Recensioni

Eugenio Sicilano – Heartland

Scritto da Marco Restelli

Voce, chitarra acustica e un’armonica che, con discrezione, regala alcuni dei momenti più intensi dell’album

È già da un paio d’anni che seguo con piacere il percorso artistico dei Criddles, band cosentina capitanata da Eugenio Siciliano, autentico motore creativo del progetto. Il loro ultimo album, …and They Called It Rock n’ Roll, è uscito proprio nel 2025, ma l’urgenza espressiva di Siciliano si è rivelata tale da spingerlo a pubblicare quasi contemporaneamente un lavoro solista dal sound profondamente diverso.
Se con i Criddles il riferimento principale è il Bruce Springsteen della E Street Band, Heartland guarda invece all’intimismo scarno e notturno di Nebraska. La produzione è essenziale: voce, chitarra acustica e un’armonica che, con discrezione, regala alcuni dei momenti più intensi dell’album.
La title track si apre proprio con il suono dell’armonica e racconta la lenta corruzione di un uomo che, convinto di agire per amore e bontà, finisce per non distinguere più tra altruismo e complicità. Non ci sono colpevoli assoluti né innocenti, ma il doloroso riconoscimento di come il male possa insinuarsi con naturalezza, sotto le sembianze della grazia e della cura. Il verso finale è straordinario e riassume il senso del brano: la distruzione non avviene con violenza, ma insegnandoti a fare del male mentre continui a crederti una persona perbene.
Ain’t No More Cowboys on Sila Mountains è una ballata crepuscolare e nostalgica che immagina l’altopiano della La Sila come un personale Far West sospeso tra memoria e fantasia. Il testo evoca la scomparsa di un mondo semplice e avventuroso, forse mai esistito davvero, ma profondamente reale nell’immaginazione di chi lo ha vissuto.
Nel finale, il narratore si proclama l’ultimo cowboy della Sila, custode poetico di un passato che continua a cavalcare verso il sole. Il ritmo aumenta leggermente in Set Me Free, che richiama vagamente Atlantic City. Tra fabbriche chiuse, ponti arrugginiti e cantieri abbandonati, la canzone descrive la condizione di chi sopravvive tra precarietà economica e disillusione, aggrappandosi a un residuo di dignità e speranza. Il ritornello, ridotto alla sola invocazione del titolo, assume un valore universale: un grido di liberazione personale e collettiva da un potere che premia la forza e dimentica la gentilezza. Nel finale, la fuga si trasforma in una redenzione quasi spirituale, dove il desiderio di essere ricordati coincide con quello di essere finalmente liberi.
Anche i brani non citati mantengono un livello qualitativo elevato e confermano la coerenza e l’ispirazione di un disco che si lascia ascoltare dall’inizio alla fine senza alcun cedimento. Heartland è un lavoro intenso, sincero e sorprendentemente maturo, capace di rivelare un lato nuovo e particolarmente convincente della sensibilità di Eugenio Siciliano.
L’auspicio è che questa parentesi solista non rimanga un episodio isolato, ma rappresenti piuttosto l’inizio di un percorso destinato a regalare ulteriori pagine di grande musica d’autore.

 

https://www.youtube.com/watch?v=JHuJvcQnp5U&list=RDJHuJvcQnp5U&start_radio=1

About the author

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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