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Fabrizio Moro @ Stadio Olimpico

Benedetta Barone
Scritto da Benedetta Barone

Tanta era l’emozione che non ha saputo trattenere le lacrime di gioia regalandosi così al suo pubblico nel modo più sincero e amorevole possibile

Era il 2010, fu uno dei miei primi concerti. A distanza di 8 anni mi ritrovo bimba per due ore. Sto parlando di Fabrizio Moro, che ieri sera è stato l’eroe nel suo Stadio sentendosi a casa come non mai. Nonostante le aspettative, le voci che giravano (“tanto non lo riempie”), il ragazzotto di San Basilio è riuscito a riempire quella parte di Olimpico che ha ospitato una vera e propria festa.
Ho sempre ammirato Fabrizio perché era un ragazzo semplice, fragile, insicuro e soprattutto con pochi spicci in tasca ma con tante storie da raccontare. Un esempio di semplicità e ricchezza d’animo, ma soprattutto di costanza e testardaggine nel realizzare i propri sogni. Ieri sera era lì, sul suo palco, forse quello che aveva aspettato da sempre, ed ho visto un uomo felice.
Avevo il terrore di non “ritrovare” il vero Fabrizio. Ad impaurirmi erano la sua partecipazione come coach ad Amici, il nuovo successo mediatico-televisivo, l’ultimo album a mio avviso poco convincente, la canzone che nonostante tutto aveva vinto l’ultimo festival sanremese rimanendo, quanto meno per me, un pezzo più che normale. Sono bastati i primi pezzi a spostare le mie paure, proprio come il vento fa con le nuvole passeggere, e a riportarmi ai piccoli live che faceva a Stazione Birra quando davvero era un “regazzetto”.
Un live magistrale che ha ripercorso i più grandi successi di Fabrizio senza tralasciare i pezzi più intimi e nascosti negli album, quasi in modo cronologico; un live in cui il cantautore romano ha rivissuto la sua fase “nera” dopo l’esclusione al Festival di Sanremo nel 2010 con “Non è una canzone” ma ha visto la rinascita con il suo percorso da autore. Un live ricco d’amore ma anche di storia, che ha avuto i suoi punti di culmine con la dedica a Stefano Cucchi (“Fermi con le mani”) e con la potentissima e ormai storica “Pensa” per tutte le vittime della mafia.
A colorare ancora di più il pubblico dell’Olimpico sono stati i tre ospiti d’eccezione che Fabrizio ha accolto come parti di un’unica famiglia: “figlio” (Ultimo), “mamma” (Fiorella Mannoia) e “fratello” (Ermal Meta).
Tanta era l’emozione che verso la fine neanche il ragazzone di San Basilio, pieno di tatuaggi ma con gli occhi sempre troppo dolci, ha saputo trattenere le lacrime di gioia regalandosi così al suo pubblico nel modo più sincero e amorevole possibile. Un sogno per un piccolo grande cantautore che si è chiuso in un abbraccio fortissimo.

Articolo di Benedetta Barone
Foto  di Stefano Ciccarelli

 

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Benedetta Barone

Benedetta Barone

Suono, scrivo e canto. sono mediamente isterica, una piccola donna innamorata dei particolari.

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