Emanuele Coggiola è un artista eclettico. La sua musica conferisce voce all’emotività e alla fragilità dell’essere umano, esplorando il senso dell’esistenza e le connessioni tra l’uomo, la natura e il mondo che lo circonda. Songwriter e musicista fiorentino, ha iniziato come batterista e membro fondatore dei Luciferme, con cui ha inciso cinque album. Successivamente Emanuele intraprende un percorso solista inaugurato nel 2010 con Quiete Apparente, ha dato vita a progetti acustici dedicati a De André, Battisti e Fossati e collaborato con Massimo Altomare nel progetto Orkestra Ristretta nel carcere di Sollicciano. Negli anni 2020 produce il visionario Coriandoli di Neve di David Iozzi e realizza Dopo la Pioggia, album maturo e intenso incentrato sull’elaborazione del lutto sentimentale. Alla fine del 2025 esce Absentia Essentia – la “mancanza di essenza” – in collaborazione con il produttore Renato D’Amico. Un richiamo urgente a tornare al cuore delle cose, a non disperdersi nell’effimero, ma a cogliere la linfa nascosta di ciò che ci circonda.
Quando nasce la tua dedizione alla musica? E qual è stato il primo strumento?
Ho iniziato a suonare a 15 anni, quando rimasi praticamente folgorato nel vedere un amico suonare la batteria, che è stata (ed è tuttora) il mio strumento principale. Poi, qualche anno dopo ho iniziato a mettere le mani anche sulla chitarra e sulle tastiere, essenzialmente solo per quello che poteva servirmi a far canzoni, non ho fatto studi da strumentista su chitarra e piano.
Quali sono le tue influenze artistiche a livello di testi e sonorità?
Ascolto molta, molta musica, sin da ragazzo. Non ci sono influenze particolari che possano essere “riconoscibili”. Ho avuto vari periodi e varie inclinazioni. Al momento attuale sono molto attratto da artisti come Radiohead, Ry X, Hania Rani, Slowdive, The Cure, Agnes Obel, King Hannah, Max Ritcher… Apprezzo molto tutto il filone della neoclassica che mi aiuta nella meditazione e mi accompagna a lunghe passeggiate. Il mio imprinting autoriale viene da Battiato, Fossati, De André, che ho consumato avidamente in giovane età.
Come è nato a livello di melodia e parole, il tuo disco “Absentia Essentia”, quali tematiche emergono?
Subito dopo l’uscita di Dopo la Pioggia sono affiorate spontaneamente nuove suggestioni musicali, per me del tutto inedite. Mi sono lasciato guidare da esplorazioni sonore e compositive diverse dal solito: le chitarre elettriche, compagne di sempre, si sono fatte da parte per lasciare spazio a un suono più essenziale, lineare, venato di elettronica e di acustica. Anche le parole sono cambiate: ho cercato di dire di più con meno, lasciando che fosse la melodia a raccontare. Quando una manciata di brani ha iniziato a prendere forma, ho capito subito che avevo bisogno di qualcuno giovane e talentuoso che li vedesse dall’esterno, con uno sguardo fresco e la sensibilità giusta per dare un tocco moderno al suono.
L’incontro con Renato D’Amico è arrivato attraverso una catena di coincidenze così particolare da sembrare un segno. Ci siamo subito trovati: nonostante le differenze di età e di percorsi musicali, è nata una sintonia autentica e una grande stima reciproca. Absentia Essentia – la “mancanza di essenza” – è un richiamo urgente a tornare al cuore delle cose, a non disperdersi nell’effimero, ma a cogliere la linfa nascosta di ciò che ci circonda. La natura, il fragile equilibrio tra mente e corpo, la trama sottile delle relazioni, la complessità del mondo: tutto diventa specchio in cui ritrovare lo spirito e l’essenza. Da un lato emergono i racconti di un presente duro e difficile – le guerre, le migrazioni – dall’altro le grandi domande esistenziali: la paura d’invecchiare, la consapevolezza del tempo che scorre, la necessità di non rimandare ciò che può dare senso alla vita. Ogni istante, ogni evento della vita lascia una traccia, un segno inciso che ci rende ciò che siamo, che diventa tassello della nostra ricerca di un significato più profondo… Il climax arriva quando si accetta l’ineluttabilità della morte: non più come fine, ma come passaggio naturale, fondamentale, verso la riconnessione con l’universo e con il tutto. Non più paura, ma accettazione luminosa ad abbracciare il mistero della vita in tutta la sua completezza.
Il risultato è un disco che custodisce dentro di sé questo bisogno di evoluzione; un lavoro che sento profondamente mio e di cui vado molto fiero. Spero davvero che arrivi al cuore di chi ascolta così com’è, genuino e sincero.
Progetti artistici in programma?
Stiamo preparando una versione “asciutta” di Absentia Essentia e di altre canzoni da portare in giro. Una chiave elettro/acustica con batterie elettroniche e suoni “ambient” per uno spettacolo che crei un’atmosfera intima e intensa, adatta a piccoli club.
E a lungo termine un nuovo album ancora? Chissà, è difficile smettere…

