Recensioni

Flying Vaginas – Beware Of Long Delayed Youth

Pierpaolo de Flego

Il nuovo disco tratteggia un panorama esteso dall’alternative rock nelle sue diverse sfumature al dream pop.

Sfogliare con cura l’enciclopedia illustrata del rock, soffermandosi con attenzione particolare sulle pagine che trattano il periodo psichedelico, la new wave, il post rock e il post punk ’77. Dunque sottolineare con l’evidenziatore le parti più importanti per non perdere di vista i concetti chiave, e poi applicarli, traducendoli in musica dal suono nuovo, che non copia ma si ispira con intelligenza. E il gioco è fatto. O meglio, il disco è fatto. Una formula non facile ma vincente, ottenuta con successo dal power trio laziale Flying Vaginas, arrivato al secondo album un anno dopo il notevole esordio con “And That’s Why We Can’t Have Nice Things”.
Il nuovo disco, “Beware Of Long Delayed Youth” tratteggia un panorama esteso dall’alternative rock nelle sue diverse sfumature al dream pop. Pop appunto, perché con grande ricchezza è un album che risulta anche molto orecchiabile (e questo, ben intesi, è assolutamente un pregio).
Il disco mette da subito in chiaro le cose. “Hollow Skin” apre le danze con un ritmo quasi incessante, praticamente in loop, sopra il quale la voce al femminile e tutto il resto dell’arrangiamento creano un’atmosfera che si ispira a ricordi psichedelici e onirici mantenuti bene nel tempo. La cosa poi forse più importante da sottolineare è che “Beware Of Long Delayed Youth” è un disco che sorprende pezzo dopo pezzo, sempre vario ma sempre di forte identità, di palese riconoscibilità.
Un’armoniosa varietà rappresentata dal susseguirsi delle tracce: “Coherence Riot” regala richiami post punk, seguita da “Sonic Tiger” (senz’altro tra i pezzi più riusciti dell’album) che ritratta invece con maggior impeto e violenza la new wave; si finisce poi su “Woodland Croon”, che sognante trasferisce il suono verso un’ orecchiabile soluzione lenta, quasi post rock, arricchendo l’aria di profondità ed emozioni, e “Interlude: We walk” che ci porta tutti in spiaggia, e vista la stagione va benissimo così.
Si ricordano anche gli anni ’90, grazie al noise e ai distorsori più sporchi e viscerali di matrice shoegaze con “Blessed Child” e “Patched Up”, per concludere infine con la title track, “Beware Of Long Delayed Youth”, che si estende in un unico enorme sogno.
Si evince, dunque, che il nuovo album dei Flying Vaginas sia senz’altro difficile da riassumere, perché ogni canzone, ogni singolo dettaglio può rappresentare un centro nevralgico imprescindibile. Un disco molto ben fatto, che con personalità nuova rende omaggio a grandi lavori del passato. Ai dischi della gioventù, insomma: quell’appannata Belle Époque che non riusciremo mai ad abbandonare davvero.

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