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Duolimbo streak society

Essere streak è roba davvero figa.
E che significa?!

Sai da ieri sono membro della Duolimbo streak society, cavolo che soddisfazione!, dice l’occhialuto manager sulla quarantina in completo grigio antracite all’amico che gli sta seduto davanti in treno, con un sorriso da orecchio a orecchio e il petto in fuori
E io che credevo fossi diventato massone, gli risponde l’amico. Questa sì che sarebbe stata una notizia
Macchè massoneria, roba per vecchi. Essere streak è roba davvero figa.
E che significa?
Ti ricordi la mia idea di imparare l’urdu, la lingua che si parla in Pakistan?
Boh…
Ma sì dai, cazzo. Mi rispondesti che non sapevi mi interessassero i dialetti sardi, coglione!
L’amico si gratta la fronte e sorride. Sì, mi ricordo, mi ricordo. Ma è roba di un anno fa, no? Poi ti è passata. Di solito le tue cazzate si sciolgono come la neve a Marzo.
Beh, non proprio caro mio, adesso sono cambiato. Mi sono iscritto a questa piattaforma di studio delle lingue, la Duolimbo. Oggi fanno esattamente 366 giorni. Dice il manager pieno di soddisfazione
Da che cosa, dall’ultima volta che hai detto una cosa intelligente?
Si percula pure, ma io sono trecentosessantasei giorni di fila che studio l’urdu.
Trecentosessantasei? Ma sei fuori? Anche a Natale hai studiato l’urdu?

E a capodanno
Si
Ferragosto… il giorno che è morto tuo suocero?
Siii, studio di notte
Il giorno che è nato tuo figlio?
E dai, sì. Un anno intero, una striscia. E così sono entrato nella streak society
Uhm, fanno bene a premiarti…io lo saprei come premiarti…se studi di notte farei conoscere a tua moglie un idraulico streak e poi vedresti. Beh lasciamo stare. E che vantaggi ci sono dimmi? Per premiare una simile costanza ci saranno sconti, premi,riconoscimenti.
Roba per vecchi, ragioni da boomer. Il bello è esserci, tutto qui. Pensa c’è un tale nella society che ha una streak di 2800 giorni. Sta imparando il navajo, che forza!
Ma pensa, e in tutto questo tempo non gli è mai venuta voglia anche una sola volta di fare l’indiano
Ridi pure, ma è questo il futuro. Tutti dovremmo essere streak. Tutti a imparare, ogni giorno, tutti a lavorare ogni giorno. Insomma, prendi i musicisti, loro sono streak per natura. Suonano tutti i giorni
Già prendi mio papà per esempio, lui era streak senza saperlo. Beveva ogni giorno, vale a dire quando aveva sete e quando no.
Tu e la tua ironia: ma pensa a una società tutta streak. Sarebbe la più prospera al mondo. Prendi la natura: anche li il sole sorge ogni giorno
Sì però anche lui di quando in quando si concede un’eclisse. Ma annoiarsi ogni tanto no?
Maammamia no,la sola idea mi fa venire una crisi di panico. E poi scusa ricorda la regola delle 40000 ore
Ovvero?
Ovvero un tale di cui non mi ricordo il nome ma è un guro comunque, ha detto che se tutti facessimo qualcosa per 40000 ore saremmo dei geni in quella cosa
Qualunque cosa?
Qualunque cosa. Immagina, una società di geni.
Uhm, a otto ore al giorno son cinquemila giorni, quindi a occhio e croce un quattordici anni praticamente senza fare altro. Bene, ho deciso, prendo un prestito in banca, mollo la moglie e inizio domani con la danza classica e quando avrò cinquantacinque anni a Roberto Bolle gli dirò scansati!
Uffa, ma ascolta, pensa agli esempi della storia. Se fai una cosa tutti i giorni diventa realtà: pensa ai grandi pianisti, a Marie Curie, a Steve Jobs
…a Hitler, a Stalin a Pol Pot, di certo tutti tipi delle 40000 ore.
Possibile mai che con te non si riesca a fare un discorso serio che sia uno?
È che a me piace ancora grattarmi di tanto in tanto.
Grattarti
Si oziare, annoiarmi brutalmente, insomma, non fare un cazzo. Cose tipo contare i fiocchi di neve, veder scendere le goccioline sui vetri della finestra, ascoltare i tarli, sedere sul cesso per un’ora annusando l’aria, osservare il traffico scommettendo su quante macchine bianche attraverseranno l’incrocio in un‘ora. Cose così. Da boomer. Anche San Francesco non pregava tutti giorni sai…? Ci sono le prove, non era un santo streak.
Capisco, insomma parli di perdere tempo inutilmente. Di sprecare la nostra risorsa più preziosa.
Più o meno

Restarono per un po’ a guardare il finestrino.Se i loro sguardi si incrociavano si guardavano in cagnesco. Il treno era fermo accanto all’autostrada, dove nonostante l’ora tarda sfrecciavano macchine e autotreni. Forse un guasto
È un guasto confermò il controllore attraversando come una meteora lo scompartimento dove sedevano, ormai al buio.

Ecco una cosa davvero streak in Italia: i casini. Ce n’è almeno uno al giorno. La sfortuna è cieca, la sfiga invece è streak. Osservò l’amico
Eh già, replico il manager che ad un tratto sembrava un po’ depresso.
Che c’è, chiese l’amico
È che a volte mi sento così giù, senza motivo. Rispose il manager
Ce l’ho io la ricetta, grattati e rilassati, in quest’ordine.. disse l’amico battendogli la mano sulla spalla. Ma a proposito, e l’urdu?
Cosa? Chiese il manager sollevando la testa dai gomiti.
Si l’urdu… lo parli?
E con chi?
Beh trovati un pachistano, li nello scomparto davanti è pieno, sono saldatori in un’azienda vicino alla, nostra. Tanto siamo fermi qui per chissà quanto. Non fanno che parlare, li capisci quando parlano?
Beh, così così, qualche parola ma non mi interessa. Quel che conta è la disciplina, l’aver imparato ad essere streak grazie all’urdu. E poi io con quei tipi là non mi ci mischio
Ah certo, meno male
Perché meno male
Perché sono indiani, coglione, avresti rischiato di farti male Mr streak.
E come lo sai?
Perché li conosco. Se ti guardassi in giro ogni tanto invece di stare sempre al telefono o al pc, lo sapresti anche tu.

Il manager guardò pensieroso il suo amico che sorrideva . Ducentossessanta –disse all’improvviso.
Duecentossessanta cosa?
Le auto bianche che sono passate in dieci minuti qui sulla superstrada.
Con o senza autotreni?
Perché, valgono anche gli autotreni?
Basta mettersi d’accordo prima
Cazzo, divertente sto gioco. Continuiamo? Dovremmo giocarlo più spesso, esclamò il manager spegnendo il telefonino.
Quando vuoi, ma non ogni giorno.

Racconto di Massimiliano Bellavista
Copertina di eineBerlinerin

About the author

Massimiliano Bellavista

È stato detto di Massimiliano Bellavista, ingegnere, scrittore blogger e docente universitario, che cerchi sempre nelle parole proprie altrui la tana del Bianconiglio. Nella tana spera di trovare un punto di vista particolare o anche solo qualcosa di speciale che nessuno ha colto prima. A volte ci riesce, a volte si accontenta di qualche gioco di prestigio. Se non proprio il Bianconiglio dalla tana, almeno sarà capace di tirarne fuori uno dal suo cilindro.
Si ritrova molto bene nella parola ‘Quatsch’ ma solo se significa ‘caos’, un caos nobile, perché crede molto nelle zone grigie, di confine, dove ad esempio i confini tra musica e parola si attenuano fino a sparire.

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