Recensioni Soundcheck

Emian Paganfolk – Acquaterra

Fortunato Mannino

Un album che nasce dal cuore e parla al cuore!

C’era un tempo in cui la Natura aveva sull’uomo un fascino mistico. Era Lei a regalare gli strumenti, Lei a ispirare le musiche e la stessa metrica classica qualche studioso sostiene nasca con l’idea di riprodurre le Sue sonorità. Un binomio indissolubile e reverenziale che spiegava ogni fatto della vita… morte compresa. Poi ci siamo evoluti e ci siamo regalati il degrado e nuovi dei.
L’eco nostalgico però di una mitica età dell’oro, si potrebbe aprire una lunghissima parentesi che ci porterebbe agli Annunaki e su Nibiru ma… è bene fermarsi al concetto classico, non si è mai sopito soprattutto nella Musica.
È indubbio, infatti, che il Progressive e il Folk guardino e abbiano guardato a quel mondo che genericamente definiamo pagano ed è altrettanto indubbio che tale concetto assuma caratteristiche diverse a seconda delle latitudini e dello spazio/tempo in cui ci si muove. È un sentiero musicale che regala sempre piacevolissime sorprese sia dal punto di vista sonoro che da quello più prettamente culturale. Pagine di storia che raccontano l’essenza delle civiltà stesse.
Una premessa forse un po’ lunga ma necessaria per presentare gli Emian Paganfolk e il loro Acquaterra.
Attivi da due anni e con alle spalle un’intensa quanto ricca di soddisfazioni attività live giungono al loro esordio discografico regalandoci un album che ci proietta in una terra che di mistero, fascino, mitologia e bellezza ha pochi eguali: l’Irlanda.
Gli otto brani che costituiscono l’album sono perlopiù traditional irlandesi riarrangiati o rivisitati dal gruppo. L’Irlanda, i suoi paesaggi, le sue sonorità, le sue storie sono però solo il punto di partenza di un viaggio sonoro ben più complesso. Un viaggio che se inequivocabilmente guarda alla musica celtica parte dal Mediterraneo e dalla nostra tradizione musicale per spingersi fino alla remota Siberia. Una ricerca che si concretizza nell’utilizzo di strumenti atavici i cui suoni s’incastonano in quella che è la tradizione celtica fondendosi mirabilmente. Flauti overtone, il doppio flauto Campano, il jouhikko scandinavo e le onde del mare che si infrangono sulla battigia, accompagnano il soave suono dell’arpa che, direi quasi inevitabilmente, disegna atmosfere eteree e senza tempo.
Un album che nasce dal cuore e parla al cuore!

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