Recensioni

Fabio Zuffanti – La Quarta Vittima

Fortunato Mannino

Fabio Zuffanti realizza La Quarta Vittima ovvero uno degli album più belli e interessanti dell’intera scena prog rock italiana

Soltanto chi lascia il labirinto può essere felice, ma soltanto chi è felice può uscirne. In un periodo in cui domina l’Ego questa frase assume un valore profetico. Tempi bui in cui ognuno di noi, in qualche modo, è vittima di quel labirinto di istinti e passioni che albergano dentro e fuori di noi. Mentre psicologi, filosofi e storici s’interrogano sul perché la linea che separa la Ragione dalla Follia sia sempre più labile, la Storia non si accontenta più di sacrificare la Morale al suo altare ma si diverte a seviziarla. Artisti e poeti, per dirla alla Guccini, ci raccontano le stesse cose viste da mille angoli diversi ma pochi… si riconoscono nell’altro io. E uscire dal labirinto è… sempre più difficile!

Il perché di questa premessa è presto detto: il disco di oggi è un processo alchemico. Un processo che ha inizio dall’osservazione della realtà per poi sublimarsi nell’Arte. Michael Ende, ispirato dai quadri surrealisti del padre, pubblica nel 1983 Lo specchio nello specchio. I trenta racconti, consiglio vivamente di leggerli o riscoprirli, ci trasportano in una dimensione onirica e spesso angosciante nella quale si susseguono figure e vicende che rimandano a quel Khaos di emozioni contrastanti che è l’animo umano. Pittura, Scrittura e… la Musica per chiudere il cerchio!
Ispirandosi a questi racconti Fabio Zuffanti realizza La Quarta Vittima ovvero uno degli album più belli e interessanti dell’intera scena prog rock italiana. Strumentazione e arrangiamenti eleganti che spaziano, a seconda delle esigenze compositive, dal jazz alla psichedelia al folk e dal sinfonico all’elettronica caratterizzano i sette lunghi brani. Aprono i 12 minuti di Non Posso Parlare Più Forte ed è subito chiaro il perché sarà uno dei dischi più belli del 2014! Il racconto in musica della corsa cieca all’interno di un palazzo – labirintole atmosfere frenetiche che la caratterizzano sono rese con un crescendo di ritmi che evidenziano la raffinata tecnica dei musicisti coinvolti di cui Zuffanti si è circondato. Chiude l’album Una sera d’inverno la frenesia lascia il posto ad una struggente e malinconica rassegnazione che la chitarra di Laura Marsano traduce in Musica.
In mezzo, ovviamente, altre cinque bellissime storie!
Forse nessuno di noi vuole veramente uscire dal suo labirinto ma… un’ora di ottima musica aiuta a riconciliarsi con se stessi e col mondo.

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