Recensioni

Elephant Brain – Niente di Speciale

Scritto da Ilaria Lupi

Ti siedi, premi play, ti fai un giretto tra le paranoie, ti asciughi i lacrimoni

Il mio incontro con gli Elephant Brain risale ad uno dei periodi musicalmente più intensi della mia vita, gli anni della radio, dell’uscita dal periodo Afterhours (che in realtà non finisce mai per davvero), gli anni in cui ho iniziato a chiedermi se sarei mai stata in grado di scrivere di musica.
Per questo e tanti altri motivi sono qua oggi, quasi cinque anni dopo, a parlarvi di Vincenzo, Andrea, Emilio, Roberto e Giacomo in arte gli Elephant Brain e del loro primo LP “Niente di speciale”, uscito il 17 gennaio 2020 per Libella Music/Believe Digital.
L’album è stato registrato e mixato da Jacopo Gigliotti, bass player dei Fast Animals and Slow Kids, ad accomunarli l’appartenenza al territorio perugino, le reminiscenze punk negli ascolti adolescenziali e la voglia di urlare e fare musica, di quella musica nostalgica da sospironi.
Due anni per creare un album consapevole, che racchiude un percorso musicale ben preciso, tecnicamente superiore all’EP precedente. Il punto di forza di questo disco è sicuramente la facilità di ascolto (i 9 brani volano via come niente e ti lasciano carico a molla) ma soprattutto il linguaggio quotidiano e semplicistico nella sua accezione più positiva.
Riassunto: ti siedi, premi play, ti fai un giretto tra le paranoie, ti asciughi i lacrimoni.
Ma siccome gli Elephant Brain ci vogliono preparare alle paranoie selezionano sapientemente “Quando finirà” come traccia d’apertura, per darci subito un po’ di quella speranza paracula che dovrebbe aiutarci tra i sospiri della vita moderna.
Per il sound il quintetto perugino si affida ad un potente alternative rock, una specie di Gazebo Penguins leggermente meno urlato per intenderci.
Niente di Speciale è come una lunga strada di montagna, che si snoda tra i tornanti dei rapporti umani, dei cambiamenti, e delle cicatrici, una di quelle strade da percorrere in moto in uno di quei giorni in cui correre fa bene. Questa volta però la strada non trova fine in un campo verde o in un classico belvedere panoramico, si continua a correre che, nonostante le nuove consapevolezze, c’è ancora tanto da sudare per gli Elephant Brain prima di potersi fermare.
D’altronde per me deve essere proprio questo il senso di un primo album, lo slancio, la corsa, di modo che l’ascoltatore capisca che si ha ancora tanto da raccontare.
Mi raccomando freghi (termine perugino per dire raga), almeno per ora non vi fermate, “Scappare sempre”!

About the author

Ilaria Lupi

“Nasco in radio con un paio di cuffie e un microfono. Morirò ascoltando i Pink Floyd.”

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