Soundcheck

Fabryka – Sparkles

Pierpaolo de Flego

ottimo songwriting, malinconia elettrica mescolata a freschezza e ritmi molto catchy, chitarre rumorose e synth belli acidi.

Quando pop e musica elettronica si incontrano, nascono spesso bellissime storie d’amore. Infatti, da molti anni ormai si riconoscono in giro per il mondo esempi più che attendibili di questo riuscitissimo sodalizio, soprattutto se si scruta l’orizzonte europeo: i Depeche Mode e i Pet Shop Boys in Inghilterra, i Phoenix in Francia, Björk in Islanda, i Royksopp in Norvegia, passando poi anche per casa nostra, considerando gli esempi di Subsonica o Bluvertigo. Un connubio dalle grandi gioie, confermato a pieni voti da “Sparkles”, il nuovo lavoro di una delle band indie italiane più interessanti del panorama nazionale attuale, i Fabryka. Nel loro nuovo ep i baresi Fabryka hanno deciso dunque di sperimentare, di abbracciare con forza e decisione la sfera elettronica della musica pop. Un abbraccio dagli esiti più che positivi: “Sparkles” racchiude ottimo songwriting, malinconia elettrica mescolata a freschezza e ritmi molto catchy, chitarre rumorose e synth belli acidi. Un’esplosione di idee e influenze, tutte messe insieme con cura e sensibilità.

Il disco si apre con il singolo “The Unheard”. Pezzo azzeccatissimo per il ruolo, caratterizzato da un flusso costante e una bellissima voce femminile che avvolge, una scrittura semplice, orecchiabile e mai banale, un’atmosfera ricca di suoni pieni e lunghi, conditi da altri più piccoli, più sottili che abbelliscono qualcosa che è già molto bello. Seguono “Lights On”, che ci porta in un viaggio spedito verso territori di memoria new wave anni ’80, e la title track “Sparkles”, che con un inizio che ricorda un po’ quello di “Heroes” del grande Bowie dà un piacevolissimo momento di luce in un disco precedentemente più scuro. C’è poi “A new Dawn”, l’episodio più tranquillo ma anche più intenso del disco, che fa emergere, con la sua essenza più intima (quasi trip-hop), tutto il talento del gruppo, proiettando l’ascoltatore nello spazio emozionale dei sogni, con una coda strumentale che spalanca definitivamente ogni sinapsi del corpo che trasmette il piacere. Nota di merito anche per il finale, in cui la band ha deciso di mettere due versioni alternative, tra l’altro molto ben sviluppate, di “The Unheard” (edit di FuuKu) e di “Sparkles” (edit di Crystal Collapse).

Un fiume in piena, insomma, il nuovo ep dei Fabryka: un album dal rapido ascolto che si fa ascoltare e riascoltare, che respira aria internazionale, che prende tanti suoni degli ultimi anni e li rende nuovi. Un disco pop che tiene per mano la musica elettronica, dimostrando una volta di più quanto amore ci possa essere tra questi due generi apparentemente così distanti.

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