Recensioni

Enrico Rava, Matthew Herbert e Giovanni Guidi – For Mario (live)

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

Le registrazioni di un LIVE del 2016 sono state rielaborate per salutare una figura centrale del jazz italiano.

Questo album, pubblicato nella primavera del 2020, parte da lontano: è il frutto delle registrazioni del tour che il maestro Enrico Rava, il musicista elettronico Matthew Herbert e il pianista jazz Giovanni Guidi hanno intrapreso in Italia nel 2016. E’ uscito esclusivamente in digitale per ricordare Mario Guidi (venuto a mancare alla fine del 2019) che è stato papà di Giovanni, manager e grande amico di Enrico Rava.
Vi è arduo trovare ariose melodie e la sua natura “sperimentale” elude qualsiasi punto di riferimento. Come ha successivamente spiegato Matthew Herbert, è anche un gioco di specchi che moltiplica i ruoli dei musicisti:
“Inizialmente ero intimidito dall’idea di fondere l’elettronica, tipicamente inflessibile, allo stile fluido e libero del jazz. Ci siamo venuti incontro registrando centinaia di campionamenti di Giovanni e Enrico mentre suonavano rispettivamente pianoforte e flicorno. In questo modo, quello che si ascolta è una specie di quartetto, con i due musicisti acustici che improvvisano sui loro stessi campionamenti registrati precedentemente.”
L’ensemble improvvisa quindi dal vivo accompagnati da basi pre-registrate dando vita a suoni complessi e strutturati. La riprova del fatto che non siamo di fronte a “canzoni” , è che i brani non hanno un titolo vero e proprio ma sono catalogati in “parti”, dalla numero uno alla numero cinque.
Le prime tre sono lunghe e articolate, perfetto connubio tra jazz acustico e musica elettronica dai suoni industrial; ma è verso la fine che il pathos aumenta e le emozioni si trasformano in acuto dolore: la traccia numero quattro ha un sottofondo elettronico frenetico composto da rumori quasi fastidiosi che accompagnano un pianoforte nevrotico che soffoca la tromba del maestro Enrico Rava. L’ultima traccia evoca invece le sensazioni di un ultimo, delicato commiato: la tromba si rivela sobria e malinconica e le fanno da contraltare dei lamenti elettronici simili a pianti. Si chiude con qualche attimo di silenzio seguito da un applauso finale dedicato sicuramente a Mario Guidi.
Quest’opera non deve essere giudicata solamente per gli aspetti musicali ma deve rispettare la sua intenzione: salutare, omaggiare e ringraziare colui che è stato padre per qualcuno, collaboratore per altri e sicuramente amico di molti.

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