Fondato da Maurizio Camuti, il progetto Fuoricentro nasce dall’esigenza di trasformare temi di importante rilevanza sociale in musica volta a dare nuovi strumenti di riflessione e soprattutto sensibilizzazione. Abbiamo affrontato questa ed altre questioni nell’intervista che segue.
Il titolo dell’EP, Un Pianeta Alla Deriva, è fortemente critico: siamo davvero un pianeta alla deriva? E come potremmo fermare questo processo di autodistruzione?
Sicuramente attraverso prese di posizione politiche internazionali decise e nette nei confronti di tutto ciò che ci ha portato a quello che stiamo vivendo anche in questi giorni: caldo estremo ed eventi estremi.
È stato facile per un siciliano come te ambientarsi al ritmo di Milano?
In verità io ci sono nato a Milano, ho vissuto poi alcuni anni in Sicilia e poi sono tornato nuovamente a Milano. Al momento risiedo nella provincia di Como anche se di fatto la mia vita è collegata da sempre a questa bellissima città. Sono una persona che si adatta facilmente quindi non credo avrei avuto problemi a prescindere.
“Miss Mafia” è un brano che tocca nervi ancora scoperti: come mai dopo tanti anni ancora non si riesce a debellare questa piaga?
La mafia è il male, è la scorciatoia, è legata al denaro per questa ragione è difficile debellarla totalmente. Utilizza oggi dei metodi diversi per perseguire le sue finalità ma è comunque sempre legata al profitto.
Amanda Lear negli anni si è un po’ ritagliata l’immagine dell’icona pop, come evidenzi nel brano presente nell’EP che porta il suo nome: mi interessa sapere in che modo collegate la sua figura al cambiamento culturale e sociale
Simbolicamente rappresenta a mio avviso gli anni 80/90. Amanda rappresenta la mia infanzia, il fascino di un’icona senza tempo. Rappresenta un’epoca positiva e molto vivace in cui i sogni potevano ancora prendere forma. Era un’epoca di grossi cambiamenti culturali, sentivamo ancora il senso di appartenere ad una comunità e non avevamo perso la speranza. Oggi siamo molto distanti da quei modelli. Problematiche nuove (clima/guerre) e connessioni nuove (internet) hanno cambiato anche il modo di socializzare.
Nel videoclip di “Non È Tutto Finito” c’è un piccolo cameo di Maria Giovanna Elmi: come l’avete coinvolta nel progetto?
L’idea era di farle chiudere il videoclip come accadeva in passato nei programmi Rai: un saluto e un messaggio di fiducia. L’abbiamo contattata e le abbiamo spiegato la nostra idea che lei ha subito accolto visto che il fine era sensibilizzare sul cambiamento climatico. Il video è inoltre realizzato su immagini fornite dal WWF e questo ha indubbiamente avvalorato l’intero progetto.
Dopo l’EP in questione, quali saranno i vostri passi futuri?
Sicuramente torneremo a proporre altro ma stiamo valutando l’idea, dopo anni, di essere meno virtuali e più presenti tra le persone attraverso dei live.
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