Sound&Vision

Eugenio Finardi @ Giardini del Cubo, Bologna

Biancalisa Nannini

“Vorrei esser come l’acqua che si lascia andare, che scivola su tutto, che si fa assorbire, che supera ogni ostacolo finchè non raggiunge il mare, e lì si ferma a meditare, se scegliere se esser ghiaccio o vapore, se fermarsi o se ricominciare”.

Bologna, 9 agosto 2018. Nello splendido scenario offerto dai Giardini del Cubo si è esibito il maestro Eugenio Finardi.
I Giardini del Cubo sono il cuore verde che pulsa nella meravigliosa struttura costruita da Unipol nel 2014, con l’intento di “indagare il mondo contemporaneo, attraverso il confronto e il dialogo, mettendo al centro le persone”, ospitando mostre, laboratori, eventi, conferenze e, appunto, concerti.
Lo spazio adibito alla musica è un piccolo palco circolare senza nessuna transenna che separi l’artista dal pubblico, in questo modo questo si pone in maniera piu’ intima e diretta verso il suo pubblico, il che dà al live un’aura magica, quasi di sospensione temporale.
Capite bene che il maestro Eugenio Finardi in un posto del genere appare come un profeta che parla ai suoi discepoli, con tutta la grazia e forza di cui solo lui è capace.
Il concerto inizia alle 21 spaccate. Nel pomeriggio ha piovuto un po’ e l’erba del giardino è ancora bagnata. Ogni tanto si vede (e sente) qualche fulmine. Il primo brano viene eseguito con forza, in un clima gioioso di festa, con la spigliatezza di chi ha provato tutto il pomeriggio e sa che niente andrà storto.
Finito il primo pezzo il maestro si prepara per eseguire un’altra delle sue canzoni. Passa un aereo. Cambia idea e decide che il pezzo sarà “Oggi ho imparato a volare”,  una delle sue poesie musicali più belle, rappresentative e ancora oggi attuale. 
Sta per iniziare il terzo brano quando la luce si spegne. Probabilmente a causa di problemi dovuti ai fulmini. Il palco è quasi completamente buio ma gli strumenti e le casse ricevono ancora la corrente necessaria per poter continuare il concerto. 
Da qui è iniziata la magia. Finardi, accompagnato dai suoi meravigliosi musicisti, suona, canta e racconta. Suona con furore. Canta l’amore con amore, canta la vita ma soprattutto canta l’unione, quella che fa la forza, abbatte le barriere e ti fa sempre sentire a casa, anche quando sei circondato da sconosciuti.
Si racconta, si commuove quando, dopo aver eseguito “Diesel”, ricorda l’incidente accaduto qualche giorno fa in autostrada a Bologna. Parla di quando questo mondo non sia piu’ a misura d’uomo, poi canta “Nuovo umanesimo”. Ci parla di sua figlia Elettra, poi canta l’inno d’amore dei genitori per i figli. Si muove fra le parole e la musica con forza ed eleganza, ironia e commozione. E poi via, verso l’esecuzione dei grandi classici “Un uomo”, “Extraterrestre”, “Patrizia” e così via tante altre.
Un concerto che potrebbe essere descritto con “La canzone dell’acqua”, più volte chiamata da Finardi durante il concerto ma mai eseguita: “Vorrei esser come l’acqua che si lascia andare, che scivola su tutto, che si fa assorbire, che supera ogni ostacolo finchè non raggiunge il mare, e lì si ferma a meditare, se scegliere se esser ghiaccio o vapore, se fermarsi o se ricominciare”.

Per chi volesse sono previste date fino al 27 settembre. Per maggiori info visitate www.eugeniofinardi.it.
Articolo e Fotografie di Biancalisa Nannini

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