobbiamo essere pronti a sparare, sparare contro tutti i comandi, a cominciare dai nostri. Alzo a battuta zero e fuoco a volontà.

PS: il senso della frase è chiaro. La citazione riportata ha accompagnato la pubblicazione dell’album ed è stata riportata da tutti i giornali musicali cartacei e non che hanno recensito l’album. Sono sicuro, dunque, che non c’è bisogno di precisare il valore simbolico della parola sparare ma…visto che questa pubblicazione è successiva ad un tragico evento di cronaca, e che di gente benpensante che ama salire, per amor di propaganda, sul pulpito ce n’è in abbondanza, chiarisco che non c’è da parte nostra nessun incitamento alla violenza bensì alla riflessione civile.

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