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Francesco Garito – L’Attesa

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Scritto da Red

Questo disco suona così come lo suonerebbe dal vivo, scarno, crudo, essenziale e decisamente personale.

Eccoci a sviscerare in poche righe un disco che a dirla tutta regala nuovi punti di vista ad ogni ascolto. Si intitola “L’Attesa” ed è il nuovo lavoro di Francesco Garito pubblicato da RadiciMusic.
Al cantautore toscano va riconosciuta in questo nuovo lavoro una maturità che non è di stile ne di scrittura (per quanto siamo sfacciatamente di fronte ad una canzone d’autore decisamente vissuta) piuttosto ad un’evoluzione di forma e di aspettative. Non è più il disco di un giovane emergente che insegue la moda o il bel suono che faccia fare bella figura. Siamo di fronte ad un uomo artista che chiede alla sua espressione solo di avere una voce sincera. Ed infatti questo disco suona così come lo suonerebbe dal vivo, scarno, crudo, essenziale e decisamente personale. Sottolineiamo la produzione degli studi “L’Amor mio non muore”, totalmente analogica che vede alla produzione artistica anche il chitarrista Stefano Cantarelli che di America polverosa e di folk ne ha tanto nel suo modo di suonare e nelle sue collaborazioni.
Una intro dal titolo “Arcadia” con questo suono di piano e voce assai rudimentale dà il benvenuto al resto del disco che si dipana con un ensemble di chitarra, voce, pianoforte, basso e batteria.
La featuring di Massimiliano Larocca nalla suggestiva “I giorni dell’abbandono” e poi l’omaggio a De Gregori con una versione assai roots come direbbero gli americani di “Il panorama di Betlemme”. Meravigliosa poesia di Rilke che Garito musica per chiudere questo disco: “Giorno d’autunno” che assieme a “Evisioni” di Paolo Dattola sono gli unici due momenti in cui il cantautore toscano musica poesie di altri artisti…ancora l’ennesimo ritorno alle radici, di quella musica folk che nasce spesso ispirata dalla poesia in quanto tale e cerca nelle contaminazioni e nell’incontro il suono semplice per esprimere la vita.
Un disco bello per quanto il significato di questa parola ora deve andare oltre il cliché del bello glitterato da copertina e da radio. Di sicuro è una canzone assai impegnativa e poco diretta, si veda per esempio il singolo di lancio “Fahrenheit 451” di cui la rete ci restituisce anche un video ufficiale che penso la dica lunga sulla filosofia artistica di questo ragazzo che alle parole e alla musica chiede solo di rappresentarlo in tutto e per tutto. Almeno queste sono le nostre sensazioni. Buon ascolto a tutti.

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