Interviste Sound&Vision

Edda

Ecco, diciamo che voglio migliorare e adesso mi sto impegnando a imparare a suonare la chitarra. Ci vorrà una vita e sono un po’ vecchiotto quindi non è detto che ci riesca, ma almeno sto mettendo le basi per la prossima reincarnazione.

Per i lettori di SOund36 la strabiliante intervista a Stefano Rampoldi, in arte Edda, dove vengono svelati segreti e cose mai sapute…è stato un vero piacere dialogare con lui, grande artista e persona splendida!

Quando nasce la tua dedizione per la musica e come mai hai scelto “Edda” come nome d’arte?
Come dice il proverbio: “il buon giorno si vede dal mattino”, così già all’asilo cantavo a squarciagola “…la pigrizia andò al mercato e un cavolo comprò…”, ma invece di un cavolo mi presero l’Hit Organ Bontempi, poi una chitarra (acquistata alla UPIM) e, finalmente a 11 anni, la prima chitarra classica vera che però mio fratello durante un litigio mi scassò sul groppone. Come vedi i bambini fin da piccoli mostrano subito le loro devianze e fu così che io divenni un grande cantante, invece mio fratello un reietto della società. Il nome “Edda” è il nome di mia mamma alla quale fu dato perché Edda era la figlia del duce e a quei tempi era chic chiamarsi in questo modo. Non ricordo perché a un certo punto decisi anch’io di farmi chiamare così: forse un omaggio alla mamma, forse un momento di disorientamento sessuale ai tempi del liceo… chissà? Fatto sta che da allora mi faccio chiamare così, ma il mio vero nome è Felice y Caietano y Martinez y Alonso Zagor Tamai, per gli amici Stefi il bello.

Cosa è cambiato nel modo di pensare e fare musica dai Ritmo Tribale alla tua carriera solista?
Le note. Ho scoperto con raccapriccio che non sono sette, ma di più, ora non saprei dirti quante con esattezza, ma già ho fatto un passo in avanti. Questo ti fa capire l’abissale ignoranza che detengo in fatto di musica. Eppure è la cosa che so fare meglio (figurati il resto allora) e quindi tengo duro e vado avanti. Ecco, diciamo che voglio migliorare e adesso mi sto impegnando a imparare a suonare la chitarra. Ci vorrà una vita e sono un po’ vecchiotto quindi non è detto che ci riesca, ma almeno sto mettendo le basi per la prossima reincarnazione. Forse rinascerò figlio di Matteo Mancuso e allora magari il papà mi aiuterà nello studio dello strumento. Per quanto riguarda la voce ci teniamo questa, perché voglio restare umile.

Come nasce un pezzo di Edda e cosa per te è importante che arrivi all’ascoltatore?
Guarda Annalisa, son proprio fresco di composizione e ti dirò: ero in studio col mio produttore/arrangiatore Luca Bossi e dovevamo fare una canzone…allora mi è venuta in mente Turn It On dei Genesis, Luca si è messo al basso, io cantavo e con un colpo alla botte e uno al cerchio è venuta fuori una bellissima canzone. Cosa sia successo non lo so, di certo io quella canzone riesco a cantarla, ma non la so suonare, mentre Luca la sa suonare però non riesce a cantarla. Alla fine direi che siamo pari. Per rispondere invece alla seconda parte della tua domanda, sarò sincero: per me l’ascoltatore non esiste, io scrivo canzoni per me, devono piacere a me, devono dire qualcosa a me, se poi a qualcuno piacciono EVVIVA!

Hai suonato in molti contesti e situazioni, sia con la band che da solista. C’è un live o un luogo che ricordi con particolare entusiasmo?
Più che il live, io mi gusto il pre live vale a dire il viaggio sul furgone con i miei amici musicisti, le battute, i dibattiti politici che sfociano in rissa con insulti e minacce alle relative mogli, i racconti delle proprie esperienze di vita (quasi sempre bugie e millantati crediti). Ci confrontiamo su tutto, sembra di essere dall’ analista e credimi, più ci conosciamo, più ci rendiamo conto di che brutte persone siamo. Però è davvero divertente perché ti assicuro i musicisti sono davvero degli esseri strabilianti. Poi una volta sul palco boh… si suona cercando di dare il meglio visto tutta la fatica che abbiamo fatto per arrivare fino a lì.

Cosa ascolti in questo periodo della tua vita?
Voglio essere preciso, prima ascoltavo molto Radio Maria soprattutto la catechesi di padre Livio al venerdì, mi conciliava soprattutto durante il sesso per quel senso di macabro che trasmetteva. Oggi però son guarito e non ascolto niente, però mi tengo informato sulle novità musicali tipo Claudio Baglioni, gli Osanna, Anna Identici, i Cheap Trick e ovviamente i Sepultura.

Progetti imminenti?
In autunno esce un nuovo disco. Nel frattempo ho aperto su OF una rubrica dove in mutande faccio il tutor per aspiranti cantanti sexy. Si chiama: “Con la bocca fai faville”!.

About the author

Annalisa Michelangeli

Mi chiamo Annalisa Michelangeli, nata a San Severino Marche nel 1982, ma cresciuta in un piccolo paese tra Marche e Umbria, sui Monti Sibillini. Vivo a Macerata. Amo la musica e ogni altra forma d’arte da sempre. Scrivo poesie e di recente ho pubblicato un saggio autobiografico su un mio personale percorso legato alla gestione della fibromialgia. Ho una formazione linguistica e letteraria, possiedo attestati per insegnare yoga per bambini e quello di assistente all’infanzia. Attualmente svolgo attività di docenza d’italiano per stranieri che è il mio ambito di specializzazione e mi appassiona molto. Da molti anni seguo concerti in tutta Italia, in passato con una frequenza maggiore essendo allora più libera da impegni lavorativi e famigliari: sono anche mamma di una bambina di otto anni. Nel 2007/2008 ho frequentato un corso di giornalismo musicale legato a una rivista che si occupava sia di jazz, che di rock. Ascolto soprattutto indie rock inglese e italiano, ma anche cantautori del passato, musica francese, sono curiosa di scoprire gruppi emergenti e nuove sperimentazioni nel panorama musicale.

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