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Dream Symposium – Green Electric Muse

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

I Dream Symposium ci regalano una sorta di tappeto onirico sul quale l’ascoltatore può idealmente distendersi per essere teletrasportato in una nuova dimensione sonora

Alcuni progetti discografici (definizione forse un po’ pomposa ma che rende l’idea) sono programmati nei minimi dettagli, a volte addirittura anni prima. Altri, invece, sono estemporanei e nascono in maniera spontanea e colgono le “coincidenze astrali” che la vita a volte concede per concretizzarsi.
Appartiene certamente a questa ultima categoria il nuovo Green Electric Muse dei Dream Symposium sotto la cui sigla si nasconde, come deus ex machina, Martin Glover meglio noto col nickname di Youth.
Vulcano di idee e sperimentazioni di ogni sorta, nonché con una storia artistica pazzesca alle spalle (bassita dei mitici Killing Joke, membro dei Fireman nietemeno che con Sir. Paul McCartney e molte altre collaborazioni come produttore fra le quali con i Pink Floyd, Verve e altri) ha pensato di metter su una band composta da giovani promesse nostrane nei quali ha evidentemente intravisto talento e potenziale da vendere. Insiema a lui, si sono così trovati a bordo della nuova navicella spaziale (lo stile space rock dell’album, in effetti, mi offre un assist per l’allegoria) il chitarrista Emilio Sorridente ed alcuni suoi amici fidati (i due chitarristi Francesco Buffone e Michelangelo Nasso, più il batterista Enzo De Masi) evidentemente considerati all’altezza della grande occasione che questo viaggio può rappresentare per le loro future carriere artistiche.
I soli due lunghissimi brani strumentali Aquatonic e Intercity (una quarantina di minuti in tutto) che fanno parte della track list pur essendo stati scritti giusto prima della registrazione sono poi divenuti, in realtà, il frutto di una jam non priva di improvvisazioni durante la quale il Simposio del Sogno ha messo sul tavolo tutte le proprie idee, senza limiti o freni.
Ne è uscito una sorta di tappeto onirico sul quale l’ascoltatore può idealmente distendersi (consiglio: meglio se al buio e con le cuffie per amplificare le sensazioni) per essere teletrasportato in una nuova dimensione sonora. Ci sono certamente i suoni tradizionali – con gli strumenti tipici del rock come chitarre (c’è perfino una lap steel di Sorridente) batteria e basso (suonato dallo stesso Glover) – ma questi sono stati spesso miscelati in maniera ottimale a riverberi, a effetti elettronici di ogni genere ed a suoni sintetizzati, tanto da non riuscire praticamente a distinguerli, con facilità, gli uni dagli altri. L’effetto spesso psichedelico e ipnotico che ne deriva è cercato, voluto e decisamente molto efficace.
Di certo, non si tratta di musica facilmente accessibile, né chiaramente è stata concepita affinché lo sia, ma sembra essere essa stessa alla ricerca di ascoltatori “pionieri” desiderosi di inoltrarsi in nuovi sentieri sonori, in fin dei conti proprio come il gruppo che ha partorito Green Electric Muse. Per coloro che si sentono tali, è un ascolto (ma la definirei più un’esperienza) che consiglio vivamente.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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