Ho avuto di nuovo il piacere di dialogare con il musicista e compositore fiorentino Fabio Capanni che in quest’intervista regala ai lettori di SOund36 le sue parole su Blue, album conclusivo della trilogia di un percorso artistico-musicale che dalla dimensione più intima e raccolta della casa, rivolge i sensi all’esterno per involarsi leggero verso l’Assoluto.
Home, Outside, Blue: un percorso artistico che parte da una dimensione interna e raccolta, passa per uno spazio esterno e si protende verso l’alto. Cosa hai voluto esprimere con esso?
Con questo viaggio di note desideravo esprimere me stesso e il mio rapporto con la musica. Per alcuni anni avevo sospeso col dedicarmi a essa e quando ho ricominciato a suonare molte cose erano cambiate dentro e fuori di me, anche nell’ambiente musicale e nel modo di comporre.
Ho dovuto ritrovare un mio modo e per farlo ho sentito la necessità di guardare dentro di me. Home è la casa, un luogo raccolto e interiore, un riparo. Dedicarmi di nuovo alla musica rappresentava per me un ritorno a casa, ma avevo smarrito e dimenticato come tornarci. Una volta ritrovata quella dimensione intima e protetta, ho sentito l’esigenza di guardare fuori dalla finestra, di riscoprire il mondo e proiettarmi verso l’esterno, due dimensioni alchemiche che dialogano costantemente nell’essere umano, così è nato Outside.
Compiuti questi due passaggi, avevo la grande ambizione di lasciare la condizione terrena e prendere il volo verso l’alto, abbandonando ogni condizionamento e limite: questo è Blue, il mio recente album. Credo che la musica sia la forma d’arte più adatta a fare questo salto trascendentale di astrazione. Tre album simili (si può cogliere omogeneità se ascoltati in sequenza), ma anche diversi, graduali e in divenire.
Blue è un “volo” verso la dimensione trascendentale del mistero. Cosa rappresenta per te il mistero e come si collega al tuo modo di fare musica?
Il mistero è per me connesso alla Bellezza che di per sé è misteriosa perché indicibile, non riusciamo ad afferrarla. Credo che ognuno di noi possa contribuire a portare bellezza in questo mondo, ne abbiamo tutti bisogno. Attraverso la musica io cerco la bellezza, l’equilibrio e la luce. Ciò si lega al mistero che per me non è un’entità oscura e negativa, ma portatore della dimensione sacra.
Come è nato il tuo ultimo lavoro, quale il suo processo compositivo e come vorresti veicolarlo?
Il processo compositivo di Blue è stato un po’ diverso rispetto ai due album precedenti. Le sonorità sono piuttosto simili, ma ciò che cambia è l’approccio alla musica: forme più destrutturate, meno canoniche nella composizione, più libere, rarefatte. Gli strumenti utilizzati sono stati la chitarra elettrica, il pianoforte e il basso, non c’è ricorso all’elettronica e non ci sono state collaborazioni nella composizione dei brani. È stata una mia scelta perché volevo creare un disco che esprimesse me stesso, il mio personale “volo” senza paracadute, il completamento del mio viaggio introspettivo e musicale. Al momento non so se ci sarà una presentazione “live” dell’album, come avevo fatto con Outside al teatro Puccini di Firenze, con molti amici musicisti.
Sarebbe interessante ripetere questa esperienza anche per presentare il mio ultimo lavoro.

