Recensioni

Furvus – Aes Grave

Acta est fabula, plaudite! Non sapremo mai se queste furono veramente le ultime parole del divino Augusto certamente, però, era la formula con cui si concludevano gli spettacoli nel mondo romano.
L’accostamento tra Vita e Teatro, a mio avviso, è tra i più efficaci e, purtroppo, nei fatti il meno presente nella vita di ognuno di noi.
Tutti abbiamo il nostro palcoscenico sul quale recitiamo da protagonisti il nostro copione, dimenticando (spesso) sia che vi sono altri attori e, soprattutto, che da quel palco, prima o poi, si dovrà scendere.
A cambiare è solo la scenografia, ma gli input che ci muovono sono ancestrali. La fine dello spettacolo arriva per tutti e solo la Fortuna decreterà colui che sopravvivrà nella memoria collettiva, mandando così a patta l’impari sfida a scacchi con la Nera Mietitrice.
Una sfida che, in realtà, nessuno ha mai voluto perdere, al punto che si è sentita l’esigenza di immaginare un mondo altro diverso da quello sensibile.
Etica e morale, religione e vita, i grandi interrogativi, le parole, i pensieri di grandi e comuni mortali riemergono dalle nebbie del tempo per rivivere maestosi e solenni nelle caliginose atmosfere che caratterizzano Aes Grave, secondo capitolo del progetto Furvus che fa capo a Luigi Maria Mennella. Un progetto che definire musicale è assolutamente riduttivo, perché alla ricerca musicale stessa s’intreccia quella storico-filosofica-letteraria.
Il Caronte di J. L. M. Benlliure López de Arana, opera della prima metà del XIX secolo, ci attende per accompagnarci in quella che è un’opera complessa e affascinante.
Pagato il nostro tributo, l’aes grave non è che la moneta che gli antichi ponevano in bocca o sugli occhi del defunto, iniziamo il nostro lento viaggio all’interno dei nove brani del disco.
Sono tante le anime a riemergere dalle nebbie del tempo e alle quali Luigi Maria Mennella ridà voce: Lucio Anneo Seneca che ripete ossessivamente imperare sibi maximum imperium est in Aurore rectae ultionis (Alle prime luci di una giusta rivalsa), un monito che non ha bisogno di traduzione ma, oggi come ieri, di essere applicato; Guglielmo IX d’Aquitania il trovatore, divenuto famoso più che per le sue imprese militari e politiche per essere stato uno dei più importanti poeti e compositori di liriche in lingua d’oc. Luigi Maria Mennella gli fa recitare, dividendola in due atti e in lingua originale, Pos De Chanter M’es Pres Talenz.
Utilizza l’antico inglese per la lirica tragicomica Mon in the Mone, uno dei momenti più suggestivi e leggeri dell’album. Ad aggrapparsi alla barca di Caronte anche Franchino Garrufio, uomo di chiesa e fine umanista, che scrisse importanti trattati sulla teoria musicale, personaggio talmente prestigioso che si sospetta essere stato immortalato in un dipinto da Leonardo da Vinci.
Personaggi noti e meno noti, soffi di vita che solo la Memoria può sottrarre all’oblio. L’aspetto filosofico e religioso non è da meno e Aes Grave si conclude, forse non a caso, con un frammento del De Rerum Natura: discors triumphus rationis atque legionis di Tito Lucrezio Caro.
Scrivo non a caso perché chiude l’album con un messaggio chiaro, che è in contrapposizione con quello di apertura che richiama un passo di Giuliano l’Apostata.
L’ho scritto più volte e lo ribadisco Aes Grave è un album complesso e colto, è uscito nel 2017 ma se fosse uscito nel 2050 o nel 1998 poco sarebbe cambiato perché è un capolavoro sotto tutti i punti di vista e per questo si sottrae alle leggi del Tempo.
Un album come questo non nasce per caso e non posso che lodare l’opera e la Musica che Luigi Maria Mennella produce.
Una Musica che spazia tra vari generi e che dimostra la poliedricità e l’eclettismo dell’autore. Se volete una dimostrazione a quanto da me affermato, vi invito a fare una passeggiata virtuale sul sito www.entropiste.com e sono certo che rimarrete affascinati dal numero e dalla varietà di progetti.

Furvus
Luigi Maria Mennella
Dark Vinyl Records

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Fortunato Mannino

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