Interviste

Francesco Mircoli, Intervista

Caterina Lucia
Scritto da Caterina Lucia

Da “Psicofarmaci” al Premio De Andrè il cantautore marchigiano Francesco Mircoli, si racconta su Sound36.

Verve punk, ritmiche electro rock, faccia tosta quanto basta e canzone d’autore: questo è il mix che contraddistingue il cantautore marchigiano Francesco Mircoli; la sua indole si sprigiona maggiormente nelle esibizioni dal vivo che con il pubblico riesce a coagularsi creando una sinergia particolare. Reduce da un’estate ricca di concerti con il suo coesissimo, gruppo Le Ghiandole Surreali, quest’anno è per la seconda volta finalista al prestigioso “Premio De Andrè ”, tributo alla canzone d’autore che dà spazio ai talenti emergenti.
Lo abbiamo intervistato per cercare di capire meglio il suo mondo e sapere qualcosa in più sul suo prossimo lavoro.

Ciao Francesco, benvenuto su Sound36!
Parlaci un po’ di te, chi è Francesco Mircoli? Come è iniziato tutto?
Bella domanda, quasi marzulliana. Dunque, è un giovanotto che ha iniziato a suonare la chitarra a 15 anni quasi per scommessa con se stesso , che ha abbandonato il mondo del calcio perché non lo rappresentava e che mentre inseguiva una laurea ha studiato da casa pur di rimanere tante ore in contatto con la chitarra a scrivere le sue cose, evitando gli aperitivi universitari e purtroppo molte universitarie accaldate. Certo forse mi sono esaurito un po’, però mi ritrovo con un bel mucchio di canzoni e questo è quello che conta per me. Ho anche abitato a Milano un periodo, ma non ci stavo dentro coi soldi quindi sono scappato dopo due anni.

Il premio “De Andrè” è un tributo alla canzone d’autore e dà spazio agli artisti emergenti. Sei per la seconda volta in finale, come la stai vivendo?
La prima volta in finale a Roma nel 2014 andai con la canzone “Carolina Bruno Vidal” e affrontai il pubblico ( più di 1000 spettatori) da solo con la chitarra che per me vuol dire andare al fronte con una pistola ad acqua. Stavolta porto con me il gruppo intero, ciò vuol dire maggiore “botta” ed espressività. Il gruppo è formato da Marco Raccichini alle chitarre, Mattia Cotechini alla batteria , Valerio Mazinga Massetti al basso e, in via eccezionale per il Premio De Andrè, alle tastiere il maestro Raffaele Cimica da Porto Recanati. Quest’anno le canzoni in ballo da me proposte sono state due: “Dov’è Luca?!” e “Ti…”. Hanno scelto “Ti…” e ne sono felice se penso che è venuta fuori dopo una chiacchierata con Francesco Marcaccio, un ragazzo del mio paese. Ci siamo trovati in una cena “a petto a petto” ed il vino bianco della casa ci ha tirato fuori quello che avevamo dentro: morale della favola, eravamo in crisi marcia entrambi su svariati fronti e da qui è nato il pezzo. In questa canzone ci sono parole come “down” “gabinetto” “avventure” che rappresentano in pieno i titoli di coda dei miei vent’anni. Per me la musica è forse uno degli unici modi per sciogliere i magoni interni che, come nel film “Ovosodo” di Virzì , si piantano nello stomaco e non vanno ne sù ne giù.

I tuoi testi sono irriverenti ed estrosi, cosa ispira la tua creatività?
Il formato canzone per me è un concetto situazionale, dipende dallo stato d’animo nel momento della scrittura. Se incontro una ragazza molto superficiale tutta “beauty case e instagram” scrivo brani come “La Madame” o “Psicofarmaci”. In momenti di riflessione scrivo “Ti…” oppure “Donna in cattività” che parla della fine di una storia importante da cui ne esci a coriandoli.
Se faccio una serata birichina con gli amici e il giorno dopo ho le analisi, scrivo “Notte prima degli esami delle urine”. Ultimamente stavo ascoltando un professore che analizzava la “mia generazione”; ho pensato che si potrebbe chiamarla piuttosto “Consumazione” e ho scritto un brano che si chiama “Tutto il resto ingoia”. Insomma mi hai capito. Comunque grazie per aver detto che i testi sono estrosi….per alcuni sono “e..stronzi” ed è comunque un complimento.

Stai lavorando al nuovo album, che strade prenderà la tua musica?
Penso di aver fatto un buon lavoro con il produttore artistico Enrico Tiberi. E’ il mio primo disco ufficiale e potrei chiamarlo “Vita, morte e….MIRCOLI”. Due brani di questo lavoro sono arrivati alle finali del Premio De Andrè. Di sicuro mi sento cresciuto e di aver superato certe ingenuità fatte in passato per fretta, mancanza di esperienza o semplicemente poca lucidità.

Nei live sei molto disinibito, come si crea questa sinergia tra te ed il pubblico?
Vedere un concerto col frontman incollato alla chitarra o al pianoforte per due ore un po’ mi stanca. Sarà che sono un “rollingstoniano”. Con la chitarra scrivo musiche e testi e dal vivo la uso raramente.
I miei frontman preferiti sono Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers, Billy Idol e David Lee Roth. Insomma poche ricamature e tanto sudore. La verità è che sono un cantautore pop con la vena da punk-rocker, quindi un “poker”, in cui però non bluffo mai.

C’è un progetto in particolare che consideri “massima aspirazione”?
Come al solito spero di fare più live possibili, quest’anno ne abbiamo fatti una quarantina aprendo i Marlene Kuntz, Teatro degli Orrori, Omar Pedrini, Cosmo, La Rua ed i Folkstone. Spero che il nuovo lavoro si vada a prendere quello che merita. Io nel frattempo continuo a disegnare una realtà che non mi piace con i pastelli dei sogni miei.

About the author

Caterina Lucia

Caterina Lucia

Ribelle, testarda e con un animo fortemente punk. Caotica. A volte spaziale come Arabella, a volte irreale come Astarte. Prepotentemente dark, ma con mille colori dentro. Guardo oltre le apparenze e mi riconosco nei particolari impercettibili.

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